Opere di Torquato Tasso colle controversie sulla Gerusalemme poste in migliore ordine, ricorrette sull'edizione fiorentina, ed. illustrate dal professore Gio. Rosini, Volume 25

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Capurro, 1830
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Pagina 250 - l viver di Clorinda al suo fin deve. Spinge egli il ferro nel bel sen di punta, Che vi s'immerge, e 'l sangue avido beve; E la veste che d'or vago trapunta Le mammelle stringea tenera e leve, L' empie d'un caldo fiume . Ella già
Pagina 289 - del bosco e tra i virgulti; E trarne un suon che flebile concento Par d'umani sospiri e di singulti ; E un non so che confuso instilla al core Di pietà, di spavento e di dolore . XLI. Pur tragge alfin la spada, e con gran forza Percote l'alta pianta. Oh maraviglia ! Manda
Pagina 251 - Poco quindi lontan nel sen del monte Scaturìa mormorando un picciol rio : Egli v' accorse, e l'elmo empiè nel fonte, E tornò mesto al grande ufficio e pio. Tremar sentì la man, mentre la fronte, Non conosciuta ancor, sciolse e scoprio. La vide, e la conobbe; e restò senza E voce, e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!
Pagina 252 - s' apre il cielo ; io vado in pace . D'un bel pallore ha il bianco volto asperso, Come a gigli sarian miste viole; E gli occhi al cielo affisa , e in lei converso Sembra per la pietate il cielo e 'l Sole; E la
Pagina 319 - insieme ch' egli esser dovesse De' tuoi consigli esecutor soprano. A te le prime parti, a lui concesse Son le seconde : tu sei capo, ei mano Di questo Campo; e sostener sua vece Altri non puote, e farlo a te non lece. XIV. A lui sol di troncar non fia disdetto II bosco
Pagina 245 - e tra lor gloria Splenda del fosco tuo l'alta memoria. LV. Non schivar, non parar, non ritirarsi Voglion costor, né qui destrezza ha parte. Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi: Toglie l' ombra e 'l furor l' uso dell' arte. Odi le spade orribilmente urtarsi A mezzo il ferro ; il
Pagina 338 - gettate il caro dono, Che breve è sì, di vostra età novella? Nomi , e senza soggetto idoli sono Ciò che pregio e valore il mondo appella. La fama , che invaghisce a un dolce suono Voi superbi mortali , e par sì bella , È un eco, un sogno, anzi del sogno un'ombra, Ch' ad ogni vento si dilegua e sgombra
Pagina 250 - e se rubella In vita fu, la vuole in morte ancella. LXVI. Amico hai vinto ; io ti perdon : perdona Tu ancora, al corpo no che nulla pave, All'alma sì: dch! per lei prega; e dona Battesmo a me ch' ogni mia colpa lave. In queste voci
Pagina 263 - tua mercé : tu me dai vivi Del mortal mondo per error togliesti : Tu in grembo a Dio fra gl' immortali e divi Per pietà di salir degna mi festi. Quivi io beata amando godo, e quivi Spero che per te loco anco s'appresti, ST. 91. Ed ecco in sogno di stellata veste Cinta.
Pagina 179 - l'indegno Patto : solo a Rambaldo il persuade . Noi ( ché non val difesa ) entro una buca, Di lacci avvolse, ove non è che luca . LXX. Poi nel castello istesso a sorte venne Tancredi, ed egli ancor fu prigioniero . Ma poco tempo in carcere ci tenne La falsa maga: e (s'io n'intesi il vero) ST. 69. Noi

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