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ste, in occasione di smentire la favola riguardante Annibale, smentir pure sempre più l'altra favola portata da qualche antico autore e indicante che la famiglia nostra venga da persona bassa assai e sia di questa famiglia qui assai più nuova. Sentirò gli ulteriori desideri ed ordini vostri circa questa particolarità e circa la estensione stessa del manifesto, e di nuovo colla protestata tenerezza mi professo tutta vostra.

P. S. Ricevo la vostra a parte riguardante il sudetto interesse. Quanto piú differisce il signor Cavalier Mansi la nota risposta, tanto piú si rende appunto sospetta tale dilazione; tuttavia, presto o tardi, qualche cosa dovrà egli poi scrivere. Intanto, per ciò sia del manifesto, mi rimetto al lungamente espostovi di sopra, che repplica anche al dispiacere vostro giustissimo per la privazione di ulteriori reccapiti, quali sarebbero certo stati opportuni; ma se regge il sentimento di esso signor Avvocato, non sono poi di assoluta necessità » (1).

Il giudizio favorevole del Montefani fece la migliore impressione nel marchese Guido che pregò la marchesa a insistere presso il dotto uomo perché si incaricasse lui stesso di stendere il famoso manifesto (2); e poiché alle preghiere della marchesa il Montefani annuí, prendendosi peraltro del tempo a cagione delle molte sue faccende, il marchese scrive tutta la propria sodisfazione alla sorella :

<< Mi riesce di sommo piacere ciò che mi significate, di aver rilevato dal signor Avvocato Montefani. Egli stenda pure il manifesto a suo comodo, e glie ne avrò la maggior obbligazione, come me gli professo sommamente anche ora tenuto per la singolare gentilezza sua verso di me, per la quale vi prego a rendergliene distinte grazie. Io non crederei che ci avessimo a trovare in circostanze da farlo travagliare con troppa fretta; poiché non mi persuado, che pagando agli interessati centotrenta zecchini, volessero sí presto produrre il libro alla macchia. Convengo pienamente che s' abbia andar con maniera coll'Abbate Branchetta, che non si può negare ha avuto in questa materia non pochi disturbi, e in questo mi rimetto a ciò che voi crederete.

Giacché sento il sudetto signor Avvocato abbia delle prove autentiche, che cotesta famiglia Bentivoglio sia la stessa, che la nostra, gradirei sommamente che Egli si compiacesse di additarmi quali siano le sudette prove per mio lume.

Non può non aversi per pura favola la derrivazione di nostra famiglia dal re Enzo. Quando fu steso l' albore storico, che vi mandai costà, e che tutt'ora avete, si trovò in un autore tedesco chiamato Kinizchils, e che tratta delle famiglie nobili d'Italia, ch' egli faceva derrivare la nostra dalla Germania. Il signor Montefani, che avrà cognizione dell' autore, saprà di quanto peso possano essere le di lui opinioni» (3).

Nonostante che le pratiche coi Lucchesi fossero poi, come vedremo, ripigliate, il marchese Guido non abbandonò mai l'idea del manifesto, ... il quale viceversa dormiva i sonni più tranquilli. Il 7 dicembre il marchese raccomandava

(1) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 83.
(2) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 84.
(3) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 89.

di insistere presso il Montefani (1), e la gentile sorella rispondeva l'11 di quel mese con la seguente; la quale a dir vero non è troppo confortante e non lascia sperare che al famoso manifesto si avesse intenzione di por tosto mano e di condurlo a termine in quel breve tempo che si augurava il marchese Guido:

«Sono giustissimi i vostri riflessi, e in virtú di essi, non è appunto da pensarsi alla continuazione per conto vostro, della nota stampa in Lucca. Si starà piuttosto attorno al signor Avvocato Montefani per la formazione del manifesto, e preparamento di tutte le prove, che possono smentire la favola del Ghirardacci per ogni caso mai, che veniste messo in necessità di far uso di esse. È però il detto signor Avvocato occupato a segno, che non si può sperare di avere cosí presto l'intento; pure le premure nostre opportunamente repplicate, e la stessa gentilezza sua, lo solleciteranno per quanto sarà a lui possibile. Arrivata che vi sarà la copia a parte di essa stampa, vedremo fino a che anno era questa inoltrata, e a qual numero di pagine. Vi spedirò poi la bolletta del rimanente di dette copie, pervenuta che essa sia a questi spedizionieri indicativi » (2).

La conclusione fu questa, che il manifesto, intorno al quale erasi tanto discusso per quasi due anni, non uscí mai alla luce.

Per qual cagione ?

Per due ragioni assai chiare: la prima perché non fu possibile trovare la prova della legittimità di Annibale e perciò tutta la discorsa sarebbe tornata piú di danno che di vantaggio alla tesi che il marchese Guido voleva sostenere; la seconda perché la pubblicazione non era piú opportuna né necessaria, dopo la distruzione seguitane della stampa lucchese. Il Montefani poi, che non desiderava altro se non farne nulla, fu il più sodisfatto di tutti.

(Continua)

ALBANO SORBELLI.

IL CARTEGGIO DEI BARBERINI

Contributo alla storia delle provincie meridionali nel secolo XVI. (3)

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Lettere scritte dalla diocesi al cardinale Maffeo Barberini, al cardinale Ludovisi, con alcune minute di questo cardinale, e al cardinale Francesco Barberini, dal 9 febbraio 1617 al 3 gennaio 1632. VB. 7574, cc. 1.38.

AGOSTINO Oreggio. Lettere. (Nel carteggio speciale di questo cardinale contenute nel mss. LXXIV).

Lettere diverse del Capitolo e dell'Arcidiacono della Cattedrale di Benevento al cardinale Francesco Barberini, dal 30 luglio 1633 al 30 maggio 1636. CC. 39-45; cc. 53-54.

Card. VINCENZO MACULANO. Lettere. (Nel carteggio di questo cardinale, mss. LXXIV).

VINCENZO NUCCI, Vicario Generale Apostolico di Benevento.

Lettere a D. Taddeo e al cardinale Francesco Barberini, dal 13 dicembre 1636 al 28 marzo 1642.

GIUSEPPE BOLOGNA.

cc. 46-52, 55.

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 7 maggio 1674 al 17 aprile 1677. cc. 56-63.

GIOVANNI BATTISTA FOPPA, prete dell' Oratorio di S. Filippo Neri.

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 24 febbraio 1642 al 2 settembre 1673, con allegati. VB. 7575, cc. 99.

Bitonto.

FABRIZIO CARAFA.

Lettere allo stesso, dal 20 dicembre 1623 al 20 febbraio 1637. VB. 7576, cc. 1-3.

ALESSANDRO CRESCENZI.

Lettere allo stesso, dal 26 gennaio 1656 al 9 gennaio 1660. cc. 4-16.

FRA TOMMASO Acquaviva.

Lettera allo stesso, del 20 agosto 1671.

CC. 17.

FRANCESCO ANTONIO GALLI.

Lettera allo stesso, del 23 gennaio 1673.

CC. 18.

Boiano.

FABRIZIO D'AFFLITTO.

Lettera al cardinale Borghese, del 17 dicembre 1611. cc. 19-192.

OTTAVIANO GARZADORO.

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dall'11 agosto 1623 al 21 gennaio 1644.

CC. 20-27.

FRA CELESTINO BRUNI.

Lettera allo stesso, del dicembre 1655.

CC. 28.

Bova.

NICCOLÒ MARIA MADAFFARI.

Lettere allo stesso, dal 24 novembre 1623 al 10 giugno 1624. CC. 29-31.

FABIO OLIVADISIO.

Lettere allo stesso e ad Urbano VIII, dal 23 dicembre 1628 al 6 agosto 1643. cc. 37-50.

ANTONIO D'ARAGONA, Vicario Generale. Lettera allo stesso, del 4 giugno 1658.

CC. 51.

BERNARDINO D'ARAGONA.

Lettera allo stesso, dell' 11 aprile 1666.

CC. 52.

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