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PARTE SESTA
ULTIMI FATTI DEI CAPITARI DI VENTURA IN ITALIA

(A. 1516-1582)

CAPITOLO PRIMO

Dalla pace di Noyon alla cacciata dei Francesi.

(A. 1516-1524).

Gian Iacopo Triulzio Giovanni De' Medici
Il Duca D'urbino.

I. Ultimi falti, morie e qualità del maresciallo Triulzio.

II. Nascita ed educazione di Giovanni de'Medici.

III. Guerra di Urbino. Federigo Gonzaga da Bozzolo. Il duca

di Urbino. Suoi progressi, sua disfatta e suo accordo. Sterminio dei principotti della Romagna. Azioni di Giovanni de'Medici. Vanotentativo di 3000 Spagnuoli.

IV. Nuova guerra della Lombardia. Giovanni de'Medici sforza

il passo di Vaprio. Muta in nere le insegne delle sue genti. Accorre alla difesa dei Fiorentini. Passa al servigio della Francia. I Francesi sono rotti alla Bicocca. V. Campagna del 1523. Giovanni de'Medici torna ai servigi della Lega. Il Bonnivet con un nuovo esercito assedia Milano. Morte e qualità di Prospero Colonna. Campagna del 1524. Gesta di Giovanni de'Medici. I Francesi sono scacciati dall'Italia.

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CAPITOLO PRIMO

Dalla pace di Xoyoii alla cacciata dei Francesi

(A. 1516-1524).

I.

Era Gian Iacopo Triulzio uno di quegli uomini, i quali non hanno amici, ma o divoti ammiratori, o accaniti avversarii; cattivi all'ubbidire, eccellenti al comandare; facili verso l'uomo abbattuto, ma quanto abborrenti dall' altrui avvilimento, altrettanto sdegnosi di ogni uguale o restio; di quegli uomini insomma, i quali han bisogno di una continua operosità e fortuna per coprire i minori difetti, e tutto quanto ottengono, ottengono quasi a viva forza, gloria, onori;, riverenza e affezione. Ma guai ad uomini cosiffatti quando cadono nel vivere privato! Restano loro gli odii e i vizii acquistati nell'esercizio del potere, e manca il potere che li aveva prodotti. - ,

Aveva il Triulzio, durante la sua servitù presso i duchi di Milano, sofferto per lungo tempo le miserabili invidie e persecuzioni de' cortigiani, grandi per favore e vili di cuore. Alla fine partinne; ma invano sperò trovare migliore fortuna presso il papa, e i re di Napoli. Più volte l'avarizia dei principi o l'intrigo dei ministri gli aveva corrotto le più belle occasioni; e più volte egli, per poterne tirare qualche utile nè sentire infamato il suo nome presso il mondo solito a misurare gli uomini dai risultati, aveva col proprio danaro supplito al sostentamento dell'esercito.

Finalmente scórse di là dai monti un regno grande e capace di somministrargli mezzi ed onori corrispondenti alla sua attività, ed il Triulzio lo scelse per sua patria, e aprì ai Francesi la via delle Alpi. Ai Milanesi, che più tardi lo mandarono a sollecitare, perché volesse militare in loro servigio, rispondeva: che ei li ringraziava del loro buon cuore; che glielo dimostrassero coll' aver cura dell' onore e della conservazione' della patria comune; ma che il dovere e la fede lo trattenevano altrove (1).

In ricompensa delle lunghe e gloriose di lui fatiche aveanlo i re di Francia successivamente nominato ciambellano, consigliere, maresciallo, marchese di Vigevano, conte di Musocco, di Belcastro, di Bassignana e di Castelnuovo. Ma la fortuna lo attendeva al più alto grado degli onori per assoggettarne la canizie alla più dura prova.

Dicemmo come, dopo avere abbandonato gli stiA. )5i8 pendii dei Veneziani, si era il Triulzio ritirato in Milano, e l'aveva difesa contro i Tedeschi. Quivi trovandosi aggravato dagli anni e dai malori, si ridusse affatto al vivere privato, e cominciò a disporre ogni cosa per chiudere lodevolmente i suoi giorni. Ad oggetto di assicurare al nipote erede suo gli ampii dominii della valle Misolcina, strinse con licenza del suo re alleanza coi cantoni svizzeri a quella vicini. Eresse altresì e dotò in Milano la chiesa di s. Nazzaro , affinchè servisse di tomba a sè ed ai suoi. A tutti è noto l'epitafio che egli ordinò pel proprio sepolcro: Gian Iacopo Triulzio, che non mai posò, qui

(1) Rosmini, Vita di Gian Iacopo Triulzio, I. X. p. 453.

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