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infestava il territorio veronese (1); ai 18 fu posto fine ai frammenti delle Phoenissae (2). Ai 26 maggio fu scritto l' explicit della Phaedra, ricordando ancor una volta le ostilità dell' Augut contro Verona (3); in un sabato dei primi di giugno fu compiuto l' Oedipus (4); ai 24 la Troades: cadeva in tal giorno l'anniversario della devastazione lanciata su Verona dai soldati viscontei (5). Nell' explicit della Medea, scritto il 2 luglio, ritorna l' accenno alle ostilità dell' Augut, allora nel cremonese (6); l' Agamemno fu compiuto il 9 luglio, quando quel celebre condottiero trasportava a Padova ingenti prede (7); l'Octavia il 14 luglio (8). La copia fu chiusa dall' Hercules Oetaeus, il 25 luglio di quello stesso mese, a un anno e un mese dalla ricordata devastazione di Verona (9).

Dieci anni dopo, sulle ultime pagine del codice il nostro notaio trascrisse : « Evidentiam Tragoediarum Senece traditam magistro Marsilio philosopho paduano ab Albertino Mussato paduano poeta »; e lo fece in fretta, il 12 febbraio 1402, quando il nuovo imperatore Roberto, di ritorno da Venezia, dimorava in Padova e numerosi artieri d'ogni mestiere ricostruivano la bastia di Novaglie sopra il Bacchiglione, protetti dalle milizie di Ugoloto (10).

(1) Explicit Thiestea tragedia secunda feliciter die lune quinto decimo Maij 1391 dum territorium Veronense hostiliter millitaret dominus Iohannes acuth cum gentibus lige florentine reipublice. Ib., pag. 100.

(2) Marci Lucij Anei Senece thebais tragedia tercia explicit feliciter die Iovis XVIII Maij 1391. Ib, pag. 130.

(3) Explicit quarta Tragedia Senece. seu. Ipolita. feliciter die Veneris XXVI. mensis Maij. dum dominus Iohannes acuth cum gentibus lige tunc hostiliter militaret territorium domini nostri ultra.... olium etc. Ib., pag. 180.

(4) Marci Lucij Senece Edipa tragedia quinta feliciter | Explicit die sabbati mensis Iunij MCCCLXXXXI. Ib., pag. 226.

(5) Marci Lucij Anei Senece Troas tragedia sexta feliciter | explicit die sabati XXIIIIto Junij MCCCLXXXXI° post depo | pulacionem civitatis Verone anno primo. Ib., pag. 274, cfr. L. SIMEONI: Due documenti sul sacco di Verona del 1390. (Archivio st. lombardo a. XXXIII, 1906, pag. 490).

(6) Explicit Medea tragedia septima feliciter die secundo Iullij MCCCLXXXXI, dum dominus Iohannes aucut hostiliter militaret ut alias scriptum est territorium cremonense. Ib., pag. 315.

(7) Explicit Agamenonia Tragedia octava feliciter die VIIII° | Iulij 1391. dum dominus Iohannes aucuth cum gentibus lige etc. nuperime | se paduam transtulisset cum maxima iumentorum preda. Ib., pag. 363.

(8) Lucij Marci Anei Senece Octavia Tragedia nona feliciter explicit die XIIII mensis Iullij MCCCLXXXXIo. 1b., pag. 501.

(9) Expliciunt Tragedie Senece feliciter per me Bartolomeum | notarium de Cavaiono de Sancto firmo Verone Scripte et complete (in margine: 1391) XXV Iulij MCCCLXXXI (sic). Anno Uno, mense Uno. post depopulacionem | Civitatis Verone. Ib., pag. 454.

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(10) « Scripsi velociter die dominico XII, mensis Februarij MCCCIIo. Indicione Xa dum novus ellectus Imperator padue moram traheret iam Venetijs reversus et quo tempore operarij multi cuiuscumque generis essent in territorio Vincentie pro reficiendo bastitam de Novaleis supra baccaionum flumen penes Vincenciam per quinque Miliaria » Ubi erat dominus Ugolotus cum multa caterva gentium armigerarum etc.

Ib. pag. XXXIIII.

Chiude il codice l'epigramma di Marziale I, LXI.

Come appare dal facsimile, il nostro dotto notaio scriveva con caratteri gotici nitidi di facile lettura, che molto ci richiamano alla mente il corsivo dei suoi atti notarili, ma essendo spesso alquanto tondeggianti e smussati agli angoli tirano piú tosto a gli umanistici. Di doppia forma è l'r, caratteristica l's finale di forma serpentina, allungata. Quanto alla punteggiatura è chiarissimo il segno interrogativo; le pause sono segnate talvolta con una breve lineetta verticale, più spesso con un punto.

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L'inventario dice che anche altri codici erano di sua mano: alcune Orazioni di Cicerone (n. 2), la Pro Murena (n. 3), le Commedie di Terenzio (n. 178) e due altri che non mi fu dato d'identificare (n. 63, 170). Ma forse erano autografi anche altri manoscritti (n. 23, 33, 36, 170) poiché si chiudono nello stesso modo delle Tragedie di Seneca. Né si obietti che l'inventario non li dichiara tali, poiché non dichiara autografe nemmeno le Tragedie di Seneca.

Per tanto, se vale la mia ipotesi, nel 1392 egli avrebbe trascritto l'Ilias latina (n. 36), e nel 1412 il De providentia di Seneca con il De natura deorum di Cicerone (n. 33).

Alcuni altri manoscritti appariscono dall' explicit d'origine veronese (12, 13, 14, 26, 31). (1).

Ma veniamo senz'altro ad un esame ordinato dell' inventario:

SCRITTORI ITALIANI

Degnissimo di nota il possesso di due codici danteschi, l'uno (n. 125) membranaceo di 46 pagine riportava il Commento di Pietro Allighieri all' Inferno, l'altro (n. 127) le epistole a Dante di Giovanni del Virgilio. Dunque il culto che Verona ha sempre tributato al nostro sommo poeta viene illustrato ancora una volta (2) e Pietro Allighieri, se ve ne fosse ancor bisogno, trova confermata la paternità di quel commento all'opera paterna che gli fu già conteso. Notisi che a dar maggior peso a questa testimonianza concorre la circostanza che vivevano allora in Verona il figlio e i nipoti del commentatore, i quali, contemporaneamente al nostro notaio, ebbero officii publici nella città (3).

L'inventario afferma che

v'erano pochi scritti anche del Petrarca, cioè alcune lettere (n. 81, 135) e il de gestis Cesaris» (n. 141).

Erano scritti in volgare << la moralità di Tulio « (n. 1) un trattato d'amore, miniato (n. 21), un altro sui peccati mortali (n. 26) e due grossi manoscritti d'ignota contenenza (n. 44, 102).

SCRITTORI GRECI

Non pare che lo Squarceti avesse alcuna dimestichezza con la lingua greca; tenevano le veci d'Omero due manoscritti dell' « Ilias latina » attribuita al pseudo Pindaro (n. 36, 37). Due volte ricorre il nome di Aristotele, di cui son ricordati il « Liber de mundo » (n. 152) e gli « Elenchi » (n. 15). Era un'opera fisica di lui anche il codice descritto al n. 122?

Non mancava Esopo (n. 43), s'intende, in latino; v'erano le « tabule planetarum et liber Centiloquij Ptolomei (n. 140) e alcune vite di Plutarco tradotte (n. 113, 163, 165, 168, 177): Le tradizioni dei circoli fiorentino e veneziano.

PROSATORI LATINI

V'era il « De coniuratione Catilinae » di Sallustio (n. 58); e di Cicerone, oltre a una << parte de la moralità » (n. 1) alcune orazioni, copiate di sua mano, (n. 2) la « Pro Murena » (n. 3), la « pro lege Manilia » (n. 90) la « pro Sestio »

(1) S. Martino aquario e S. Michele ad portas erano contrade veronesi.

(2) G. Biadego. Dante e l'umanesimo veronese. Venezia 1905; A. AVENA. Nuovi documenti per la vita di Piero di Dante Alighieri. Verona 1905; MARCO VATTASSO. Del Petrarca e di alcuni suoi amici. Roma 1904, pag. 100. Sugli Allighieri in particolare e sui fiorentini a Verona ho raccolto copiosi documenti che spero di render presto di publica ragione; La Divina Commedia era tra i << Libri e mobilie di casa Aleardi » (sec XV) di cui si occupò C. CIPOLLA. Archivio Veneto, T. XXIV, P. I, 1882.

(3) Bernardo di Pietro Allighieri fu notaio sul finire del secolo XIV; Dante II di Pietro mori dopo lo Squarceti. Leonardo di Dante II fu tra i Consiliarij nel 1414. Vedasi: Veronensium civium nomina quae in Comitijs maioris Consilij reperiuntur JOSEPHI A. Verza, opus. << Negli Archivi Comunali di Verona ».

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con le « Epistolae familiares » (n. 108), le « Epistolae ad Brutum » con le responsive (n. 116), i libri « de legibus » (n. 78), le « Partitiones oratorie » (n. 167) e i trattati << de « natura deorum (n. 33), « de finibus » (n. 172) « de officijs »; quest'ultimo in due esemplari commentati « per magistrum Iohannem de Londies » (n. 102, 137). Un codice riuniva il « de amicitia >> e i Paradoxa» (n. 143). ma di questi ne possedeva anche una copia a parte (n. 88). Il « De inventione » forse insieme con l'« Ars nova » e i « Rhetorica ad Herennium » formava un grosso manoscritto (n. 131); dei « Rhetoricorum libri » due esemplari senza glosse (n. 161, 184) e due commentati, a quanto pare, da Bertolino da Bologna (n. 64, 123).

Degni di nota particolare sono alcuni estratti dal « De architectura » di Vitruvio (n. 142). Di Tito Livio possedeva forse quanto noi ora: la prima de-. cade integralmente (158), e in un altro codice (n. 157) i libri 21 e seguenti; forse, ripeto, quanto noi. Inoltre aveva << octo carte capitulorum Tit Livij »>< gli epitome di Giustino? insieme con alcune tavole, in cui sarei tentato di riconoscere quelle dei Memorabili di Valerio Massimo (n. 138).

Discreta era la raccolta dei prosatori minori: Seneca con il « de providentia (n. 33), il « de remedijs fortuitorum » (n. 38), parte delle « Epistulae » (n. 25), alcuni estratti dal libro pseudo senecano « de virtutibus» (n. 142) e un'operetta per me irriconoscibile (n. 176).

Altre opere: Le biografie, già attribuite a Svetonio (n. 154), gli « Strategemata » di Sesto Giulio Frontino (n. 144), il « De viris illustribus » di Plinio Secondo, in doppio esemplare, (n. 92, 96), il « de mirabilibus mundi» di Solino (n. 156), il << de re militari » di Vegezio (n. 38), i « Saturnalia » di Macrobio (n. 111), il << de vero cultu » di Lattanzio, in doppio esemplare (n. 50, 159) e un'opera di Porfirio (n. 15). Al « de barbarismo » di Donato (n. 7) tenevano buona compagnia vari libri di grammatica (n. 7, 20, 24, 30, 39, 63, 64, 160); alcuni medievali, come l'« Opusculum magistri Guizardi de constructione » (n. 9) e i « Notabilia » di Giovanni da Soncino (n. 180, 181).

V'erano i « Soliloquia » di S. Agostino (n. 97); il « de amicitia » (n. 112) e il « de anima >> (n. 148) di Cassiodoro; il « de sex aetatibus » di Beda (n. 77) e l'« Epitome » di Festo (n. 65).

Per Boezio lo Squarceti ebbe un culto speciale; non contento di possedere il testo integro (n. 10) e un frammento (n. 94) del << de consolatione philosophiae », raccolse numerosi commenti fatti a quest'opera (n. 40, 150, 182).

un

POETI LATINI

Dopo di Seneca, di cui abbiamo descritto il codice delle Tragedie, Terenzio è il meglio rappresentato tra i poeti latini. Un manoscritto (n. 91) si apriva con << introctorium in libro Terencij »; un altro aveva una < materia Terencij » (n. 103), altri alcuni frammenti (n. 149, 164). Il « liber Comoediarum », ma incompleto era trascritto nel codice n. 183, e da questo e dai precedenti è probabile che lo Squarceti abbia copiato di sua mano il grosso codice 178.

Non mancava il testo dell' Eneide virgiliana (n. 179) e un frammento forse del commento di Servio, dal Canto VI (v. 105) in poi (n. 41); d'Orazio c'era

l'«< Arte poetica» (n. 76) e qualche altro frammento (n. 79); d' Ovidio l'« Eroidi » frammentarie (n. 22), i « Fasti» (n. 32), le « Metamorfosi» (n. 118); di Lucano la << Farsalia >> (n. 133); di Persio le « Satire » (n. 60); di Stazio l'« Achilleide » (n. 62); di Sedulio il « Carmen Paschale » (n. 54).

SCRITTORI MEDIEVALI

Ne abbiamo fatto un cenno parlando dei grammatici; aggiungeremo ora l'« Inventiva Lazari » (n. 47), Alano con il « de planctu nature » (n. 53) e l' « Anticlaudianus » (n. 80) e Pier della Vigna con le « Epistole » (n. 145).

(n. 74), « de

Numerosi gli scrittori di cose scientifiche: Alfarabio, « de divisione scienciarum » (n. 86); frate Alberto, « Archimia» (n. 52), « de passionibus aheris » (n. 16); un Lapidario (n. 42); l'Abbaco di Simeone da Vicenza (n. 67); alcuni trattati « de numero stadiorum » (n. 72), « de somnio et vigilia mensibus » (n. 71), e un << libellum figurarum planetarum » (n. 85). E poiché cade il ricordo sopra opere d'astrologia, menzionerò ch' egli possedeva anche un'opera di Giacomo Allegretti (n. 49).

«

Aveva ancora vari libri di medicina (n. 101, 110, 173), tra i quali il « Prohemium Constantis in libro febrium » (n. 132).

Non mancavano alcune operette filosofiche e morali (n. 6, 68, 69, 174, 187); e mi par degno di menzione il « Liber Loyce et fallaciarum » di s. Tomaso (n. 146) che s' accompagnava ad un'altra « Logica» innominata (n. 51).

A un bibliofilo sí fatto non potevano far difetto le cronache, notevoli quella <de fastis Marchie trivisane» (n. 100), i « Quorundam imperatorum, gesta precarissima» (n. 155), una << cronica imperatoris vel regis, vel epistole viginti quinque >> (n. 134), oltre un' innominata (n. 162).

OPERE LEGALI

Queste sovrabbondano; ciò ch'è da attendersi nella biblioteca d'un notaio a cui la professione fe' guadagnare de' bei denari: C'erano varie copie della << Summa Rolandini » (n. 12, 17, 109, 130), e dello stesso autore l'« Aurora et flos », in un manoscritto d' origine veronese, (n. 14) e l'opera cosí intitolata : « Tractatus magistri Rolandini pasagerij scriptum manu Casti notarij » (n. 124). Possedeva un antico codice glossato delle « Institutiones » di Giustiniano (n. 27) e il « Codex » (n. 147), i « Contractus » di Pietro Boatieri (n. 13), la « Summa »> di maestro Cesare (n. 89, 188), l'« Aurora novissima » e l'« Apparatum notulasum » di Pietro de Vuzola (n. 115, 98), la « Lectura » di maestro Pietro de Isolelis (n. 46), le « Recollectae » di Pietro da Muglio (n. 107), il Buoncompagno (n. 117), parte degli Statuti del Comune (n. 11) e della Casa dei Mercanti di Verona (n. 151) e infine un << Tractatus ordinis Venetorum » (n. 136).

OPERE SACRE

Aveva il Vecchio e il Nuovo Testamento (n. 4, 23, 29, 59, 73, 87, 114, 121) e varie altre opere ascetiche (n. 18, 19, 26, 34, 56, 61, 93, 189, 190), e una << Missa Apostolorum » direi che l'avesse copiata di sua mano, se ben ho inteso l'explicit dell' inventario (n. 23).

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