Seeing red. L'universo non si espande. Redshifts, cosmologia e scienza accademica

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Editoriale Jaca Book, 2009 - 387 pagine
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Questo studio costituisce il risultato più compiuto della ricerca di Halton Arp, noto astronomo di osservazione del nostro tempo, particolarmente nel campo dell'astronomia extragalattica. A partire dal 1966, comincia a raccogliere un'impressionante mole di evidenze osservative che lo inducono a rigettare l'ipotesi dell'espansione dell'universo e a concludere che i redshift degli oggetti cosmici (galassie e quasar) riflettono essenzialmente la loro età. La ricerca empirica di Arp trova poi un potente alleato nella teoria gravitazionale elaborata da Fred Hoyle negli anni Sessanta e poi perfezionata da Jayant Narlikar nel 1977 e più nota come "teoria della massa variabile e della gravità conforme" basata sul principio di Mach. La teoria machiana della "massa variabile" prevede infatti che gli oggetti cosmici più giovani abbiano un redshift più alto ed è una conferma su base teorica della validità della ricerca di Arp. Il volume espone i risultati della ricerca europea condotta al Max-Planck-Institut für Astrophysik di Monaco di Baviera mediante i telescopi orbitanti che operano nei raggi X e nei raggi gamma. L'individuazione da parte di Arp di un gran numero di connessioni e di legami fisici fra oggetti cosmici di alto e di basso spostamento verso il rosso, che talvolta hanno probabilità di proiezione accidentale inferiore a una su dieci miliardi, mina alle fondamenta l'interpretazione canonica del redshift che regge l'espansione dell'universo e tutta la cosmologia contemporanea.
 

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Indice

Capitolo settimo
215
Capitolo ottavo
247
Capitolo nono
283
Appendice A
316

Parole e frasi comuni

Informazioni bibliografiche