La statua di sale

Copertina anteriore
Fazi Editore, 2001 - 222 pagine
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Nel 1947 Gore Vidal era un giovane di ventidue anni, con all'attivo due romanzi pubblicati e lanciato sulle orme del nonno verso una brillante carriera politica. Dopo aver finito di scrivere "The City and the Pillar" (tradotto con La statua di sale per rispettare la citazione del passo riguardante la moglie di Lot della Genesi), un romanzo dichiaratamente omosessuale, si trovò di fronte a un dilemma: pubblicarlo o meno? È la storia di Jim Willard, figlio "normale" di una famiglia della media borghesia del Sud: bello, atletico e schivo. E innamorato di Bob Ford, il suo migliore amico. Vidal scandalizzò l'America, suscitando reazioni sdegnate. Il suo editore newyorchese, E.P. Dutton, lo detestò. Il "New York Times" rifiutò di pubblicizzare il libro, nessun giornale americano lo recensì e "Life" lo accusò di aver fatto diventare omosessuale la più grande nazione del mondo. Ma in poche settimane il libro fu un bestseller. André Gide e Christopher lsherwood lo apprezzarono e Thomas Mann, nel suo diario, lo definì "un'opera nobile". Il romanzo racconta la ricerca ostinata e ossessiva di Bob da parte di Jim, dopo un weekend d'amore sul fiume che segna per sempre il suo destino. Trascorrono gli anni e Jim, ancorato al passato, è come una statua di sale. Nessuno dei suoi amanti riesce ad avere il suo cuore, fino all'incontro finale con Bob, l'amore della sua giovinezza, che riserva un emozionante colpo di scena.
 

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