Commento di Francesco da Buti sopra la Divina comedia di Dante Allighieri, Volume 3

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Pagina 755 - Sì che le pecorelle che non sanno , Tornan dal pasco pasciute di vento , E non le scusa non veder lor danno. Non disse Cristo al suo primo convento : Andate e predicate al mondo ciance; Ma diede lor verace fondamento : E quel tanto sonò nelle sue guance, Sì ch' a pugnar per accender la fede Dell' evangelio fero scudi e lance.
Pagina 685 - Come la fronda, che flette la cima Nel transito del vento, e poi si leva, Per la propria virtù, che la sublima: Fec' io in tanto , in quanto ella diceva , Stupendo , e poi mi rifece sicuro Un disio di parlare, ond...
Pagina 623 - Come foco di nube si disserra per dilatarsi, sì che non vi cape, e fuor di sua natura in giù s'atterra...
Pagina 778 - La bellezza ch' io vidi si trasmoda Non pur di là da noi, ma certo io credo Che solo il suo fattor tutta la goda. Da questo passo vinto mi concedo, Più che giammai da punto di suo tema Soprato fosse comico o tragedo.
Pagina 3 - Per l' universo penetra, e risplende In una parte più, e meno altrove. Nel ciel che più della sua luce prende Fu...
Pagina 850 - Di sua mortalità co' prieghi tuoi , Sì che '1 sommo piacer li si dispieghi. Ancor ti prego, Regina, che puoi Ciò che tu vuoi , che tu conservi sani Dopo tanto veder gli affetti suoi. Vinca tua guardia i movimenti umani, Vedi Beatrice con quanti beati Per li miei prieghi ti chiudon le mani.
Pagina 157 - Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, Non la tua conversion, ma quella dote Che da te prese il primo ricco patre!
Pagina 41 - Per la natura lieta onde deriva, la virtù mista per lo corpo luce come letizia per pupilla viva. Da essa vien ciò che da luce a luce par differente, non da denso e raro; essa è formai principio che produce, conforme a sua bontà, lo turbo e '1 chiaro-.
Pagina 329 - Né valse esser costante né feroce, Sì che, dove Maria rimase giuso, Ella con Cristo salse in su la croce. Ma, perch'io non proceda troppo chiuso, Francesco e Povertà per questi amanti Prendi oramai nel mio parlar diffuso.
Pagina 299 - Quant' esser convenia da sé lucente quel ch'era dentro al sol dov' io entra'mi, non per color, ma per lume parvente! 42 Perch' io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami, sì noi direi che mai s'imaginasse; ma creder puossi e di veder si brami. E se le fantasie nostre son basse a tanta altezza, non è maraviglia; che sopra '1 sol non fu occhio ch'andasse.

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