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non è propria, così ove si fosse trattato di venir all'opera, i più del concilio avrebbono chiesto che s'aspettassero nuove commessioni del papa, al quale sapevasi che s'erano spinti corrieri: benchè forse altramente sarebbe accaduto nella festa di s. Pietro, mentre gli animi su 'I repentino trovavansi sprovveduti e di consiglio e d'unione, senza la quale i soggetti non ardiscono di contraddire a soprastanti. Il papa, ricevendo l'annunzio del fatto, non solo non biasimò i Legati quasi di languidezza verso l'esecuzion del comandamento, ma la sola cosa che gli dispiacque nelle lettere loro, fu il mostrarsi eglino sospesi intorno al sospender l'esecuzione fin a suo iterato comandamento. Aveva ben egli imposto altre volte (1), che non si trattenessero nè per le protestazioni, nè per la partenza de Francesi da Trento; ma non erasi innoltrato ad imporre ciò eziandio per caso di antiveduta partenza loro dalla Chiesa. Per tanto rispondendo a Legati due lettere, l'una

(1) Negli ordini dati agli 8 di maggio, e mentovati altrove.

lunga (1) e di segreto, l'altra breve e acconcia a palesamento, nella prima usava queste parole: Dove è pericolo di scisma, s'ha da fare ogni cosa per evitarlo, e lasciare i puntigli, come comandano tutte le leggi, canoni, e santi dottori. Soggiugnea, voler lui sperare, che in questo mezzo non fossero proceduti ad innovazione: e imponea che nè ancora vi procedessero nel futuro, ma prolungassero a tutto loro potere, tentassero qualunque via di concordia, e mancando ogni altro compenso, offerissero di rimetter la lite al concilio: il che accettandosi da Francesi, e ricusandosi dal conte, sarebbe valuto a farlo tacere, ed a trarre il papa d'obligazione. Indi seguiva così: Dopo che siamo papa, gli oratori del re cattolico non hanno mai fatto altro che insistere in questo: dicendone sin a tanto, che sua maestà cattolica avea deliberato di levare il suo oratore di Roma, e anche di Trento, se non gli avessimo dato il luogo che desideravano. Per il che vedendo noi il pericolo di perdere per picciola cosa un re si possente e si buono,

(1) Ambedue a 16 di luglio 1565.

e dall'altro canto, che i Francesi mancavano a Dio con questa pace eretica, e con gli editti da lor publicati, e con li predicatori, e ministri eretici che mandano per le provincie a dispetto de cattolici, e con l'alienazione de beni ecclesiastici che fanno contra nostra volontà: ed oltre di ciò vediamo, che in tutte le materie conciliari li Francesi son quelli che non solo oppugnano apertamente e l'autorità di questa santa sede, e nostra, ma cercano ancora d'unir li principi contra di noi: siamo stati forzati di venir a quest'atto che avete visto, per non restar nudi, e privi d'ognuno. È vero che avemo creduto, che la cosa dovesse passar quietamente, come questi ministri di Spagna ci dicevano esser sicuri, e voi ancora ci avete scritto che il conte di Luna ve l'avea detto. Onde poichè si vede ora il pericolo di scisma, ancorchè pensiamo che in ogni caso i Francesi siano per farlo, anzi ne pare che già l'abbiano fatto, stanti i lor portamenti ed egregie azioni che di sopra abbiamo dette, nondimeno dal canto nostro non abbiamo a dargliene causa apparenza di causa. Desideriamo bene, che teniate segreto quest'ordine di soprassedenza dell'esecuzione delle

nostre lettere circa la pace e l'incenso, sin a tanto che potrete, e con una parte, e con l'altra, acciò che con più riputazione, e vantaggio possiamo trattarla concordia noi di qua, e voi di là: nondimeno sarà in arbitrio vostro, quando sarà spediente, di publicarlo ancora. Quanto a quel che i Francesi dicono circa il particolar nostro, voi ve ne dovete ridere, perchè sono calunnie, e bugie espresse: e nondimeno dovete invitarli a produr queste lettere che dicono aver la regina piene di simonia, sapendo noi molto bene come stiamo, e come siamo eletti: e che tal cosa, anche l'altre cose che scrivete, non sono, si troveranno mai. Il Musotto nega che si siano dette queste parole mai: ma noi contuttociò l'avemo ripreso, e dettogli, che facendo voi fede d'averlo inteso da Francesi, avemo a creder più a voi che a tutti gli altri. Così voi gli doverete risponder gagliardamente, e dir loro, che se s'anderà a far processi, noi ne siamo maestri: e che senza molta fatica troveremo modo, se seguitano a provocarci, di processar loro con giustizia, e verità. I loro processi saranno senza autorità, fondati solo in bugie, e malignità: e

non sarà maraviglia, che chi lascia Iddio, lasci ancora noi. Soggiugneva appresso: avvisarsi lui che l'ordinazion sua preceduta fosse stata per inspirazione di Dio: perciò che temendo i Francesi di ricevere ogni dì così fatti disonori, s'indurrebbono a qualche maniera di terminar prestamente il concilio, senza che più rimanesse questo scandalo nella Chiesa, di che già veder egli i segni nella lettera del cardinal di Loreno. Che il Musotto, come da per se, gli avea proposto d'invitare per dopo la preparata sessione il suo cardinale a Roma, affin di trattar con lui sopra il modo di trarre a fine l'altre materie e 'l concilio, e ch'egli aveva in animo di fargli quest'onore col ritorno di esso Musotto. Finalmente commetteva, che ove fosse lor convenuto palesare il nuovo comandamento di soprassedere, il facessero con porre a vista un'altra sua lettera breve, e purgata da ogni parola offendevole. Questa parlava così. La mente nostra non è stata, con quell'ordine che mandassimo di dar la pace e l'incenso, di voler pregiudicare ad alcuna delle parti, manco pensiamo d'avergli pregiu

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