Intelligenza emotiva

Copertina anteriore
Rizzoli, 1999 - 391 pagine
Perché le persone più intelligenti nel senso tradizionale del termine non sono sempre quelle con cui lavoriamo più volentieri o con cui facciamo amicizia? Perché i bambini dotati ma provenienti da famiglie divise hanno difficoltà a scuola? Perché un ottimo amministratore delegato può riuscire un pessimo venditore? Perché, sostiene Goleman, l'intelligenza non è tutto. A caratterizzare il nostro comportamento e la nostra personalità è una miscela in cui il quoziente intellettivo si fonde con virtù quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione agli altri: in breve, l'intelligenza emotiva.

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L'intelligenza (ciò che tradizionalmente, da parte di addetti ai lavori e non, si identifica con il QI) non è tutto. A caratterizzare il nostro comportamento e la nostra personalità è una miscela in cui il quoziente intellettivo si fonde con virtù quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione agli altri: questa miscela che consente, imparando a comprendere i propri sentimenti e quelli degli altri, di sviluppare una grande capacità di adattamento e di convogliare opportunamente le proprie emozioni, viene chiamata intelligenza emotiva.
Si tratta di abilità complementari a cui Goleman si riferisce come "capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali".Tra queste abilità complementari rientrano ad esempio la capacità di motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; la capacità di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; la capacità di essere empatici e di sperare.
L’intelligenza emotiva consente di governare le emozioni e guidarle nelle direzioni più opportune; spinge alla ricerca di benefici duraturi piuttosto che al soddisfacimento degli appetiti più immediati; si può apprendere, perfezionare e insegnare ai bambini, rimuovendo alla radice le cause di molti e gravi squilibri caratteriali.
In due parole stiamo parlando di competenze adattive, quelle stesse che hanno consentito ai nostri lontani progenitori di sopravvivere in un ambiente ostile e di elaborare le strategie che sono alla base dell’evoluzione umana.
Più in generale, alla base dell'intelligenza emotiva ci sono due grosse competenze:
• una competenza personale , legata al modo in cui controlliamo noi stessi
• una competenza sociale , legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri.
Entrambe le competenze sono caratterizzate da abilità specifiche. In particolare, alla base della competenza personale troviamo la consapevolezza di sé (emozioni, risorse interiori), la padronanza di sé (autocontrollo e gestione corretta dell’emozioni e risorse) e la motivazione; alla base della competenza sociale troviamo invece l'empatia e le abilità nelle relazioni interpersonali.
La gestione degli elementi fondamentali dell’intelligenza emotiva ci viene insegnata (o non insegnata!) da bambini all’interno delle relazioni significative con genitori, parenti, insegnanti, amici, ecc… Soprattutto gli insegnamenti emozionali che apprendiamo a casa da piccoli plasmano in maniera sorprendente i nostri circuiti emozionali rendendoci in futuro più o meno dotati di intelligenza emotiva. Per esempio, un genitore che non riesca ad empatizzare con una particolare gamma di emozioni del bambino, come la rabbia o la paura, e che tenti di scoraggiarne la loro manifestazione, produce un apprendimento evitante nel figlio il quale eviterà di esprimere quelle emozioni e, col tempo, potrebbe anche smettere di provarle. In questo modo presumibilmente molte emozioni cominciano ad essere cancellate dal repertorio delle relazioni intime. Questo non significa che non si possa riparare a un carente sviluppo di intelligenza emotiva; nelle cosiddette relazioni “riparative”, con gli amici, i partner o, con lo psicoterapeuta, il modo di relazionarsi dell’individuo viene continuamente rimodellato; uno squilibrio insorto a un certo punto della vita può essere corretto più tardi, in un processo continuo che dura tutta la vita.
Goleman, accusando l’assistenza sanitaria moderna di trascurare il ruolo dell’intelligenza emotiva, sottolinea come lo stato emotivo del paziente possa giocare un ruolo significativo nella vulnerabilità dell’individuo alla malattia e nel decorso della convalescenza.
Oggi si può dimostrare scientificamente che (...)
raffaelefarina@alice.it
 

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