Manuale di retorica

Copertina anteriore
Bompiani - 300 pagine
2 Recensioni
Grande è oggi l’importanza di un manuale di retorica.Una prima ragione, e già basterebbe, è la mancanza nella nostra cultura dell’oggetto stesso in questione. Bice Mortara Garavelli, che ha come pochi le carte in regola per tale impresa (il suo nome di storico della lingua italiana è infatti legato a illuminanti ricerche sintattico-stilistiche e retoriche), ha saputo contemperare il punto di vista diacronico o storico con quello sincronico o contemporaneo: se da un lato è indispensabile conoscere quanto della retorica antica è passato alla odierna, dall’altro lato la panoramica dell’ultimo trentennio, con le stimolanti teorie dell’argomentazione, le nuove tecniche della persuasione e i vari aspetti di disciplina scientifica assunti dalla retorica, offre un insieme di strumenti indispensabili a regolare il gioco comunicativo fra gli uomini e a illuminare il passagio da un’intuizione a un coagulo di parole o segni di scrittura.”Maria Corti

Cosa dicono le persone - Scrivi una recensione

Recensione dell'utente - Segnala come inappropriato

Niciodata nu am reusit sa inteleg acesti docenti? Siete malatti con la testa!

Recensione dell'utente - Segnala come inappropriato

Sul suo Manuale di retorica, Bice Mortara Garavelli riporta “Le virtù dell’espressione secondo Cicerone (virtutes elocutionis)” (p. 115-2.11 ):
«Oltre alla Convenienza o congruenza, alla Correttezza
lessicale, alla bellezza dell’Ornatus, c’è la CHIAREZZA, che “è necessaria perché il discorso sia comprensibile”».
E allora perché chiamarla PERSPICUITÀ, lì dove la parola PERSPICUITÀ sembra proprio significare il contrario di CHIAREZZA?
E quale CHIAREZZA si può mai trovare nelle pagine dei “preliminari”, lì dove si riferiscono le parole di Voltaire (4 versi a pag. 13) e di Baudelaire (5 righe a pag. 9), rigorosamente in lingua francese e senza concessione ad alcuna traduzione?
Il buon vecchio Peppo Pontiggia forse avrebbe citato Giulio Cesare: “Inaudita verba tamquam scopulos” - le parole sconosciute sono come scogli.
Meglio non metterne. Meglio ancora: non aggiungerne.
E senza alcun dubbio Pontiggia avrebbe affiancato la versione italiana a quella originale latina.
E poi avrebbe anche detto che la semplicità è un punto di arrivo, non di partenza. E chi si sente di dargli torto?
Ottmar Marandi
 

Altre edizioni - Visualizza tutto

Informazioni sull'autore (2012)

Bice Mortara Garavelli è ordinaria di Grammatica italiana presso l’Università di Torino. Le sue opere principali sono Aspetti e problemi della lingustica testuale (1974), Letteratura e linguistica (1977), Il filo del discorso (1979), La parola d’altri (1985), Le figure retoriche (1993), Ricognizioni (1995). Ha inoltre curato le edizioni delle opere di Daniello Bartoli: La Cina (1975), La Selva delle Parole (1982), La Ricreazione del Savio (1992).

Informazioni bibliografiche