Antispazi: Wilderness Apocalisse Utopia

Copertina anteriore
Pleistocity Press, 17 ago 2015 - 148 pagine
Neanderthal, revenant, ragazzi selvaggi. Un libro brutto, pieno di brutte storie, di brutte facce. Un anti-Facebook non per raccontare il web-spazzatura ma per seguire le vie carsiche dell'immaginario contemporaneo. Perché circondarci di "mostri" ci ha fatto perdere di vista il grande disegno, e perché una teoria del complotto condita con un po' di filosofia non può più bastare. Nel complotto è sempre questione di un "loro", mentre qui i produttori d'immagini e di trappole visuali siamo noi, da utenti ad agenti di collaborazione, da cercatori di spazi liberi ad artigiani conniventi di antispazi. Che cos'è un antispazio? E se l'invenzione dell'Altro fosse anzitutto l'invenzione di un Altrove, di un paesaggio virtuale dove fuggire, dove rinchiudere i cattivi o eliminarli? E se le immagini anomale che produciamo fossero un autoritratto in negativo per farci un lifting individuale e sociale? E gli animali, che cosa c'entrano? dove sono finiti? Con questo libro si chiude la "trilogia dello spazio" iniziata con "Spazi Uniti d'America" e "Uccidere spazi". Un breviario minimo di resistenza iconica per decostruire le affabulazioni di massa e la retorica buonista di certa controcultura alla moda.

Informazioni sull'autore (2015)

Professore in geografia e antropologia all'Università di Palermo, Matteo Meschiari (Modena 1968), svolge dal 1990 ricerche sul paesaggio in arte, letteratura, etnologia e geografia. Ha contribuito in modo sostanziale allo studio del concetto di paesaggio nella storia delle idee, nell'antropologia culturale, nelle scienze cognitive e in filosofia. In particolare è impegnato nella divulgazione in Italia della Landscape Anthropology anglosassone ed è stato titolare dell'unico insegnamento in Italia di Antropologia del paesaggio. Da una prospettiva evoluzionistica, cognitiva e culturale ha studiato il modo in cui la pressione ambientale e le strategie di caccia e raccolta hanno contribuito a sviluppare in Homo dei moduli cognitivi paesaggistici, e ha scoperto come certi schemi mentali finalizzati all'orientamento e alla comprensione dell'ecosistema sono riutilizzati per organizzare culture, lingue, riti e cosmologie. In ambito antropologico e geografico si occupa più in generale di dinamiche spaziali, svolge ricerche di terreno sull'immaginario americano, con particolare riferimento alla Wilderness e ai processi di domesticazione spaziale, studia i modelli abitativi dalla preistoria all'epoca attuale e analizza le dinamiche complesse tra spazio, corpo e performance nella corrida. Nell'ambito dei Cultural Studies studia l'arte preistorica e il suo impatto sull'immaginario contemporaneo, in particolare ha analizzato i meccanismi con cui la società occidentale usa le immagini della Preistoria in funzione identitaria. In questo senso, ispirato dai lavori di Paul Shepard, ha utilizzato la formula "Paleolithic Turn" per indicare la tendenza della cultura occidentale a leggere il Paleolitico come specchio della contemporaneità. Scrittore militante per la difesa dell'ambiente, traduttore e divulgatore culturale, autore di poesia e narrativa, ha esordito pubblicando con Francesco Benozzo sulla rivista "Intersezioni" il manifesto "Scrivere paesaggi. Lettera di due poeti agli autori di fine Novecento" (1995), in cui auspicava la nascita di una "letteratura di puro passaggio", e al quale sono seguite alcune prove di scrittura a quattro mani. Negli anni successivi ha raccolto versi e prose letterarie di paesaggio, in particolare il poema epico "Terra", diffuso oralmente attraverso interpreti diversi.

Informazioni bibliografiche