Sulle tracce di Persefone, due volte rapita

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Laruffa editore, 2015 - 256 pagine
Nel 1914, ad appena un mese dallo scoppio della Grande Guerra, fu esposto a Parigi, in una galleria privata, un capolavoro assoluto dell'arte antica, che a causa della mancanza delle mani, che sicuramente dovevano recare attributi atti ad identificarne con assoluta certezza la divinità destinataria del culto, fu denominata la "Dea in trono" (Thronende Göttingen). A conflitto bellico ampiamente in corso, la statua fu rocambolescamente acquisita dal Museo Pergamon di Berlino, dove fu esposta per la prima volta esattamente cento anni fa, il 15 dicembre del 1915. Il successo e l'ammirazione per il capolavoro furono clamorosi, ma, allo stesso tempo, proprio l'incerta identificazione e le modalità di acquisizione, scatenarono una vera e propria ridda di ipotesi sulla sua origine, tuttora contesa fra gli epigoni delle antiche colonie Magnogreche di Taranto e Locri Epizephyrii. L'inchiesta qui illustrata tenta di fare ordine nell'ingarbugliatissima vicenda, che vede addirittura profilarsi sullo sfondo possibili intrighi internazionali ed attività di spionaggio bellico, prima, e incredibili inefficienze nell'azione di recupero da parte dello Stato italiano, poi.

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