Immagini della pagina
PDF
ePub

del patriarca. Ma richiedendosi a ciò prima la sentenza nella sua causa, e negando egli di confidarsi del giudici preposti all'inquisizione di Roma, s'era di colà ritirato, chiedendo col favor della signoria di esser rimesso al concilio, ed apparecchiandosi di comparirvi. Il papa d'altra parte v'avea dissentito; scrivendo per sue proprie lettere (1) a presidenti, che se 'l concilio nel ritenersi da sì fatti giudicii aveva usato rispetto alle inquisizioni di Spagna, e di Portogallo, molto più gli pareva doverla usare all'inquisizion suprema di Roma. Ed in conformità di ciò avea più volte ricomandato (2) al Capilupo nunzio in Vinezia, che procurasse di rimuover la republica dal patrocinio del patriarca; e di costrigner lui eziandio per citazione ad appresentarsi in Roma. Incontrò il nunzio gran durezza nel senato, posta la disconfidenza ch'era nel patriarca de'primi giudi

(1) A' 10 di giugno 1562.

(2) Lettere del cardinal Borromeo al nunzio Capilupi, de 21 di marzo, de 4, degli 11 , e del 18 di aprile, de 2, de 30 di maggio, de 13, e de 20 di giugno, de' 4, degli 11, de 18 di luglio 1562, de'13, de'20, de 22, e de 27 di marzo 1565.

ci: onde il pontefice, per non ispiacere a que'signori, sospese il comandamento della citazione, ove però non si fosse veduto il Grimano in appresto d'ire al concilio. Dietro a ciò continuando gli ufficii ardenti della republica, lasciò il papa vincersi eziandio nella rimessione al sinodo, dandone l'assenso all'ambasciadore: sì che il Grimano andò su questa parola a Trento. (1) Ivi con una pomposa comitiva di ben venti prelati fu a visitare i presidenti, a quali non fece pur motto della sua causa: maniere nè dicevoli nè giovevoli alla condizione di reo. Ma non tardarono a parlare della bisogna in suo vantaggio gli ambasciadori vineziani. Aver sempre desiderato la republica che quell'affare si terminasse per liberarsi da una tal nota, ch'ella favorasse al cardinalato chi era infetto d'eresia. Perciò aver essa domandato più volte al pontefice, che secondo giustizia si procedesse o ad assoluzione, o a condannazione. Che dopo molte lunghezze s'era compiaciuta sua santità di farne giudice il concilio, esprimendo questa sua deliberazione al

(1) Due lettere de' Legati al cardinal Borromeo de' 20, e de' 22 di giugno 1565.

l'ambasciador veneto in Roma; e significandogli d'averne fatta dichiarazione a voce co' due nuovi Legati nella lor partenza, e d'averne date eziandio le scritture al cardinal Morone. Venir dunque gli ambasciadori a pregarli, sì come capi del concilio, per l'esecuzione, e per la prestezza. Sperarsi che appresso di loro varrebbono alcuna cosa le intercessioni d'una republica sì divota, e sì ossequiosa alla sede apostolica, e massimamente a Pio IV, adoperate da lei per un così nobil suo figliuolo e prelato: maggiormente quando si chiedeva giustizia, e giustizia rigorosa, senza una dramma di grazia. Sì fatta causa esser propriissima d'un concilio: ed altri concilii narrarsi convocati meramente alla discussion di cause minori. Sol domandarsi da loro, oltre alla giustizia, una circustanza che non è allentamento, anzi compimento della giustizia, cioè la celerità. Questa ed esser troppo necessaria al buon nome della republica, il qual nome sempre rimane appannato nei fautori degli eretici, e troppo rilevare che quel d'essa republica fosse candido, massimamente per le recenti infezioni che discoprivansi in Vicenza. Anche inverso di se la materia esser tale, che facea mestiero di condurla speditamente a chiarezza: imperò che i popoli di quel patriarcato, il quale stendevasi centinaia di miglia, e penetrava fino in Germania, erano stati in caligine già dieci anni: e specialmente dal Friuli eransi mandate a Vinezia molte onorate persone a fin di procacciarsi certezza, se aveano patriarca eretico o cattolico, e se doveano ubbidire ed ascoltare, o fuggire ed abbominare le sue esortazioni ed i suoi ammaestramenti. I Legati, fatti uscire gli ambasciadori, e tenuto fra se consiglio della risposta, la rendettero tale. Gran ragione aver la republica, e maggiore il patriarca per desiderare il fine di quella causa: ma non poter essi nè stendervi la mano, nè rimaner d'opporsi che la vi stendesse il concilio, senza special Breve del papa, davanti a cui erasi ella discussa, e riferita più volte: imperò che ciò sarebbe stato un mostrare che 'l concilio fosse superiore al papa, ed avesse balìa d'assumere a se le cause dinanzi ad esso incominciate. Con

fessare il Navagero e il Morone che sua T, XI, 10

santità ne avea parlato con loro in accommiatandoli, e che al Morone aveane ancor date alcune scritture: ma che tutto ciò non bastava senza commessione segnata da sua beatitudine, la quale avea detto loro che significherebbe più pienamente il suo volere. Nulla offende più ne' trattati gli uomini d'alto affare sì per intendimento come per grado, che il riputarsi scherniti: argomentandone il disprezzo dell'uno e dell'altro lor pregio. Quindi fu che si commossero inestimabilmente gli oratori a questa non isperata risposta: e predissero che non meno se ne sarebbe commossa la signoria. Essersi prese da lei per indubitate prove della rimessione al concilio e le parole del papa all'ambasciadore, e l'espressioni poi fattene a due Legati: con questa fiducia aver ella spinto colà il patriarca: onde si terrebbe a non picciolo scorno il vedersi spedita con una canna bugia in mano. Ripeterono i meriti della republica, la dignità della casa e della persona, l'equità della domanda ristretta a sola giustizia, tal che, se il patriarca fosse trovato eretico, volevano que signori

« IndietroContinua »