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Pietro passò in Germania per darvi animo ai protestanti confederati contro Carlo v, alla fortuna del quale ben sapeva essere legata quella del duca Cosimo de'Medici. Il successo delie armi fu contrario alle sue espettative: tuttavia non si smarrì; ma, quasiché ritrovasse in se stesso novelli stimoli e mezzi, si conduceva a Roma per concertarvi col papa i modi di sottrarre Genova ad Andrea Doria, Piacenza agli Imperiali, e la Toscana ai Medici.

Come ebbe stabilito queste cose, assoldò gente, e a nome del re di Francia assali il marchese di Saluzzo, lo fece prigioniero, e lo spogliò di quasi tutto lo Stato (1). Del resto il pensiero dello Strozzi per allora non ebbe effetto, e la morte del papa accaduta A. 1447 due anni dipoi Io sventò affatto. Pietro con mille Italiani e molti Tedeschi e Francesi al soldo del re di Francia passò sopra le galere del fratello in Iscozia, ad oggetto di rimettervi in istato la regina Maria Stuarda. Ma una ferita riportata allora in una gamba, e quindi un'altra ricevuta in un braccio a Parigi nell'occasione di una giostra, lo resero per più di un anno inabile all'esercizio delle armi (2). Egli spese questo tempo a postillare e tradurre in greco i commentarii di Giulio Cesare, a ideare una navigazione al Perù, e ad accompagnare il re nella visita delle Provincie (5).

Nel I55I Pietro Strozzi ritornava in Italia coll'incarico di soccorrere la città di Parma, posseduta dal duca Ottavio Farnese, ed assediata da D. Ferrante Gonzaga

(1) Adriani, Storia, lib.Vl. p. 428.

(2) Albizzi, Vita ms. di P. Strozzi.

(3) Brantóme, Vie de Vamiral de Chdlillon, t. HI. p. 162.

a nome dell' imperatore e del nuovo pontefice Giulio ni. La Mirandola fu di nuovo il ricetto, ove egli riunì la soldatesca: due fuorusciti, un Bentivoglio e un Fregoso, gliene condussero molta, quegli dallo Stato di Mantova e di Venezia, questi dalla Marca di Ancona. Raccolti così 6000 uomini a piedi e 600 a cavallo, lo Strozzi si diede a saccheggiare il Bolognese. Ciò astrinse gì'Imperiali ad allargare l'assedio d'intorno a Parma. Lo Strozzi colse V occasione, vi entrò quasi volando con un buon numero d'armati, e l'assicurò dagli insulti ostili (1).

La guerra scoppiata nella Borgogna lo richiamava A. 1552 poscia dalla difesa di Parma a quella di Metz: e quivi la sua bravura da soldato e le sue cognizioni da ingegnere gli procacciavano lode fin presso gli ultimi fanti, che ne celebravano il nome in una rozza canzone (2).

III.

Codeste fatiche, codesti pericoli aveva lo Strozzi bravamente incontrato sempre per la speranza di aprirsi in tal modo una strada verso i proprii fini. Questi fini poi erano di liberare Firenze dal dominio mediceo , e l'Italia dalla influenza imperiale. Siffatta idea stava tanto profondamente in lui scolpita, ch'egli l'attribuiva a una segreta forza del cielo (3). Anzi fu chi

(1) Adriani, Storia, Kb. Vili. 478.

(2) Et le seigneur Pierre Estorse
Qui nuit et jour est sur remparts,
Faisant remparts de grand adresse,
Et remparant de toutesparts ... ».

Brantóme, Vie du maréchal Strozze, p. 300.

(3) Scipione da Castro, Istruzione ai principi, p. 355 (Tesoro politico, t. II).

Voi. IV. 6

credette, ch'egli, per natura alieno dal mestiero della guerra, non per altro motivo lo abbracciasse, seno perché sperava di giungere a padroneggiare le armi francesi in Italia, e rivolgerle poscia là dove aveva indirizzato tutta l'anima sua (1).

Finalmente l'occasione tanto tempo agognata si presentò. Siena scosse da sè il giogo degli Spagnuoli, e si redense in libertà; e siccome il duca Cosimo e Carlo v unirono le loro forze per sottometterla, cosi il re di Francia si propose di mantenerla e difenderla. A tale effetto fu inviato in Italia lo Strozzi col titolo di luogotenente generale di qua dalle Alpi: e dalla parte del mare doveva con lui cooperare Leone suo fratello.

Si era questi alcun tempo innanzi partito dai servigi del re, perché in premio del suo valore l'intrigo aveva destinalo spie a sindacarlo, colleghi a contrariarlo, emuli a comandare le galee sue proprie, e sicarii ad insidiarne i giorni (2). Con due sole navi e coi più fidi seguaci si era egli pertanto riparato a Malta, protestando di non volere quindinnanzi militare se non se in difesa di quell'ordine, al quale egli apparteneva come priore di Capua. Ma essendo stato male accolto da quél gran maestro, che era spagnuolo, erasi dato alla pirateria, dapprima contro i Turchi, poscia contro chiunque (3). Così visse qualche mese; finché le istanze del re di Francia, che gli offriva il grado di regio luogotenente in mare, e la condotta

(1) Albizzi, Vita ras. di P. Strozzi.

(2) Lettera di Leone Strozzi, p. 105 (Lettere di principi, t. Ili ). — Molini, Docum. di storia italiana, n" 440.

, (3) Segni, XIV. 185. _ Adriani, Vili. 488; X. 560.

perpetua di 12 galee, insieme alle esortazioni del fratello, ed agli impulsi della propria inclinazione, lo sospinsero a pigliar parte alla difesa di Siena. Ma fu breve l'utile che egli potè arrecarle. Percosso sotto le mura di Scarlino da una palla tirata quasi a caso, morì, lasciando pel Mediterraneo la fama di grandissimo uomo di mare (1).

Assediavano Siena 24m. uomini tra Tedeschi, Spa- A. gnuoli ed Italiani, comandati da Gian Giacomo de' Medici, marchese di Marignano, generale nel medesimo tempo del duca Cosimo e di Carlo v. Nella città erano entrati con Pietro Strozzi gli avanzi delle bande nere, e i più ragguardevoli fuorusciti non meno della Toscana che della restante Italia. Noveravansi fra i primi il colonnello Giovanni da Torino, e il Moretto calabrese, Sampiero da Bastelica, Alessandro da Terni e il perugino Capaguzzo, capitani. Noveravansi tra i secondi 28 duchi o marchesi, fra i quali il duca di Somma, quattro Orsini, un Fregoso e due Sforza (2). I fuorusciti fiorentini si erano raccolti in due compa

(1) Ce Prieur de CapUe a esté un aussi grand capitarne de mer, camme san fr'iire de la terre, de sorte gue tous les ports, les costes et les mers du Levarti raisonnent de Ivy: tellement gue son nom les remplit encore, et n'ay veu guìres mariniers, matelots, pìlots, patrons, comites, forcats, esclaves, capitaines et soldats, giti ne Vayent dit le plus grand capitarne de mer de son temps: et bicnheureux estoit celuy (comme j'ay veu en plusieurs endroits du Levant), gui pouvait dire, j'ay navigé et combattu sous le Prieur de Capile: et encore gu'il n'en fui rien, plusieurs le faisoient accroire par ostentation et pour en estrc plus estimez. Brantòme, Vie de L. Strozze.

(2) Sozzini, Bivoluz. di Siena, p. 94 (Archivio storico, t. II). - Conti, Storia, lib. VI. f. 165 (Venezia 1589).

gnie con insegne verdi, sopra le quali stava scritto Libertà e Firenze (1).

Il buon volere e il coraggio di questa gente era a tutta prova; ma Pietro Strozzi non tardò ad accorgersi, che senza i soccorsi esterni esso non sarebbe bastato a fare sciogliere l'assedio, o almeno ad aprire l'adito alle vittovaglie, delle quali già dentro si sentiva difetto. Sapeva che diecimila fanti tra Svizzeri ed Italiani erano stati riuniti alla Mirandola col denaro dei mercatanti fuorusciti. Mandò a dir loro che si muovessero alla sua volta, e si accinse alla difficilissima impresa di andarli ad incontrare.

Avendo infatti preso seco pane per due dì, esci di notte da Siena così improvvisamente, che tolse ai nemici la speranza di raggiungerlo. Entrò per stratagemma in Pontadera, e vi pernottò. Il mattino seguente mandò i cavalli a ritenere più in su la corrente dell'Arno, e con corde fermate sopra pali lo guadò, andando egli dinnanzi a tutti. Giunto cosi presso alle sponde del Serchio, si fortificò al ponte a Moriano discosto sette miglia da Lucca, e vi si congiunse alle schiere amiche.

Ciò fatto , si volta contro il marchese di Marignano, il quale per impedire appunto codesta congiunzione era partito dal campo sotto Siena, e lo respinge addietro, torna verso l'Arno, lo riguada pel primo, rialloggia a Pontadera, e intatto si ritira a Casoli (2). Sperava egli di tenere la campagna tanto tempo almeno, che fosse bastante ai Sienesi per ridurre le messi in città, ed aspettare l'arrivo del nati) Sozzini, Ibid., p. 245. (2) Adriani, XI. 576. - Segni, XIV. 186.

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