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genti e con altre raccolte segretamente a Bologna entrarono nella Toscana. Ma questa volta il successo fu ancor più dell'altra contrario alle loro espetLative. Filippo Strozzi e quasi tutti i capi, ingannati da un traditore, vennero di notte sorpresi a Montemurlo, fatti prigioni, e condotti a morte. Pietro , scampatone per miracolo, andò a Costantinopoli per istringere il Turco in lega colla Francia contro Carlo v e il duca Cosimo. Dei fuorusciti, molti passarono in Venezia ad aspettare l'arrivo di lui, parecchi presero servizio sotto Leone di lui fratello, il quale era capo di sei galere al servizio della Francia, e vi si segnalarono, specialmente nell'assalto di Nizza (i).

Ritornato a Venezia, Pietro Strozzi concepì l'idea di sorprendere Marano, piccolo porto dell'Istria allora posseduto dal re d'Ungheria, e la mise ad effetto felicemente col braccio dei suoi compagni, e coll'occulto favore di quella repubblica. Ma, essendo poi questa venuta in isdegno col re di Francia, mandò via tutti i fuorusciti fiorentini (2). Lo Strozzi li raccolse , e dopo averli a proprie spese bene armati e vestiti li condusse seco oltremonti al campo di quel re.

« Venne il signor Strozzi (narra un guerriero « francese contemporaneo) a ritrovare il re colla più « bella compagnia che mai si vedesse, di dugento arti cbibugieri a cavallo, i meglio montati, i meglio ioli rati e in punto che si sapesse vedere: ché non v'era

(1) « // alla bravement à l'assaut aeec sa troupe de Fiorentini bannit d'un coste, et les Turcs de l'autre.... » Brantòmo, Pie de Leon Strozze.

(2) Segni, Storia, lib. IX.

«tra loro chi avesse meno di due buoni cavalli di « piccola taglia, detti cavallini, il morione dorato, le « maniche di maglia, molto usate allora e clorate tutto ie o mezzo, e simili gli archibugi e arnesi. Meraviglio« samente spingeano i cavalli al corso, servendosi della «picca, della celata alla borgognona, e all'uopo del « corsaletto dorato: ma, che più monta, eran quasi « tutti vecchi capitani e soldati ben agguerriti sotto le « bandiere e ordinanze di quel gran capitano Giovan« nino de'Medici,- talché, accadendo di far loro mettere « piè a terra e combattere a piedi, non c'era bisogno « di grandi ordini per disporli a battaglia, poiché di « per sé ciascuno tanto era ammaestrato che trovava « il suo luogo appunto appunto. Eran di questo nu« mero Sampiero Corso, Giovanni da Turino, il capi« tano Moretto calabrese, il signor Pietropaolo Tosin« ghi, il capitan Bernardo , il capitano Michele (di «Candia, il capitano Mazzino e Giacomo Ferrarese, « che si son ben fatti conoscere nelle nostre guerre « dipoi. Quando il re Francesco vide così bella gente, «la lodò molto, e ne fece gran caso colla Delfina, « cugina del detto signor Strozzi, ed ella si pensò « quasi morir di gioia al veder il suo cugino far cosi « vaga mostra e sì bel servizio al re, e tutto a sue « proprie spese. Posciacché, come io n' ebbi inteso « dal capitano Michele di Candia suo vecchio serviti tore, questa compagnia gli costò ben cinquanta mila « scudi ; ma ben egli avea di grandi ricchezze massime «a Venezia: eppure, ohimè! tutte egli le spese al «servizio de'nostri re, e di 500m. scudi appena ven«timila ne lasciò morendo al figliuol suo. Questo è « spendere certo, e senza averne ricompense, né be«neficii dai nostri re: poiché egli non era punto im«portuno e domandatore (1) ».

IL

Con questa brava compagnia, Pietro Strozzi militò A. 1543 molto lodevolmente nella guerra di Borgogna, e soprattutto si distinse nella difesa di Landrecy. Questi meriti aggiunti al suo parentado colla Delfina e alla sua intrinsichezza col marito di essa, che fu poi re Enrico n, gli procurarono in premio il collare dell'ordine di s. Michele, un feudo, e la condotta di una compagnia degli uomini d'arme del re.

Però l'Italia era per lo Strozzi il campo più desi- A. ì5ìì derato; ed odio, vanità, interesse ed amor patrio si univano per tenergliene sempre viva la memoria. Infuriava in Piemonte la guerra tra gli Imperiali ed i Francesi: ciò nulla di meno egli non temè di traversare sotto falsi abiti le provincie nemiche, per abboccarsi in Venezia cogli agenti del re, e vendere a quella repubblica il porto di Marano. Quindi corse a Roma per compiervi le trattative col papa. Ciò fatto, passò alla Mirandola, e vi raccolse diecimila fanti:

(1) Brantòme, Vie du marechal Strozze. Non altrimenti parla di codesta gente il signor Da Bellay. « Le seigneur P. Strozzy ayant amene trois cents soldats toscans tous signalés, ayant èté ou capìtaines, ou lieutenans ou enseignes: et ètaìent armès de corselets dorés, aveeque chacun un chevalier vite et dispot: les deux parties portoni la pique et la tierce l'arquebuse , allant loujours avant les coureurs. Et s'il était besoin de combattre ou d'assaillir un fori ou garder un passage ou le conquérir, soudain se mettaient à pied et ne leur fallaii nul sergent pour se mettre en bataille, parceque d'eux-mémes chacun savait ce qu'il avait a faire, car ils avaienl tous commandé. — V. Du Bellay, Mémoires, lib. II.

con essi marciò verso il Po, e vi si congiunse alle genti che il conte da Pitigliano gli conduceva dal Piemonte. Allora si avviò pei monti del Tortonese coll'intento di riuscire nell'Astigiana, dov'era il grosso dell'esercito francese. Ma presso la Scrivia gli si affacciarono gli imperiali guidati da Ridolfo Baglioni, e dal principe di Salerno.

I soldati dello Strozzi ebbero sulla prime il vantaggio ; ma nell'incalzare gli imperiali, essendosi inavvedutamente sparpagliati tra i vigneti, dove nè combattere nè fuggire si poteva, vi rimasero quasi tutti prigioni. Furono fra questi Ivo Biliotti e molti capitani delle bande nere e fuorusciti in bando del capo; i quali sarebbero senza fallo passati dal carcere al supplizio, se i vincitori, anteponendo al guadagno l'onore della milizia, non avessero cortesemente fatto loro, come allora si diceva, la via dell'angelo (1).

Lo Strozzi, per trovarsi bene a cavallo nel fronte della battaglia, ebbe modo di fuggire di mezzo ai nemici. Ma era appena in sicuro, che deliberava di ritornare alla Mirandola, rifarvi l'esercito, e menarlo in Francia in soccorso del re. Tanto deliberò, tanto esegui, traversando in furia con 60 compagni la Lombardia posseduta dagli Imperiali. Restavagli da ritrovare i denari; ed egli si recò a Roma, e tanto fece presso i cardinali suoi amici, che mise insieme 50 mila ducati.

Radunati cosi 8000 fanti e 200 cavalli, per le asprezze dell'Apennino li condusse a Genova, e di colà in Piemonte, e finalmente in Francia; dove col

(1) Adriani, Storia, IV. 147 (Firenze 1583).—Segni, Storia, lib. XI. — Albizzi, Vita mi. di P. Strozzi.

valore e colla disciplina loro dimostrarono, dice uno storico « che la gente italiana sapeva obbedire e comandare quand'era bisogno (1) ».

La pace interruppe il corso delle loro fatiche. Licenziati dal re con molti doni e belle parole, gli Italiani dello Strozzi si sbandarono: altri di essi pare che pigliassero servizio presso il re d'Inghilterra; altri ripatriarono; molti salirono sopra le galere di Leone Strozzi, che si chiamava il Priore di Capua; i più qari e sperimentati rimasero con Pietro di lui fratello, il quale tre anni dipoi insieme col titolo di colonnello generale di tutte le fanterie ottenne pure dal re di Francia la facoltà d'intertenere parecchi capitani e soldati a propria scelta (2).

Bentosto la guerra insorta tra la Francia e l'Inghilterra aperse loro una strada di acquistarsi onore. Trattavasi di fare uno sbarco sopra le coste di quella isola. Lo Strozzi propose di eseguirlo colle galere a remi; e non ostante la difficoltà dell'Oceano, la novità della cosa e la sentenza contraria quasi di tutti, andolle a prendere a Marsiglia, e le condusse felicemente fino nel porto di Bologna. Poveansi quivi radunare 242 navi e 30 mila combattenti. Ma l'impresa, stante la presenza di una flotta inglese e molti altri ostacoli, non ebbe luogo.

Intanto Pietro e Leone Strozzi fomentavano in Italia una trama intesa a riunire la Toscana e gli Stati pontificii in un solo regno. Essendo questa riuscita male,

(1) Segni, lib. XI. — Adriani, IV. 153. — Contile, Vita di Cesare da Napoli, lib. III. p. 163.

(2) Adriani, V. 363; VI. 416 (Dal lib. V in poi si cita l'Ediz. di Milano 1834).

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