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di ricercare il pontefice d'una presta e determinata risposta. Ond'esso offeso altamente nel cuore, sfogandosi co'Legati, scrisse: tal guiderdone ricever egli del dispendio e del travaglio sofferto in soccorrere e per se stesso, e per opera d'altri principi il re nella preterita guerra. Pertanto, che si sponesse tutto l'affare, e si leggesse l'arresto nella generale adunanza, e le si domandasse per lui consiglio di ciò che dovesse rispondere alla pe tizione: ben intendendo che non sarebbe quivi potuta farsi proposta, sì come più dannosa pe vescovi, così più odiosa verso del re, e più efficace a svegliar in essi vescovi il conoscimento di quanto montasse a tutto l'ordine ecclesiastico il sostener l'autorità pontificia. Ma essendo venuta questa commessione in tempo di atroci romori sollevati da Francesi, come vedrassi, non parve che in febre sì ardente si dovesse dar cibo calido, il qual fosse tosto per convertirsi in bile. Nè solo si tacque verso la reina di Francia, ma verso quella d'Inghilterra, contra la quale i teologi di Lovagno e i vescovi di quel reame domandavano qualche dichiarazione in concilio (1). E appunto arrivarono su que giorni a Trento tre prelati fiamminghi (2) con altrettanti teologi lovagnesi mandati per ordinazione del re Filippo. I prelati erano: Francesco Ricardotto, Antonio Havezio domenicano, e Martino Rithovio, vescovi l'uno d'Arras, l'altro di Namur, l'ultimo d'Ipri. I teologi, tre uomini assai famosi, Michel Baio, Giovanni Hessel, de quali altrove s'è scritto, e Cornelio Iansenio il vecchio, che poi resse il pastorale di Gante, e s'illustrò in varie opere, ma sopra tutte nei comenti degli evangelii. Fin quando il Commendone faceva dimora in Fiandra, come allora contammo, erasi dubitato con gravissime ragioni per l'una e l'altra parte, se convenisse di mandar al concilio il Baio e l'Hessel suo aderente nelle pericolose opinioni. Ma finalmente il Granuela pensò che per l'assenza loro da quel paese

(1) Atti del Paleotto, lettera de'Legati al cardinal Borromeo de 21 di giugno, e risposta di lui ai Legati del 30 di giugno 1565.

(2) Il Diario a 20, e a' 21 di giugno, e lettera e scrittura del Visconti al cardinal Borromeo de 24 di giugno 1565, e Atti del concilio stampati in Anversa l'anno 1564.

dove ferveva la discordia, e per la comunicazione con gli uomini dotti e autorevoli del sinodo, co' quali non era la gara, potessero e rattiepidire gli animi, e lasciarsi trarre alle sentenze comuni. Significò nondimeno (1) egli al pontefice, che essendosi fatto ad essi alcun cenno d'esortazione perchè desser conto di loro spezial dottrina a letterati del concilio, aveano risposto non farne mestiere, stando sè pronti di rimettersi ad ogni semplice dichiarazione di sua beatitudine. Aggiugneva il cardinale, mostrarsi costoro assai umili: nondimeno convenire che s'usasse con loro gran carità e cortesia, però che al fine ogni uno è geloso dell'onor suo, ed essendo essi in molta riputazione di pietà e di scienza, sarebbe stato gran detrimento l'esasperarli, e far che la piaga divenisse una gancrena, la qual non solo fosse incurabile, ma si diffondesse nel corpo di quelle provincie. Nè rimase il papa di scrivere, e i Legati (2) d'applicar

(1) Lettere del cardinal di Granuela al cardinal Borromeo de 4 di luglio 1565.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 29 di luglio 1565.

vi il pensiero. Ma o perchè nella piccolezza de' cattivi semi l'umana vista non discerne la grandezza de'futuri germogli, e però non pone ogni sforzo a sopprimerli, o per altre ragioni, benchè s'estinguesse il male nell'Hessel a un'ora con la vita, nel Baio rimase così sopito fin che altra età ne provò i danni, ed altra riportò l'onor della cura. Or la venuta de'suddetti Fiamminghi avea riscaldati in Trento i pensieri di vibrare i decreti contro a quella empia reina della propinqua Inghilterra: e'l pontefice avea approvato il consiglio, con parergli luogo a ciò acconcio quello dove si tratterebbe de'legittimi vescovi, potendosi quivi dichiarare, che gli assunti da lei non erano tali, ed insieme ch'ella era scismatica ed eretica: la qual sentenza d'un concilio universale sperava egli che averebbe infiammati i principi cattolici ad aiutar con l'armi que perseguitati ed oppressi fedeli. Ma di poi gli ambasciadori cesarei posero nella considerazione (1) a Legati ciò che agli stessi, e al pontefice aveva scritto il nunzio Delfi

(1) Lettera de' Legati al cardinal Borromeo dei 28 di giugno 1565.

no, che percotendosi Elisabetta con un tal colpo, ella, infierita, avrebbe fatto macello di que pochi vescovi i quali rimanevano nell'Inghilterra. Oltre a ciò, che i principi eretici di Germania, pronosticando a se per simil ragione simil condannazione, s'accorderebbono a prevenir l'offesa: il che quando fosser uniti a volere, sarebbono potenti a fare. I Legati, che prima aveano comunicato il negozio col cardinal di Loreno, e con tutti gli oratori ecclesiastici, e conchiuso unanimamente di farne partecipi l'imperadore, e 'l papa, a questa significazion de'cesarei dierono in risposta, che avrebbono scritto da capo ad amendue i principi, operando secondo l'indirizzo dell'uno, e le commessioni dell'altro. E la deliberazione di Roma fu, che non si ferisse il membro putrido, da che il taglio non varrebbe a salute, ma più tosto a danno del sano. E per trarre Pio di questa sua deliberazione, come procurano sempre gli uomini d'attento senno, quel più di bene che si poteva, ordinò (1) che i Legati significassero all'imperadore, es

(1) Lettere del cardinal Borromeo a Legati dei 6, e del 10 di giugno 1565.

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