sandolo , e accattivandosi l'animo di lui co' donativi e col giurarglisi tutto suo , ed ancora asserendo che più non capia in sè la bramosa voglia d'impalmarne la figliuola , riesci di farlo acconsentire a tal matrimonio , in maniera che, datagliene la sua parola, solea di già nominarlo col nome di genero.
Divulgatosi tal parentado, i barbari tutti di un volere si apparecchiavano ad accogliere il principe romano con allegra speranza di eternare la pace. Ed Antonino , avendo attraversato senza opposizione i fiumi divisorj , e cavalcata quasi sua fosse tutta la Partia, la rinvenne in ogni lato parata di altari tutti ornati a corone, e innanzi a cui si uccidevano ostie e si bruciavano soavissimi profumi. Ei fingea esser gratissimo e fuori di sè per onori sì grandi : e, procedendo innanzi, pervenne dopo lungo viaggio alla reggia di Artabano , e quivi in una vasta pianura vicino alla città gli si fece incontro lo stesso re per abbracciarlo quale sposo novello e genero futuro. Quindi quel luogo fu pieno di una moltitudine infinita di barbari inghirlandati con fiori proprj a quei paesi, e vestiti di vesti vaneggiate di ori e a colori diversi , i quali festeggiavano ballando in cadenza a suon di pifferi, di zampogne , e di naccare: chè van essi pazzi di queste danze, ed in ispezie quando son prevaluti dal vino. Ma poichè la folla si ritrasse tutta quanta insieme , e posati i cavalli cogli archi e i turcassi, attendea solo a mangiare e bere, e quasi tutta confusamente ammucchiata null'altro pensava se non a vedere lo sposo, eccoti che Antonino,
dato il segno a' soldati, comanda loro di scagliarsi su'barbari e passarli tutti a fil di spada. I barbari, spaventati da tale inaspettato e repentino assalto , fuggono precipitosamente fra le ferite e la morte. Artabano tratto via dalle sue guardie e messo su di un cavallo, a fatica con altri pochi suoi compagni si salvò. Il resto de' barbari venne tutto quanto tagliato a pezzi, sì per essere scesi da' cavalli che avean dimessi a pascere e su' quali fan prodigj, sì ancora per trovarsi avviluppati dalla lunga zimarra, che insino a' piedi loro discende, e i più non eran venuti provvisti nè d'arco tè di turcasso. E qual bisogno poteva aversene in una festa di nozze! Assassinata tanta gente , Antonino si parte con gran preda e prigioni , e senza che nessuno se gli opponesse , arde borghi e città , e a' soldati dà licenza di rubare tutto quel che possono e vogliono.
I barbari dunque , tutt' altro aspettandosi, ebbero d'uopo di soggiacere a tanto infortunio. Ed Antonino di poi ch' ebbe penetrato nel cuore del regno, si ritirò co' soldati già stracchi di rubare e di uccidere nella Mesopotamia. Di dove scrisse al senato e popolo romano di aver domo l'oriente, ed a sè soggettate tutte quelle nazioni. Ed il senato , benchè fosse al giorno di tutto ( che non mai si possono adombrare le cose de' principi), tuttavia per timore e per adulazione gli decretò tutti gli onori della vittoria.
Soggiornando Antonino nella Mesopotamia per ispassarsi alle corse ed alla cacciagione, teneva seco due generalissimi Audcnzio e Macrino. L'uno era
un vecchio che niente intendeva di reggimento civile, ma passava per uomo pratico dell'arte-militare 5 l'altro poi era assai versato nell'esercizio del foro , e avea riputazione di giureconsulto di gran vaglia. A costui, come dappoco e ignorante generale, dava sempre briga Antonino , motteggiandolo, e talora anche con villania. Ed avendo spiato che viveva lautamente e si beffava de' cibi grossolani , de' quali egli soldatescamente faceva sfoggio, e che vestiva eziandìo di vesti cittadinesche, lo rampognava , tacciandolo di codardo e di femminile, e alcune volte infieriva a segno di minacciargli la morte. Dalle quali insolenze Macrino ne andava fortemente esacerbato. Intanto accadde cosa che levò dal mondo lo scellerato principe. Era egli avidamente curioso, e non solo pascea tal passione col ricercare i fatti degli uomini, ma scrutinava eziandìo i mister] celesti e infernali. E, parendosi circuito da insidie, dava attentissima mente a tutti gli oracoli, tirati intorno a se magi, astrologhi, indovini , e tutti gli architetti di somiglievoli babuaggini. Ma, sospettando anche di loro come se storcessero le divinazioni per adularlo , fa una lettera ad un tal Materniano , sotto la cui diligenza e cura aveva affidato il governo della città, al quale come al più fedele degli amici aveva sempre confidato ogni suo segreto; e in questa gl' impone di fare esattissima ricerca de' più celebri professori di magia , e per incantesimi ricerchi della sua fine e delle insidie che si tramano contro l'imperio. Materniano si prestò a soddisfarlo: e , o clic
in verità lo rilevasse dal diavolo, o pure fosse per odio clie aveva a Macrino? risposegli che soprattutto si guardasse da costui , e più presto che gli sia possibile lo spegnesse. Questa lettera , suggellatala come si fa insieme colle altre , la consegna ai postiglioni senza dar loro alcuno avvertimento. Costoro pervennero colla solita celerità ad Antonino in su quell'ora appunto che si apparecchiava alla corsa , e già era sul cocchio montato, e gli presentarono il mazzo intero delle lettere, fra le quali si stava anche quella che riguardava Macrino. Ma Antonino , avendo l'animo tutto intento alla corsa, commette a Macrino di leggere le lettere , e se in esse rinvenga affari d' importanza glieli riferisca , se no, ci dia ordine e faccia V officio suo di prefetto , come gli aveva ingiunto altre volte. Date queste disposizioni , attese alla corsa. Macrino aperte in disparte tutte le lettere s' abbattè in quella che trattava della sua morte. Conosciuto dunque il gran pericolo che gli sovrastava , e ben sapendo quanto fosse Antonino furioso e crudele. in ispezie potendosi palliare di tanto spezioso pretesto , nascose quella lettera , e solo riferì al principe il tenore delle altre. Ma temendo che Materniano tornasse a scrivere su ciò , fu d' avviso convenirsegli piuttosto porsi all' azzardo co' fatti , che soccombere inoperoso: e a tale effetto ordì quanto segue. Eravi un Marziale capitano delle guardie , che per ovunque seguiva Antonino. Il fratello di costui era stato pochi giorni inErodiamo. > n
nanzì giustiziato per ispionaggio e senza il menomo processo ) ed esso beffeggiato di codardia e poltronaggine , e per derisione appellato amico di Macrino. Macrino dunque che il sapea vinto da disperato dolore per la morte del fratello, e per quegli scherni furibondo, il fa a sè venire , e come a suo devoto e obbligato , gli persuade che più presto che può apposti Antonino e lo ammazzi. Marziale , commosso dalle promesse, e dall' odio e desiderio di vendicare il fratello incitato , gli si mostrò tutto pronto a obbedirlo tosto che glie se ne presentasse 1' occasione. E questa non molto dopo gli si offerse j perchè trovandosi Antonino a Gazza città di Mesopotamia, esci di palazzo , e s'incamminò al tempio della Luna che non ne dista grande strada, e che quei del paese hanno in grandissima venerazione. E per quel tratto di cammino trasse seco per non disagiar tutto l'esercito una scorta di pochi cavalli a fin di sollecitamente tornarsene , fatti che avesse i suoi sagrifizj all' Iddio. A mezza via • essendoglisi smosso il corpo , fece porre in disparte la scorta, ed esso accompagnato da un solo servitore , si discostò per fare i suoi bisogni. Nel ritirarsi che fecero tutti , e più che poteano lontani per ossequio e riverenza , Marziale, il quale gli facea tutte le poste, subito che lo vide solo , corse là come se glie ne avesse fatto cenno lo stesso principe per fargli vedere o sentire qualche cosa, e all' indietro e mentre si slacciava gli dà un colpo con un coltello che tenea nascosto e gli passa da parte a parte le giun
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