Nonantola 4. L'abbazia e le sue chiese

Copertina anteriore
Sandro Gelichi, Mauro Librenti
All’Insegna del Giglio, 1 giu 2013 - 117 pagine
Introduzione

Questo che si pubblica è il quarto volume della serie su Nonantola, il penultimo previsto. È un volume che continua il progetto di dare alle stampe progressivamente i lavori che, nel tempo, l’Università Ca’ Foscari ha realizzato in collaborazione con il Comune di Nonantola e in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.
Un volume che unisce nuovi e recenti lavori e risarcisce qualche vecchio debito.
I lavori nuovi riguardano essenzialmente la chiesa di San Silvestro, monumento cardine del romanico padano (non foss’altro per lo splendido protiro scolpito), che sopporta evidenti le ferite del tempo, per quanto mimeticamente nascoste dai restauri che l’hanno interessata. Opera studiata e attentamente analizzata da quasi tutti coloro che si sono occupati, nel secolo trascorso, di architettura ed arte medievale; ma opera che parla ancora un linguaggio difficile nella monotona apparecchiatura in mattoni, in cui le diverse fasi costruttive si avvicendano in un fazzoletto di anni. Per questo abbiamo pensato, forse un po’ fideisticamente, che solo un’analisi stratigrafica degli alzati avrebbe chiarito tutti quei problemi, e sono ancora tanti, che riguardano la sua genesi e la sua evoluzione nei secoli centrali del Medioevo.
La chiesa di San Silvestro non era mai stata mai analizzata stratigraficamente. Dunque la prima delle ricerche che si pubblicano in questo volume riguarda proprio lo studio analitico degli alzati della chiesa abbaziale, a suo tempo oggetto di una tesi di laurea di Francesco Dall’Armi. Seguono poi un articolo sui reimpieghi di epoca romana, uno sui graffiti estemporanei incisi sulle absidi (insieme a quelli della chiesa di San Michele Arcangelo), un vecchio mio lavoro (inedito) sulle ceramiche distaccate e, infine, un breve resoconto dei restauri sulla chiesa. In sostanza, una sorta di sintetica ‘summa’ sull’edificio più rappresentativo, forse anche perché il meglio conservato, dell’antico complesso monastico. Molti dei problemi che riguardavano questa fabbrica sono rimasti, purtroppo, insoluti, anche perché la sua analisi, per quanto attenta e precisa, non è stata in grado di raggiungere quelle certezze, soprattutto cronologiche, che rappresentano da tempo il vero punto dolente del dibattito scientifico sul monumento (molto ben contestualizzato in un sintetico contributo finale di Mauro Librenti). In sostanza, la scomposizione analitica del monumento ci restituisce una più precisa sequenza relativa delle attività, ma non ci aiuta a precisare meglio la loro cronologia, se non forse per quella parte absidale dove le ceramiche architettoniche, a suo tempo distaccate, offrono un importante terminus ad quem verso la metà/seconda metà del secolo XII. Una fabbrica, però, che ha rilevato una serrata sequenza di attività tra XI e XII secolo (disgiunte dal terremoto del 1117?), momento cruciale della storia del monastero prima del suo definitivo declinare.
Il vecchio debito, a cui facevo riferimento, riguarda invece una migliore e più dettagliata edizione di uno scavo che verso la fine degli anni ’80 del secolo ebbi la ventura di seguire proprio a Nonantola. Lo scavo aveva rivelato i resti di una chiesa altomedievale, quella che aveva fatto costruire l’abate Teodorico durante il periodo del suo abbaziato. Pubblicata la sequenza in forma molto sintetica e soprattutto dedicata a discutere la chiesa più antica, negli anni successivi non ci fu più occasione, né tempo, per recuperare e dare alle stampe anche il resto. L’opportunità di pubblicare un volume espressamente dedicato all’abbaziale di San Silvestro mi ha consigliato di riprendere e, nelle forme in cui è possibile a distanza di tanti anni, dare alle stampe una versione meno sintetica di quello scavo.
Come al solito, mi è gradito esprimere tutto il mio ringraziamento all’Amministrazione Comunale di Nonantola, che da anni ci è compagna in questa ricerca, alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, che fin dagli inizi ha seguito con attenzione e con disponibilità la nostra ricerca, alla Curia Arcivescovile di Modena e alla Direzione dell’Archivio e Museo Nonantolano, per tutto l’aiuto e la collaborazione prestata nel corso di tutti questi anni; e, infine, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ha voluto anche in questa circostanza aiutarci a portare a compimento la nostra fatica.
Sauro Gelichi, Venezia, giugno 2013

 

 

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