Videomodernità. Eredità avanguardistiche e visioni ultracontemporanee tra video e arte

Copertina anteriore
Aracne, 2011 - 80 pagine
Come in un folle specchio, o forse uno specchio magico, il video riflette l'immagine ripresa qui e ora all'altro capo del mondo. Lì e ora. L'immaterialità di questo flusso informativo elettromagnetico ha reso possibile la televisione, "guardare a distanza". Ha reso altresì possibile "Video Corridors" di Bruce Naumann, videoinstallazione in cui lo spettatore, avvicinandosi allo "specchio", vede la sua immagine allontanarsi da sé. Specchio strano e inquietante, questo video, che ci lusinga e ci deruba, sequestrando del reale ciò che vuole (e forse vuole tutto). Un po' come l'arte, che dalla mimesis è passata a sequestrare il mondo materialmente attraverso i ready-mades. Uno studioso in piena sindrome di Stoccolma, affezionato a entrambi i rapitori del mondo, riflette sui rapporti tra video e arte, cinema, musica. Tra video, arte e tempo, spazio, luce. Nella fotografia, la realtà rapita e segregata in camera obscura esce fuori con un piccolo riscatto. Anche la realtà, a ccomodatasi gioiosamente sulla sedia elettromagnetica e dissezionata in migliaia di pixels, può riappacificarsi con il mondo. Per un nuovo punto di partenza.

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ANNA LISA VITOLO, Zerottonove
Il libro ha per argomento la video-arte: il tema è senza dubbio attuale, ma Alessandro Paolo Lombardo ha il merito di svolgere una trattazione ricca ed esaustiva che
parte sin dagli anni ’50. I primordi della video-arte si devono far risalire alle sperimentazioni di Rauschenberg e di John Cage in tema di dematerializzazione dell’arte. Lombardo parte, infatti, sin dalla nascita ufficiale dell’happening con i 18 Happening in 6 Parts di Alan Kaprov. E’ nella convinzione dell’autore che la storia della video-arte non possa non saldarsi con le forme artistiche effimere, per diversi motivi che nel saggio saranno sviscerati.
L’analisi di Alessandro Lombardo spiega tutto questo divenire delle forme artistiche attraverso i decenni, con una semplicità che non è mai banale: così i suoi riferimenti: da Belting, a Perniola, a Merlino della Spada nella Roccia della Disney. Puntuale è anche nel ricostruire la storia della nascita della televisione, sino ad arrivare ai modi in cui si è invece sperato in una distruzione della televisione da parte di Wolf Vostell: costui, infatti, ‘uccide la tv’ (che non è più un luogo di creazione, ma simbolo negativo del potere mediatico).
"Il vecchio Colosseo sorge dove si trovava un lago artificiale fatto realizzare da Nerone per la sua Domus Aurea, usurpando un terreno pubblico. Vespasiano destinò il nuovo spazio ad uso pubblico con un gesto di forte propaganda mirante ad evidenziare la differenza tra il vecchio e il nuovo principato. Similmente la televisione, che sembrava incarnare nuove istanze democratiche, non ha sancito che l’avvento di un nuovo potere."
E’ quanto afferma Lombardo, parlando dell’esperimento Colosseum di Park. ‘I primi video-artisti riconobbero subito nella televisione la macchina del consenso e dell’irriflessività’, idee molto attuali queste nel contesto quotidiano: irriflessività e manipolazione della coscienza sono infatti le principali tematiche del dibattito sul presente della società e della politica italiana. Per questi motivi, sin dagli anni ’70, tra gli artisti vigeva lo slogan: ‘Videotape is not television’.
Uno tra i punti di pregio del libro è che è ricco di vari riferimenti, che corrispondono senza dubbio alla vastità degli interessi dell’Autore, ma l’essere variegato del volume è accompagnato dalla puntualità dei riferimenti bibliografici.
Tra i migliori capitoli segnaliamo senza dubbio il terzo: ‘Pelle nuova alla mummia. Dal cinema sperimentale alla video arte’ (...) Altro capitolo interessante riflette sul ruolo della luce; "essenza di ogni opera d’arte e mezzo espressivo denso di significato, dalle tessere dorate delle cattedrali medievali alla luce ‘impietosa, o forse pietosa?’ di Caravaggio" fino alla descrizione di come nella video arte "non si modella più la struttura in funzione della luce, ma si modula la luce in funzione della struttura. La video-arte può infatti, essa stessa, generare luce."
Da un punto di vista stilistico non possiamo che consigliare la scrittura di Lombardo, scorrevole, chiara e che non cade mai nella banalità, ma nemmeno in arzigogoli intellettualistici senza senso. E per chi crede che la forma è sostanza, questo è davvero un punto a favore:
"Il bizzarro destino delle cose fondamentali è la declassazione. Raramente capita di pensare la luce osservando un’opera d’arte, esattamente come, respirando, non si dà assolutamente rilievo all’esistenza dell’aria’.
Su questa bella frase sulla ‘declassazione’ (che porta a diverse riflessioni sulla video-arte, sul mondo, sull’esistenza degli affetti e sugli orologi a pendolo) lasciamo Alessandro Paolo Lombardo, sperando di ritrovarlo in prossime e altrettanto ben riuscite pubblicazioni.
 

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MARIA GLORIA BICOCCHI, Art/tapes/22
"Il testo è bellissimo, ne sono entusiasta. L'ombra della palma permette la riflessione della lettura!
1) Per me il movimento non esiste, è la grande illusione, una sequenza di still life, una sorta di eternità continua.
2) Cage oltre alla musica del rumore inizia il percorso di ricerca che porterà subito dopo a Glass, sulla musica del silenzio, della pausa tra note/rumore/suono/musica. Global groove di Paik, che è la versione colta di Fantasia di Disney, e soprattutto le opere dei Vasulkas dove il colore, essenziale nel messaggio degli artisti, è regolabile dal fruitore attraverso la manopola del colore del monitor, segnano l'inizio di una videoarte che soprattutto in America è e diverrà da "studios" rispetto alla concentrazione dell'artista con se stesso. Bill Viola rappresenta questo ma anche molto di più, la sua pittura si realizza negli studios di Hollywood ma nasce dall'anima ed è solo bellezza. Non la chiamo più video arte, ma arte soltanto. I suoi primi video, fatti con me quando è stato tre anni capo tecnico in art/tapes/22 a Firenze, erano proprio solo video.
Importanti in Videomodernità i collegamenti con i movimenti artistici precedenti la video arte, aprono la mente e chiariscono l'errore di certe letture anche "colte" ma improvvisate. Per me il linguaggio/mezzo non è il messaggio, anche per la video arte: l'arte rimane sempre libera dal suo supporto, qualunque questo sia e quando invitai McLuhan a Venezia (1979) ne discutemmo a lungo...
Questo libro è un vero dono, una ricerca intelligente completa e molto personale. Peccato che non l'ho scritta io! Bravo, mg"
 

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