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A. R. un solo bando tutti i Greci che abitano l' Asia e 1' Eu5^7 ropa divennero liberi, esenti da presidii e da tributi, ed abilitati a governarsi colle proprie leggi.

XXX. Terminata la solennità , (177) negoziarono dapprima cogli ambasciadori d'Antioco, e gì'imposero d'astenersi dalle città libere dell' Asia , di non far guerra (178) a nessuna, e di sgomberare tutte quelle che soggette erano a Tolemeo ed a Filippo , ed allora da lui occupate. Oltre a ciò gì' intimarono di non passare in Europa con un esercito;, dappoiché a quel tempo nessuno fra i Greci guerreggiava coli' altro , ed a nessuno serviva. Dissero finalmente che alcuni di loro recherebbonsi ad Antioco. Con questa risposta Egesianatte e Lisia ritornarono al re. Poscia introdussero tutti quelli ch' erano venuti da parte delle nazioni e delle città, ed esposero loro il decreto del consiglio. I Macedoni adunque chiamati (179) Oresti, perciocché eransi uniti a'Romani durante la guerra, (180) riebbero le loro leggi; liberarono pure i Perrebii, (181) i Dolopi, ed i Magneti. A' Tessali, oltre la libertà, concedettero gli Achei Ftioti, tranne Tebe di Ftia e Farsalo; perciocché gli Etoli facean molto gareggiamento (182) intorno a Farsalo, dicendo che loro appartenere dovea giusta la prima convenzione: e lo stesso asserivano di Leucade. Quelli del consiglio rimisero gli Etoli per queste città alla deliberazione del senato; ma i Focesi e Locresi accordaron loro che avessero come prima in comunità di governo. Corinto e la Trifilia , (i83) ed Erea restituirono agli Achei. Oreo ed Erelria ancora parve a'più di dare ad (184) Eumene. Ma siccome Tito dissentiva dal consiglio, così non fu ratificata la riso- A. di R. fazione. Il perché vennero poco appresso queste città ^1 liberate dal senato, e con esse (i85) Caristo. Diedero ancor a (186) Pleurato (187) Licnide e (188) Parto, che sono nell'Illiria, ma erano soggette a Filippo. Ad Aminandro accordarono di possedere le castella che nella guerra tolte avea a Filippo.

XXXI. I commissarii, poiché ebbero gli affari così disposti, (189) divisero tra di loro le incutnbenze. Publio (190) Lentulo , navigato in ver Bargilia, liberolla; Lucio Stertinio, andato in (191) Efestia, in Taso e nelle città della Tracia, fece lo stesso. Ad Antioco avviaronsi Publio Villio e Lucio Terenzio; Gneo Cornelio a Filippo, col quale abboccatosi presso Tempe , parlò degli altri affari, di cui era incaricato, e lo consigliò di mandare ambasciadori a Roma per chiedere alleanza, affinché non sembrasse ch'egli temporeggiando stesse aspettando l'arrivo d'Antioco. Avendo il re acconsentito al suo suggerimento, separatosi tosto da lui, venne (192) al congresso di Termo, e fattosi al cospetto della moltitudine, esortò gli Etoli con lunga diceria a perseverare nel primo loro divisamento , ed a conservarsi la benevolenza de' Romani. Essendosi molti a lui accostati , e lagnandosi alcuni con dolce e civile maniera del non aver loro i Romani dato parte ne' buoni successi , e che non aveano attenuti i primi accordi •, altri rampognandolo , e dicendo che i Romani senza di loro non avrebbono messo piede nella Grecia , né vinto Filippo se non per mezzo di loro: Gneo non istimù opportuno di difendere ciascuna di queste cose , ma esor

A. di R. tolli a mandare ambasciadori a Roma, perché conseguis5$7 sero dal senato tutto ciò ch'era giusto5 lo che s'indussero a fare. Tal fine ebbe la guerra con Filippo.

XXXII. (193) II re Antioco grandemente agognava Efeso, per cagione del suo opportuno sito5 perciocché sembra essere qual rocca situata verso le città dell'Ionia e dell' Ellesponto , così per terra , come per mare, e contro 1' Europa prestar sempre a' re dell' Asia un comodissimo propugnacolo. (Suida).

Ambasc. (i94) Procedendo l'impresa secondo il desiderio di

Jo Antioco, mentre ch'egli era in Tracia navigò a lui

(ig5) Lucio Cornelio in Selimbria. Questi era 1' amba

sciadore spedito dal senato per fare la pace fra Antioco

e Tolemeo.

Esir.aht. XXXIII. (196) Circa quel tempo vennero de'dieci commissari! Publio Lentulo da Bargilia, Lucio Terenzio e Publio Ovilio da Taso. Essendosi tosto annunziato al re il loro arrivo, ragunaronsi tutti in pochi giorni in (197) Lisimachia. Vi furono per avventura ancora nello stesso tempo (198) Egesianatte e Lisia ch' erano stati spediti a Tito. I colloquii privati del re co' Romani erano al tutto schietti ed amichevoli; ma fattasi poscia una sessione comune pelle bisogne universali, gli affari presero una disposizione ben diversa. Imperciocché

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