Dentro/contro il diritto sovrano. Dallo Stato dei partiti ai movimenti della governance

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Ombre Corte, 2010 - 237 pagine
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"Il governo sovrano sul terreno nazionale non funziona più da decenni: per ristabilire un'effettività si affida allora a procedure di governance. Ma anche questo è insufficiente - lo stesso governo locale esige ormai qualcosa che vada al di là di uno Stato territoriale, qualcosa che sostituisca l'esclusività sovrana che lo Stato-nazione possedeva altrimenti. E quindi le forme di sovranità e di normatività che si producono non rispondono più a criteri di esclusività e di gerarchia; piuttosto troviamo delle procedure di governance che si determinano di volta in volta. Con capacità di innovazione costituente? Può essere immaginata la governance come capacità di creare potenze costituenti? E questa la questione su cui ragionare. Di contro, l'istituzionalismo pensato dentro la sovranità non ha più senso; come del resto non hanno più senso tutte le alternative normativiste e gerarchico-piramidali, tanto nella produzione del diritto, quanto nell'organizzazione dei poteri e nella difesa delle istituzioni. Ciò detto, siamo tuttavia consapevoli che la governance diffusa rappresenta un orizzonte tanto più oscuro quanto meno la sovranità è capace di agire; ed essa è assai frammentata: permetterà questo di trovarsi di fronte ad una maggiore capacità di rivendicare autonomia, giustizia, libertà, o ad una più limitata espressione di queste?" (Antonio Negri nella conversazione con il curatore)

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estratti da recensione da il manifesto, 16.09.2010, p. 11, di Roberto Ciccarelli
Quel diritto sovrano che mette il bavaglio al conflitto sociale
La crisi finale della Prima Repubblica inizia tra
il 1968/69, la morte di Aldo Moro nel 1978 e gli arresti del 7 aprile 1979. Il decennio delle lotte operaie, studentesche e autonome si chiude con un cortocircuito e inaugura la transizione verso un regime costituzionale di cui ancora oggi si cercano inutilmente le tracce. È questa la tesi del film raccontato da Antonio Negri nel colloquio con il curatore Giuseppe Allegri a chiusura del volume Dentro/contro il diritto sovrano. Dallo Stato dei partiti ai movimenti della governance (Ombre Corte, pp. 237, euro 20).
Le innovazioni cancellate.
In questa raccolta di saggi pubblicati tra il 1964 e il 2009 da un filosofo del diritto che la lotteria accademica spostò verso la «dottrina dello Stato» e il diritto costituzionale, emerge un dialogo intenso con la parte migliore di un paese ancora vivo. Ci sono i riformisti disincantati come Giuseppe Guarino, i costituzionalisti preveggenti come Carlo Esposito, i pretori che creano il nuovo diritto del lavoro, la cultura del garantismo, le eresie teoriche (l'operaismo) e le pratiche politiche del femminismo [...] Ancora oggi la crisi italiana trae la propria carica autodistruttiva dalla separazione tra la società e la politica e dai falliti tentativi di riunificarle in una dialettica che resta l'elemento dinamico della costituzione attuale. Nella visione di Negri questo scarto produce tuttavia un potere costituente che non chiude l'innovazione politica nella struttura costituzionale, ma la amplia producendo nuove istituzioni e quindi nuova politica.
Gli anni Ottanta spezzarono questo iniziale movimento culturale e politico assumendo tonalità di morte. Moro pagò con la vita la consapevolezza che la conventio ad excludendum del Pci dal governo era finita e bisognava ripensare il patto sociale che fondava la costituzione materiale della Prima Repubblica. Nessuno riuscì ad arrestare il cortocircuito prodotto in alto, quando l'apertura al Pci diventò uno strumento di rottura dell'intero assetto istituzionale italiano, e in basso, perché essa corrispose alla chiusura rispetto alle innovazioni sociali che si dispiegavano a sinistra di quel partito. Da allora l'irriducibile pluralismo al mondo dei partiti che la società italiana ha manifestato per più di un trentennio è stato consumato dalla transizione alla Seconda Repubblica. Ogni elemento di autonomia sembra essere stato assorbito nella dimensione plebiscitaria, comunicativa e corruttrice della società dello spettacolo fondata sull'eterno meta-discorso di un riformismo velleitario e spesso malinteso[...] Piuttosto che interpretare la trasformazione della costituzione materiale post-68 in senso progressivo, questa egemonia culturale ha sostenuto idealmente la deregolamentazione del mercato del lavoro, la privatizzazione dei beni comuni e oggi riprende slancio con l'ideologia della meritocrazia che aspira a sostituire il principio di uguaglianza. Per risolvere questa crisi non basta tuttavia restaurare la centralità del lavoro subordinato, né ricorrere al conservatorismo istituzionale fondato sul proporzionale, sui partiti di massa e sulla centralità del parlamento. A differenza di queste posizioni, Negri spiega la crisi del costituzionalismo con l'emergere della governance, un nuovo dispositivo di governo che non ricompone l'ordine giuridico con gli strumenti della mediazione pubblico-giuridica a livello nazionale, ma con quelli dei poteri di eccezione prodotti dall'economia globale. Su queste basi la critica del diritto procede lungo una prospettiva «costituente» che si confronta con il dibattito giuridico più avanzato in Europa...Nuovi paradigmi e nuove sintesi culturali che un lavoro quarantennale ha aggiunto ad una personale visione dell'ontologia politica...
 

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