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res un commissario controllore della guerra la passò in mostra, e distribuì le paghe. Il numero scritto dei soldati era di cento undici; ma in realtà non se ne trovarono che novantadue, cioè un capitano, un tenente, un alfiere, un sergente, un tamburo, un piffero, tre caporali, dieci lancie spezzate col corsaletto, quattordici picchieri, sei lancie spezzate col morione, e cinquantatre archibugieri morionati. Si diedero le paghe di tre mesi: al capitano lire 368, al tenente 228, all'alfiere 153, al sergente 65, al tamburo e piffero 35, a ciascuno dei caporali lire 54, a ciascuna delle lancie spezzate col corsaletto lire 56, a ciascun picchiere lire 50, a ciascuna delle lancie spezzate col morione lire 35, a ciascuno archibugiere lire 53. Que! sta pressapoco era la costituzione e lo stipendio di i tutte siffatte compagnie. Un Antonio Corso, con titolo i di maresciallo di campo delle bande córse, le comani dava in Francia (1).

III.

Verso la metà del xvi secolo la professione dell'arj tigliere fu fondata su principii di scienza. Ciò non di meno e allora e molto tempo ancora di poi non fu essa considerata, e in gran parte a buon diritto, che ( un'arte meccanica e venale. Artiglieri di ogni nazione ; e qualità, perfino zingani (2), giravano il mondo, allogando a prezzo l'opera propria.

In due classi distinguevansi. Chiamavansi cannonieri quelli, che si assumevano il maneggio dei

(1^ Piìces tirèes du cabinet de M. Courcellet, n° I e II (ms. . originale nella bibliot. saluzziana ).

(2) Predari, Origine ecc. de' zingani, p. 93 (Milano 1841).

cannoni; bombardieri o artificieri gli altri, che componevano gli artificii da guerra, e ministravano le artiglierie da tiro ricurvo. Col titolo poi di artiglieri ancora nel xv secolo denominavansi particolarmente i maestri, che dopo aver preso l'esame del capolavoro, erano stati autorizzati a fabbricare artiglierie, e ne tenevano bottega (1). Del resto la massima quantità e degli uni e degli altri proveniva dalla Germania; donde con certificati d'abilità sia nel governo delle varie spezie di artiglierie, sia nel tiro a segno, partivansi per andare agli stipendii dei varii Stati d'Europa. Prima però di abbandonare la patria, giuravano di tenere segreta la propria arte; ed una ordinanza di Carlo v del lo maggio 1519 lo imponeva loro. Più tardi i principi pensarono a liberarsi da cotesta soggezione, e fondarono scuole di bombardieri (2).

I cannonieri e gli artificieri godevano paga quadrupla dei semplici soldati, ossia fiorini 16 al mese; oltre a ciò partecipavano ad un caposoldo di 10 fiorini circa, il quale era assegnato per ogni pezzo da campagna; di più avevano un cavallo ed un garzone ai proprii ordini, e si usava loro qualche cortesia rispetto alle artiglierie predate sul nemico sia nei fatti d'arme, sia negli assalti delle terre murate. Solitamente pel traino

(1) « ... Et aussi qu'il ne vende ne tiengne fenestre de la diete arlillerie, s'il n'est ouvrier et passe maistre et fait chief d'oeuvre, et sans premiìrement estre vue et visitèe par les diz cnmmiz ». Ordonnances des rois de France. Aoùt 1411 (t. IX. p. 631).

(2) Esse esistevano in Genova nell'anno 1636. V. Leggi e decreti del magistrato di guerra ( ms. nella biblioteca Berio in Genova ).

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delle artiglierie pigliavansi in affitto cavalli privati: piantati i cannoni in batteria, staccavansi i cavalli, e si allontanavano i carretti: dovendosi andare innanzi, riattaccavansi i cavalli, oppure trascinavansi i pezzi ;i braccia. Ordinariamente un maestro, un aiutante e un garzone bastavano al maneggio di un pezzo: ma qua e là stavano disposti parecchi maestri da legname e da ferro per racconciarne i guasti, e facilitarne il governo (1).

In Francia, dove il re Luigi xi aveva levato in

i grande onore la professione delle artiglierie, no*i erano esse ministrate da altri che dai mastri can

i nonicri. Costoro, che venivano individualmente nominati dal gran mastro d'artiglieria, trasmettevansi l'arte

I da padre in figlio; e in tempo di guerra erano sli

i pendiati e riuniti in grosse compagnie; al sopraggiungere della pace venivano licenziati. La guardia

! dei pezzi era confidata alle fanterie tedesche o sviz

i zere: un corpo di ufficiali scelti e dipendenti pure dal gran mastro comandava ai cannonieri (2).

In Germania al contrario questi non avevano altri capi, che un zeugmeister, e un feldzeugmeister o colonnello. In Italia, la quale per lungo tempo fornì alla Spa

, gna quasi tutto il materiale delle artiglierie (3), erano queste, come già dicemmo, sottoposte a un proprio generale, da cui ricevevano gli ordini per la parte

(1) Grewenitz, Traiti de Vdrtillcrie, p. 36. — Férrelti , Dell'osservanza militare, ragion. IX. p. 43.

(2) Giovio, Istorie, lib. XV. f. 405. — Rocquancourt, Hist. milit., t I. p. 311.

(3) Ranke , Histnire des Osmanlis et de la monarchie esjmljnole, p. 430.

Voi. IV. 12

guerresca due luogotenenti, e talora un luogotenente generale d'artiglieria, per la parte amministrativa mi veditore, un contadore e un pagatore. Il generale riscuoteva in gruppo il denaro per tutte le sue genti, e ne rendeva conto, ma soltanto all'ingrosso, al generalissimo. Dipendevano altresì dal generale dell'artiglieria tutti gli operai ed i gentiluomini volontarii, al cui valore specialmente era raccomandata la custodia dei pezzi. Alcuni detti maggiordomi distribuivano le munizioni da guerra: i conestabili o capi-maestri comandavano agli artiglieri ed ai loro aiutanti (l).

Dipendevano finalmente dal generale dell' artiglieria gli ingegneri; nè la professione di questi, come vedremo, era meno di quella dei bombardieri independente e venturiera.

IV.

Insino dai primi tempi dei Comuni italiani era essa stata una occupazione speciale d'uomini, che venivano chiamati ed assoldati a giornata o ad opera, senzaché pérciò fossero ordinati militarmente. Da ingegno (engin), macchina, ordegno, provenne il titolo di ingegnere a cotesti privati artefici del disegnare e comporre macchine oppugnataci e difensive, scavare le mura, metterle in puntelli, agevolare insomma l'attacco e la difesa. Genova e Pisa, forse atteso le più strette e antiche relazioni loro coll'Orienfe, erano salite in molta fama, quella per gli scavatori, questa per gli ingegneri e meccanici (2). Di quivi tali artificii si

(1) Brancaccio, I carichi militari, c. XII. p. 833. — Grcwenitz, lib. cit.

(2) Ve bello Cumens., vers. 1822-1831 (R. I. S. t. V).— Chroti. var. Pisan., p. 173 A (R. I. S. t. VI).

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erano estesi a tutta l'Italia, e l'Europa se ne era approfittata (1). Era pur in mano di uomini privati la costruzione delle fortezze, e la fabbricazione della polvere e di tutti gli strumenti da guerra (2).

Così si condusse l'arte sino alla fine del xv secolo: quando i mirabili effetti delle artiglierie, e l'applicazione delle mine alla espugnazione delle piazze aprirono una nuova e bellissima strada di onore agli ingegneri italiani. Dapprima, secondoché il tempo mostrava metodi più spediti e certi di battere le piazze, cercavansene parziali rimedii; e sbassavansi le mura, scarpavansi, terrapienavansi, migliora vasi il fosso e la strada coperta, pensavasi alla difesa degli angoli saglienti, ravvicinavansi le cortine, racconciavansi i merli, i rivellini, le torri.

Ma questi non erano se non se freschi germogli sopra fracido tronco. Il vero principio costitutivo dell'arte moderna del fortificare non conoscevasi tuttavia. Francesco di Giorgio Martini sanese, che verso il 1500 in Italia disegnò i primi bastioni, e già aveva descritto le mine, separò per sempre con quel trovato l'antica dalla moderna scuola: e di quanto la prima aveva ammagrito le difese estollendole, di tanto la seconda le ingrossò abbassandole.

Pochi fatti sconnessi, nè pienamente osservati, individuali intuizioni, anziché verità provate e assentite,

(1) Arnald. Lubcc, Chron. Sdami: A. 1163. — E vedasi la nostra Memoria intorno ai mercenari! (Mem. dell'Accad. delle scienze di Torino, serie II. t. II).

(2) Dalla notaXXIX potrà il lettore arguire, come i principi italiani del XIV e del XV secolo si provvedessero di armi, di artiglierie e di polvere, e a qaali condizioni costumas

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