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ser prevaluta nell'animo suo la prudenza, e l'autorità del consiglio dato da sua maestà a quello d'infiniti altri esortatori al contrario: ed in universale fe scriver loro queste parole. In questo ed in tutte l'altre azioni che possono concernere la quiete di Germania, e d'altri paesi pericolosi d'alterarsi per conto della religione, sua santità averà caro che si governino secondo il parere, e consiglio dell'imperadore, del cui giudicio e bontà sua santità ha causa di poter fidarsi, conoscendolo per prudentissimo, e pieno di zelo cristiano. E di poi sopravvennero lettere del cardinal di Granuela (1), il quale intorno ad Elisabetta confortava i Legati allo stesso ritegno per sentimento suo, e del re cattolico. Non mancava nel concilio qualche instanza contra il re suddetto eziandio. Stava carcerato già da molti anni nell'inquisizion di Spagna frate Bartolomeo Carranza domenicano arcivescovo di Toledo primate di que regni, e un de' maggiori prelati del cristianesimo. Ora i vescovi del concilio, avvisandosi che nella prigionia di

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 12 di luglio 1565.

quel gran mitriato sotto altro tribunale che del sommo pontefice, tutto l'ordine loro rimanesse avvilito, se ne richiamaron più volte copresidenti: i quali stretti da tal preghiera fin in principio d'aprile ne avevano già (1) scritto a Roma la terza lettera: significando, essere ardente, e comun richiesta che 'l pontefice assumesse per se quella causa, e si facesse mandare i processi di Spagna. Nè aveva tralasciato egli nelle risposte di purgarsi dalla nota o di negligente, o di condescendente: narrando che non era ito in Ispagna verun suo ministro a cui non avesse con iterate commessioni raccomandato vivamente quella faccenda. E mandò (2) fra l'altre cose a Legati una lettera in questo argomento di mano del re Filippo (3): nella quale dolevasi forte col papa, ch'egli avesse dato non so qual Breve al nunzio Odescalco in tal causa, senza udirne prima esso re, e supplicava a sua santità di

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo del 1 d'aprile 1565.

(2) Lettere del cardinal Borromeo a Legati dei 14, e de 21 di novembre 1562.

(5) Da Madrid a 15 d'ottobre 1562.

ricever come buono lo spediente preso da lui, che non si publicasse quell'ordine, e di non turbar per innanzi il procedimento dell'inquisizione in quella causa, in cui era al re tanto a cuore che s'adoperasse il giusto: onde con ogni brevità sarebbesi finito il processo, informandone poi la santità sua. Dal che il papa raccoglieva non poter egli per quel tempo spigner più gagliardamente la mano, senza romper col re di Spagna quel vincolo d'unione che eragli sì necessario per beneficio universale. Ma non cessando pure i vescovi dallo stimolar di nuovo i Legati, e dall'esaltare in questa materia di lor profitto l'autorità pontificale, ricordando che non solo nella Chiesa cristiana, ma nella giudaica era stato sempre costume, che le maggiori cause fossero conosciute dal sommo sacerdote, i Legati ne replicaron l'ufficio. Onde il pontefice più distintamente diè lor contezza del suggetto (1): essersi da lui trovato, che 'l suo antecessore aveva rimessa quella causa all'inquisizion di Spagna insin all'ultimo atto, esclusane la

(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati dei 19 di giugno 1565.

sentenza. Però non aver egli voluto mostrar diffidenza di quel tribunale con rivocar la concessione: ma che ben aveva sollecitato il processo; il quale, secondo la parte fabricatane sin a quel tempo, erasi ultimamente portato in Roma dal licenziato Guzman. Che secondo tal parte da se veduta, egli poteva dire, come la carcerazione non era stata ingiusta. Che quando il processo fosse a compimento, a che non aver esso voluto dar prorogazione oltre a tutto il prossimo aprile, non mancherebbe d'amministrare una intera, e franca giustizia. Così rispose il pontefice: facendo vedere che spesso nei principi è opera di prudenza e di zelo, ciò che la moltitudine immoderata ed ignara imputa a trascuraggine e debolezza. Come terminasse poi quella causa, l'abbiamo accennato assai davanti per incidenza. D'un altro riguardevol prelato s'introdusse allora nel sinodo una causa simigliante. Fu questi Giovanni Grimani patriarca d'Aquilea, del quale si è assai riferito in raccontando e la promozione del Navagero e dell'Amulio, e dipoi l'instanza fattasi indarno da lui e dal senato, che la sua causa fosse veduta in concilio. Adunque dopo le porpore collocate nell'Amulio, e nel Navagero, avea (1) la republica ringraziato il pontefice per la seconda, e ad un'ora per quella (come presupponeva) del patriarca: benchè il papa veramente non avesse nè fatto nè significato altro, salvo l'aver ricevuta promessione da cardinali di consentirvi tosto che 'l patriarca si fosse giustificato. E intorno alla nuova dignità dell'Amulio ambasciadore, dicea la lettera del senato con una urbana doglienza, rimettersi loro a ciò ch'era piaciuto a sua santità, come ossequiosi figliuoli: ma che sarebbe stato debito d'esso ambasciadore il considerare in quel fatto l'obligazione del suo ufficio. Dipoi la stessa republica non aveva tralasciate (2) le più assidue, e fervide instanze perchè si procedesse in effetto alla promozione, o più tosto, come diceva, alla publicazione (1) Lettera della republica al papa de 51 di marzo 1561. (2) Lettere della republica al segretario suo in Roma de 2, de 6, e de 21 di marzo, e de 19 d'aprile, e all'ambasciador Soranzo de' 10 di maggio, ed

altra nello stesso dì al pontefice, e di nuovo al Soranzo il giorno 12 di luglio 1561.

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