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Il marchese non butta però via del tutto le proposte, e mentre scrive al cugino, quasi che lui fosse l'avversario, tutte le sue ragioni contrarie, acconsente tuttavia, sia pure alla sfuggita, di intendere quali sarebbero le pretese: è un primo passo!

« Ho un nuovo obbligantissimo riscontro dell'esperimentata gentilezza del Signor Cavalier Mio Signor Cugino Padron Colendissimo nel favorito suo foglio dei 26 del caduto, che mi chiama a renderle i miei piú vivi ringraziamenti.

Non mi è riuscita nuova la disposizione in cui sono cotesti signori Interessati di stampare di là da' monti il terzo tomo del Ghirardacci, dacché Ella ebbe la bontà di significarmi tempo fa, che da essi pensavasi di stamparlo alla macchia. Io mi applicai sin d'allora a mettere insieme i documenti che avevo in pronto, e difendere l'onore degli Avi miei. Ma come si pensò di dare all'apologia maggior estensione, oltre a ciò che riguarda l'interesse di mia Casa, ho voluto che le riflessioni vadano ancora sopra le altre materie di quell'opera perché apparisca sempre più il poco pregio di essa. È già stampato quanto spetta alla prima parte, e sono certo che i documenti che vi hanno luogo faranno toccar con mano la falsità di ciò che scrivesi del nascimento di Annibale Bentivoglio. Ora si sta lavorando per la seconda parte a manifestare i grossi errori di tutto il libro, e a mostrare che il manoscritto, che serve all'Edizione, si deve piuttosto prendere per un zibaldone dove l'autore notasse le cose da qualunque fonte a lui venissero, per esaminarle poi e separare il buono dal cattivo e il vero dal falso, che giudicarne altrimenti. Ella vede per tanto che questa idea non può conciliarsi col suggerimento per altro savissimo, che favorisce di darmi, di stampare cioè in fine del Ghirardacci i documenti sopraccennati. Sarebbe un volere ad un tempo stesso edificare e distruggere, stampando un libro e mettendoci in fine cosa che lo scredita, anziché fargli vantaggio, e dovendo pure uscir l'opera senza le mutilazioni, che si desideravano, mi torna troppo la pubblicazione di un manifesto nel modo che mi sono dato l'onore di significarle. Aggiungerò che quand' anche il libro non si stampi, mi consigliano amici e parenti di dare in ogni modo in luce il manifesto sudetto; poiché per le cose avvenute, pei maneggi fatti, e le note differenze rese oggimai a moltissimi noto l'affare, servirà la pubblicazione delle mie ragioni a dissipare qualunque ombra che avesse nell'animo di qualcheduno cagionata la consaputa parola del Ghirardacci.

Le rimostranze che fanno di frequente li signori Interessati, combinano perfettamente con tutto ciò che disse tempo fa in Modena il signor Venturini sopra questa faccenda, per cui ho a lei recati tanti disturbi, e tante grazie Ella si è compiaciuta di farmi. La spesa incontrata e la buona fede, in cui erano su Essa, sono sempre stati i motivi del preteso indennizzamento. Ma io La supplico di riflettere che derivando ciò da un falso supposto, perde tutta la forza che gli si vorrebbe dare. Lo stampatore, col dire che ha speso legitimamente nell' impressione d' un libro per le consuete licenze, che ne aveva, coll' aggiungere il danno di una spesa fatta sotto buona fede, ora che gli si vieta di pubblicarlo, e col pretendere di conseguenza il risarcimento da chi ne ha procurata la soppressione, dice in sostanza una cosa, che suppone un'assoluta proibizione di pubblicare quel libro, e questo è appunto il supposto che non regge.

Non se gli è proibito assolutamente di pubblicare il libro, ma solo di pub

blicarlo con quei passi ingiuriosi alla mia famiglia. Sicché, mutilata l'opera, poteva benissimo darla in luce. E quand' anche fossero stampati quei fogli, che detti passi contengono, e si fossero perciò in grazia delle mutilazioni necessarie, dovuti ristampare, Ella sa che prima di ricorrere alla corte di Roma io mi offersi di soccombere alla spesa che vi fosse andata. Ora quale danno soffrivano in tale stato di cose gli interessati? Niuno certamente. Ma la loro unica mira era pur di ridurmi alla necessità di comprare tutti gli esemplari, e fare cosí in un colpo un buon negozio. Dopo gli uffizi della gloriosa memoria di Benedetto XIV ripetuti per somma clemenza del Regnante Pontefice (come a lei naturamente sarà noto) se hanno voluto gli signori Interessati non ostante continuare, ed ultimare la stampa, non saprei che mi dire, non credo che possono dolersi che di se stessi. Pregola riverentemente di far loro comprendere che se si fossero contentati di pubblicare l'opera colle desiderate mutilazioni, niun danno poteva loro venirne, e non avendo conseguentemente l'offerta mia accettata, essi soli vengono ad essere de' suoi danni la vera cagione. Mi pare ciò tanto chiaro, che descritto in tutte le sue circostanze ad ogni sensata persona, farà vedere che non debbo presentemente soggiacere ad un peso che per cose dette non mi conviene.

Amerò tuttavia di sapere a che s'estendevano le pretese dei Signori Interessati. Ma quando mai mi venisse talento di condiscendere pure a qualche cosa, protesto, che lo farei a sola contemplazione del Signore Cavalier Mio Signore Cugino Padron Colendissimo, che una sí gentil parte si compiace di prendere nelle mie convenienze » (1).

Intanto il carteggio continuava, ma lenti erano i passi del marchese Guido sulla via del compenso. Se il Bentivoglio non troncò del tutto le trattative devesi un poco alla sorella sua marchesa Albergati (2) e piú al tatto e alla longanimità del Mansi. Qnesti, un po' seccato, cosi gli scrive il 2 marzo, affine anche di evitare che il marchese non lo volesse tirare in lungo con vane parole sino a che avesse compíto il famoso manifesto.

«

Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo.

Dal pregiatissimo foglio del Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo delli 3 caduto, ho ricevuto riscontro all'ultima mia 26 gennaro che mi detti l'onore avvanzarle. Con sommo piacere ho inteso la resoluzione che prese di pubblicare con la stampa una pienissima confutazione delle divisate. storie del Ghirardacci, appoggiata sopra li sicuri fondamenti delli documenti, che già mi avvisò havere in pronto per difendere, come è bene di dovere, l'onore degli illustri Avi suoi. So pure che godo l'onore distinto d'essere nel numero delli suoi parenti, mi unisco con quelli ad approvare pienamente il savio partito preso di porre con le stampe sotto l'occhio del mondo letterario li validi documenti, che sbattono interamente le falsità ed imposture, e fanno conoscere gli altri errori, che si contengono nelle storie del sopranotato. In questo modo pubblicandosi la storia suddetta, sarà già il mondo prevenuto di sue falsità descritte nella medesima, e resteranno come mi dice dissipate in ogni maniera ancora

(1) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 17.

(2) Cfr. la lettera della marchesa Albergati, che è al n. 34 del Fascio cit.

quelle ombre, che nell'essersi fatto a tanti noto l'affare, potessero nell' animo di qualcheduno essersi formate in pregiuditio della sempre illustre sua Famiglia, e manifestata l'insussistenza e falsità dei fatti descritti dal Fattionario si verrà sempre piú a confermare nelle mente d'ognuno la somma stima della medesima.

Dalla di Lei savissima risoluzione di dare alle stampe quanto sopra, e dal contesto di sua lettera, parrebbe potessi ricavare forse, che Ella fosse nella disposizione di volere (doppo publicato il manifesto contro la storia sudetta) di volere lasciare pubblicare questa stampa già sospesa, e lasciare correre agli Interessati la sorte, quale non pare potesse essere felice con il preventivo di Lei manifesto pubblicato, che sbatterebbe affatto la fede e il pregio della stessa storia. Se questo fosse potrei credere fin d'ora l'ultimazione dell'affare, dovendo in tale caso cessare ogni ulteriore pretensione, ed instanza delli signori Interessati sul punto del dimandato rimborso; ma comandandomi Ella con la piú obbligante espressione, della quale me le protesto al sommo tenuto, di dirle quale sia la somma del preteso rimborso per le spese della stampa fino al tempo dell' ordinata sospensione della medesima, ciò mi puone troppo in dubbio di quanto sopra, e di prendere abbaglio, e scostarmi dal di Lei sentimento; per bene però assicurarmi, e non fare alcun passo con li signori Interessati, che non sia pienamente coerente alla volontà del Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo, la supplico a volermi, nelli termini piú chiari e precisi, significare la sua volontà, cioè se sia di lasciare li signori Interessati nella libertà di publicare la nota storia, doppo sia già publicata la confufazione con il di Lei manifesto (mentre in tale caso sarà conveniente ne resti compita quest' Edizione); overo sia la di Lei volontà, che la stampa della storia sudetta resti sospesa ed inedita come al presente si trova, e dare Ella alli signori Interessati il rimborso di zecchini cento ottanta, che a tanto ascendono, secondo le informationi prese, le spese fatte dalli sudetti sino al tempo che fu sospeso il proseguimento della stampa di detta storia.

Ecco quanto mi do l'onore di significare al Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo; e vivendo con desiderio di vedere ultimato quest'affare con piena sua sodisfatione, al quale fine è stato e sarà sempre diretto ogni mio operato, la supplico onorarmi di pronta sua risposta, ed a questa uniti li venerati suoi comandi, mentre in attentione di questi e di quella, mi procuro il vantaggio con ogni ossequiosa stima di rassegnarmi

Del Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo

Lucca, 2 marzo 1759.

Devotissimo Obbligatissimo Servo e Cugino
CAVALIER FRANCESCO ANTONIO MANSI (1).

Il Bentivoglio gli risponde il 20 marzo rifacendo dalle sue origini la storia dell'avvenimento, confermando che vuol pubblicare il manifesto che già è a buon punto e alla fine autorizzandolo a trattare con gli interessati ai quali non è alieno dal dare qualche cosa a sollievo della spesa, quantunque tema che gli editori, in mala fede come sono, non procedano poi ad una stampa alla macchia per spillare altro

(1) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 35.

denaro (1); ma poiché le espressioni adoperate dal Bentivoglio erano un po' dubbiose, a richiesta del Mansi, gli riscriveva ancora nell'aprile incaricandolo espressamente di combinare il compenso in una modesta cifra (2).

Il cav. Mansi si metteva tosto all'opera e ne dava poi conto al cugino:

<< Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo.

«

Mancano a me li termini adeguati a potere corrispondere alle tanto gentili e obbliganti espressioni con le quali vengo tanto distintamente onorato dal Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo nell'ultimo suo foglio, e però non posso che contestarle le mie più vive obbligationi, e presentarlene i miei più sinceri ringraziamenti.

Nel punto di quanto le avvisai che qua diceasi con mia pena circa il non essere Ella in risoluzione di pagare le spese della stampa fino al punto avvisato, attribuivasi qui ad una specie d'impegno, riguardo a quanto era seguito e non già ad economia.

Ho inteso con tutto il piacere che per estrema bontà sua a favorire le mie già accusatele premure per cercare modo di dare fine al disgustoso affare, sia resoluta sborsare una somma, ma non già la pretesa dalli signori Interessati, dandomi l'autorità di fissarla con scemare dalli pretesi 180 zecchini quel tanto crederò conveniente: stante questo, io, che mi professo al sommo tenuto alla sua gentilezza, non ho voluto correre il rischio di troppo male a quella corrispondere, con stabilire cosa alcuna, senza la sicurezza che sia di piena sua sodisfattione. Ho detto alla persona che carteggia con li signori Interessati che se per ultimare questa pendenza crede possino li sudetti quietarsi, e si dia fine all'affare con doversi dal signor Marchese Bentivoglio d'Aragona 100 zecchini, credo che questo, per fare a me una grazia particolare, condiscenderà forse a sborsarli, ma che ciò però dico con la riserva di aspettare resposta se di ciò sia il signor Marchese contento di fare. La persona sudetta mi ha detto, che non potendo arbitrare scriverà alli signori Interessati, e giunta la resposta a me la parteciperà. Quanto sopra tutto è noto a questi nostri signori, alli quali dal Supremo Consiglio è stato appoggiato l'affare, e siccome a questi è stato a me necessità di porre sotto l'occhio l'ultima lettera gentilissima del Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo, sono essi intesi della libertà che Lei mi dà di fissare la somma con scemarla dalla avvisata pretensione, e so ancora che ciò lo sa la persona che carteggia con li signori Interessati; ma con tutto questo, mi sono dichiarato che io non voglio estendermi a maggior offerta e sempre con la riserva sopra notata, essendo la sudetta per quanto si conosce quella da cui è bene inteso dell' affare.

Intanto che venga la resposta dalli signori Interessati, attenderò sapere da Lei se sia contenta di fare lo sborso delli cento zecchini, per potere fissare, in caso, che li signori Interessati avvisino di restare con ciò contenti ad intera ultimazione dell'affare. Quanto alla stampa questa non sortirà alla luce in qualunque modo termini l'affare; ma questi signori mi dicono che riguardo al manoscritto

(1) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 37.
(2) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 57.

del Ghirardacci, che pure è in loro mano, venendo richiesto dalli signori Interessati, come pare certo seguirà, si trovano in grado di non potere negare la consegna, non credendo giusto il poterlo ritenere. Havendo ciò inteso, credo mio dovere il ciò parteciparle, e nel tempo stesso mi prendo la libertà dirle che, per mio sentimento, ne procurerei l'acquisto, se ciò potesse riuscire, per levare il modo venisse altrove ritentata la stampa. Quanto possa essere il prezzo del manuscritto, io potrò saperlo, con dimandarlo, in caso che Lei creda opportuno di procacciarne l'acquisto; ed allora potrò accusargliene la notizia. Dissi per levare il modo si tentasse altrove la stampa, nel supposto che siavi questo solo manuscritto, non potendo io con sicurezza sapere, se altri ve ne siano in Bologna o altrove. Ecco quanto mi do l'onore di significarle per resposta alla gentilissima sua; e farle noto l'occorrente di quanto presentemente concerne all'affare.

Vivendo sempre con desiderio vivo di godere il prezioso vantaggio di suoi comandi, per sempre più contentarla nell'eseguirli, quanto mi conosca tenuto alla sua sovrana gentilezza, con vivo ossequio mi rassegno

Di Lei, Signor Marchese Mio Signore Cugino Padrone Colendissimo

Lucca, 18 maggio 1759.

Devotissimo Obbligatissimo Servo e Cugino
CAVALIER FRANCESCO ANTONIO MANSI (1).

La risposta non si fece attendere. Ormai anche il Bentivoglio dimostrava di volere entrare risolutamente nella vera strada.

« Signor Cavaliere Francesco Antonio Mansi,

Lucca.

Sono penetratissimo della generosa compitezza colla quale il Signor Cavalier mio Signor Cugino Padrone. Colendissimo si compiace di onorarmi nel pregiatissimo suo foglio dei 18 del cadente, né saprò mai renderle bastevoli grazie.

Dacché ho a Lei dato pienissimo arbitrio di stabilire la somma a favore dei signori interessati alla stampa del Ghirardacci, Ella poteva servirsi delle misure che a Lei piacevano, senza che vi fosse bisogno di altra mia approvazione. Su questo particolare la mia volontà non è che la sua, e se ha creduto bene di offerire cento zecchini, ed entro senza esitare nel di lei consiglio, e approvo ciecamente l'offerta da Lei fatta, alla quale sarà da me opportunamente compiuto.

Una sola cosa permetta che io aggiunga intorno al destino dei fogli stampati, che secondo fu detto in prima dal signor Venturini erano per 1060 esemplari. Se convengono quei signori di accettare il danaro da Lei offerto, io debbo pure i fogli stampati, per la soppressione de' quali il danaro si sborsa. Benché però Ella non mi parli di ciò, trattasi di una condizione si necessaria in questo

(1) Bibl. Com. dell'Archiginnasio, Fascio cit., n. 67.

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