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condottiero; il quale non di rado colla propria spada l'eseguiva.

L'asprezza di cosiffatta educazione legava di tanto amore tra loro i soldati delle bande medicee, che se ne vollero persino cercare altre più occulte e meno oneste cagioni. Guai, infatti, a qualunque uomo, il quale avesse osato di arrecare un'ingiuria ad un soldato del signor Giovanni! Sul fatto tutta la milizia ne assumeva la vendetta: egli stesso se ne faceva capo e ne dava l'esempio. Cotesta affezione poi si dimostrava e si consolidava tanto più negli straordinarii pericoli, a cui quotidianamente si esponevano; talché ben si poteva dire, che l'un per l'altro tuttodì cimentava la propria vita, e l'un dall'altro la riceveva. Ed anche in ciò Giovanni de' Medici dava l'esempio; come accadde allorché, veggendo Paolo Luzzasco suo capitano in potere de'nemici, si scagliò quasi solo in mezzo ad essi, e menando attorno disperatamente la mazza d'arme, e spaventandoli colla voce propria e colla furia del suo destriero bardato a varii colori pervenne a liberarlo dalle loro mani (1).

Tutto ciò conciliava un universale e grandissimo favore alle bande medicee; e siccome erano esse l'unica milizia veramente indipendente ed italiana, che esistesse allora nella penisola, così la più generosa gioventù desiderava di esservi ascritta, e la voce pubblica le attribuiva destini straordinarii. « Io dico « una cosa che parrà pazza (scriveva nel marzo del « 1526 Nicolò Machiavelli a Francesco Guicciardini); « metterò un disegno innanzi che vi parrà o temera

(1) P. Jovii, Vila F. ftWtVr, lib. II. p. 32G.

« rio o ridicolo: nondiméno questi tempi richieggono « deliberazioni audaci, inusitate e strane... Pochi di «fa si diceva per Firenze, che il signor Giovanni «de'Medici rizzava una bandiera di ventura per far « guerra dove gli venisse meglio. Questa voce mi destò «l'animo a pensare che il popolo dicesse quello, che « si dovrebbe fare. Ciascuno credo che pensi che fra « gl'Italiani non ci sia capo, a chi i soldati vadano più « volentieri dietro, nè di chi gli Spagnuoli più dubi« tino, e stimino più. Ciascuno tiene ancora il sig. Gio« vanni audace, impetuoso, di gran concetti, pigliatorc « di gran partiti; puossi dunque ingrossandolo segre«tamente fargli rizzare questa bandiera, mettendogli « sotto quanti cavalli e quanti fanti si potesse più... e « quando questo si facesse, ben presto farebbe aggi« rare il cervello agli Spagnuoli, e variare i disegni « loro, che hanno pensato forse rovinare la Toscana « eia Chiesa senza ostacolo. Potrebbe far mutare opi« nione al re di Francia, e volgersi a lasciare l'accordo « e pigliare la guerra... e se questo rimedio non c'è, «avendo a far guerra, non so quale sia... » (1).

E veramente questo pensiero non sarebbe stato affatto inopportuno in que'tempi; stanteché i principi italiani si trovavano le armi straniere nelle proprie viscere, senza osare nè di unirsi, nè di combatterle apertamente. Del resto, l'opera di redimere una nazione, quand'essa non voglia cooperarvi efficacemente , è sempre superiore alla potenza, per quanto smisurata, di qualsiasi individuo. Quando la materia fosse stata pronta, quando l'Italia avesse avuto fermo volere e braccio da ciò, certamente Giovanni de'Me

(1) Machiavelli ^Lettere famigliari, LXIV LXV. p. 898. 899

dici sarebbe stato ottimo strumento. Nè l'animo suo
era alieno da siffatti pensieri; anzi, quantunque non
ne desse esternamente mai alcun segno, è certo che
dentro di sè aveva stabilito non solo di acquistare
Firenze, ma di formarsi un vasto e fortissimo Stato
nella Toscana (1). A tale scopo erano rivolte da
lontano le sue fatiche; e non v'ha dubbio che egli
l'avrebbe conseguito, se la morte non avesse immatu-
ramente recisa cotesta ultima speranza alla indipen-
denza italiana.
Ma è tempo di ripigliare il corso della narrazione.

II.

Aveva Giovanni de' Medici fatto ogni sforzo per acA. 1524 compagnare l'esercito de'confedera ti alla impresa della Provenza; ma l'invidia de'capitani spagnuoli, e specialmente del viceré Lannoy, glielo impedì. Allora egli si ritirò nella Lunigiana, ed avendovi comprato un luogo detto la Vula, pose mano a fabbricarvi una fortezza. Ciò inasprì contro di lui i marchesi Malaspina, potentissimi in quella contrada; e siccome egli non era uomo da tollerare pazientemente veruna ingiuria, così con 3000 fanti e alquanti pezzi di artiglieria mandò soss.opra il paese. Alla fine per l'interposizione di alcuni cardinali, dei Fiorentini e dei Genovesi si fece pace tra i contendenti. Giovanni de' Medici passò a governare Fano, città che il nuovo papa Clemente Vii di lui congiunto prometteva di dargli.

Quivi, avendo comprato tre fuste e ricevuto dal pontefice in dono un galeone, si avvisò di correre i mari. Mancava il porto, ed egli fece ristaurare l'an

(1) De' Rossi, l'ita di Giovanni rfc' Mediii, p. 52.

tico; mancavano le ciurme, ed egli fece pigliare quasi tutti i famigli de'suoi soldati e legolli al remo. Ih breve ogni cosa fu in pronto. Deliberò allora segretissimamente di assalire Ancona e farla sua piazza d'arme per tutte le imprese che di colà intendeva muovere per terra e per mare. Ma la guerra scoppiata poco stante ne rivolse altrove i pensieri. Nel racconto della quale noi saremo brevi, sia perché si tratta di cose notissime, sia perché la milizia italiana va prendendo sempre minor parte nei destini del proprio paese.

Dicemmo come l'esercito dei collegati, proseguendo A. 1524 la vittoria, avesse invaso la Provenza. Ma la contrarietà del clima, e la resistenza incontrata sotto Marsiglia, dentro la quale si erano chiusi Renzo da Ceri e Federigo da Bozzolo, non tardarono a sminuirne il coraggio e le forze. Ciò inanimi il re di Francia Francesco i ad assaltare la Lombardia, nella speranza e d'impadronirsene più facilmente, perché il nemico si trovava stracco e lontano, e di liberare affatto, mediante la diversione, la Francia dalla presenza dei collegati. Passò impertanto nell'ottobre il Moncenisio con un esercito di 25,000 fanti, 3000 cavalleggeri e 2000 lance.

Appenachè ebbero notizia di tale risoluzione, i confederati condotti dal marchese di Pescara abbandonarono la Provenza, e pel contado di Nizza, camminando con grandissima celerità, giunsero in Alba il dì medesimo che il re entrava in Vercelli. Al Pescara si congiunse tosto il viceré Lannoy, governatore della

(1) De'Rossi, Vita cit., p. 36.—Castiglione, Lettere, lib. I. p. 139.—Ammirato, Opuscoli, t. IH. 191.

Voi. iv. 3

Lombardia, e tutti insieme, dopo avere lasciata buoni presidii in Alessandria, in Pavia e nel castello di Milano, si ridussero nei contorni di Cremona. Il re, invece d'incalzarli e costringerli a fare battaglia (la qual cosa forse gli avrebbe dato vinta la guerra), mandò alcune schiere ad occupare la città di Milano, e col resto dell'esercito pose l'assedio a Pavia.

Quivi gli si uni con 300 cavalli e 3000 fanti Giovanni de7Medici; il quale, stanco delle insolenze e delle simulazioni degli Spagnuoli, e forse anche persuaso di servir meglio il suo paese servendo i Francesi, aveva abbandonato nuovamente la lega. Il re gli concesse onorevolissime condizioni; 12,000 scudi di piatto ossia di provvigione sua propria, e l'Ordine di s. Michele; del quale però quegli mai non volle fregiarsi, forse per la tema di vincolare troppo la libertà delle proprie azioni e degli occulti suoi divi samenti (1). Ma breve fu la dimora di Giovanni de' Medici nel A. 1525 campo francese. Aveva il duca di Alansone contro il parere di lui alloggiato tre compagnie delle bande medicee in un sito discosto, allegando per ultima ragione, che là stavano bene e ch'egli si rendeva garante della loro salute. Ma elleno un bel di furono investite dagli assediati, e, prima che niuno pensasse a soccorrerle, malmenate ed oppresse. Giovanni de'Medici ne arse di sdegno, e andò difilato alle tende del duca per lamentarsene. Non avendo ritrovato lui, cariconne di rimproveri le soldatesche: quindi mise due agguati attorno la città, e avendo preso in mezzo un certo numero di nemici, li tagliò tutti a pezzi. Ciò fatto, nel tornare agli alloggiaci) Pietro Aretino, Lettere, t L p. 7 (Parigi 1609).

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