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LE COMPAGNIE STRANIERI

CAPITOLO PRIMO

I mercenaril Tedeschi.
A. 1311-1327.

UguccioneCasteuccio Cangrande

I. Verso il 1311 i mercenarii sono adoperati generalmente
dai Comuni e dai Principi d'Italia. E perchè, e come.
II. Ultimi sforzi delle milizie cittadine a Firenze. — Guerra
con Enrico Vii. Qualità e innalzamento di Uguccione
dalla Faggiuola. Guerra con lui. Sconfitta a Monteca-
tini.

III. Vicende ed esaltazione di Castracelo. Sua politica.Guerra

de'Fiorentini con esso lui. Sconfitta ad Altopascio, la
Repubblica si getta in braccio ai mercenarii.

IV. Ultimi sforzi delle milizie cittadine in Padova. Guerra con

Cangrande. Sfortunata impresa contro Vicenza. Discor-
die interiori. Trattato con Cangrande.
V. Rinnovasi la guerra. La città si dà in signoria al Duca
d'Austria, e il Vicario di lui la rovina. Nuovi strazii
intestini. Marsiglio da Carrara la sottomette allo Sca-
ligero.

VI. Insolenza dei mercenarii in Lucca, Genova, Firenze e Mi-
lano. Il conte di Salibrun ai soldi di Matteo Visconti,
I venturieri tedeschi cacciano di signoria, poi vi ri-
tornano Galeazzo Visconti. Loro tradimenti e audacia
nell'esercito guelfo e nel ghibellino.

VII. La Compagnia di Siena.

Voi II. 1

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CAPITOLO PRIMO
I mercenarii Tedeschi

A. 1311-1327.

Ugtjccione Castruccio - Cangrande.

I.

iYlentreché un'audacissima schiera di ventura scorreva armata mano le provincie dell'impero d'Oriente dal Tauro al Pireo, nelle città d'Italia andavano a gran passi declinando insieme colla libertà quelle milizie che n'erano il naturale sostegno. Già i piccoli Comuni erano stati come inghiottiti dai più grandi, e la più parte di questi, oppressi dalle arti o dalla violenza di un podestà oppure di un capitano, o vi giacevano sotto, o stavano per cadervi. Questi reggimenti poi di un solo, che noi chiameremo tirannidi sia per la instabilità e ambiguità loro, sia pei modi adoperati a pervenirvi, sia per quelli che si impiegavano per mantenervisi, avevano di proprio l'uso di mercenarii; perché contro a cittadini prima lusingati e traditi, poi straziati e oppressi, chi s'attentava di opporre altri cittadini? I mercenarii servivano volontieri a chi pagava: i mercenarii non erano passati dal comandare oppure dall'essere libero all'obbedire: i mercenarii non avevano nelle città congiunti, non patroni, non amici, non fazione: aggiungi a tutto ciò l'inclinazione ingenita a tutte le soldatesche per l'assoluto imperare. Cosi le schiere di ventura spensero la libertà in Italia, e furono i fondamenti delle signorie del xiv e xv secolo.

Già il lungo uso aveva procacciato agli stipendiarli alcuna forma e consistenza. Quelli a cavallodividevansi in conestabilie o bandiere di 20, 25, e fin 50 uomini: non accettavansi a' soldi prima di passarli in mostra, e visitarne e descriverne le arme, le persone, i destrieri egli arnesi (1): il nome di masnada comprendeva indifferentemente le soldatesche a pié e a cavallo. Del resto le paghe ormai erano giunte a tal segno, che molti abbracciavano di già la milizia per mestiere, e le città con gravi pene lo dovevano spesso impedire per ovviare al pericolo di venire affatto abbandonate da tutti i cittadini atti alle armi (2). Comunemente il nerbo delle masnade stipendiane era formato di fuorusciti, ladri, vagabondi e disertori italiani: ma attorno alla persona del signore, quasi come suo braccio e anima sua, stava al continuo una potente squadra di stranieri, Aragonesi, Borgognoni, Provenzali o Tedeschi. Di questa soldatesca ei solo teneva il comando; all'altra preponevasi il più sovente un nostrale (5). Quanto alle milizie cittadine erano esse ado

(1) Cantinelli, Chr. p. 271. (R. Favent. Script.).

(2) A Nizza il Podestà giurava di togliere il valsente di 100 soldi, o devastare i beni pel doppio di essa somma a chiunque andasse a servigio straniero. Statut. Nicice, p. 67 (Monum. hist. patr. legg.)

(3) Tale era l'ufficio di Maghinardo da Susinana e di Nello di Massa nel 1305 e nel 1311, presso i signori di Ferrara e di Milano. Ferrct. Vicent. Hist. II. 981. —.Toh. de Cermenat. Hist. e. 41. 64 (R. I. S. t. IX.).

perate il meno che si poteva, e solo contro a nemico esterno ; venne poi tempo che il loro servigio fu valutato in denaro, e col denaro si riscattò.

Ben é vero, che alcune poche città parevano destinate a conservare l'antica indipendenza, non ostante i continui assalti dei tiranni vicini. Ma con nessune altre armi doveano elleno mantenerla, se non se colle mercenarie. Un secolo innanzi il popolo era indotto a militare a pié dall'utile e dal pericolo proprio e della patria, i grandi a cavallo dall'onore. Ora, se le stragi civili, gli esigli e gli ordinamenti di giustizia avevano soffocato tutti questi nobili incentivi, l'uso de' mercenarii introdotto presso i signori di Milano, di Lucca, di Verona e di Ferrara li spense affatto. Infatti lo stimolo, che pungendo il cuore de'giovani, li traeva desiderosi sui campi di guerra a cavallo, era la carità d'una patria, di cui erano parte e reggitori, era l'emulazione, era la cupidigia di gloria. Combattere sotto le insegne, veggenti i padri e le spose, disfidare a battaglia i cavalieri nemici, e od averne illustre vittoria, o certo non riportarne inonesta sconfitta, questo era il pensiero che faceva sopportare agevolmente qualsiasi spesa e travaglio. Ma allorché guardandosi attorno, si conobbero cinti di signorie fondate sopra soldatesche prezzolate, e scorsero nei combattimenti star loro innanzi uomini perduti, a cui il denaro era patria e legge, e che sospiravano l'occasione di farli prigionieri per ritrarne a forza di torture un opimo riscatto; allorché videro la guerra non offrir più che od una vittoria senza fama od una rovina senza compenso, mancò la fiamma che liav

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