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gnare in chi regna, valendo ad esse la potenza di nutrice col satollarle; nondimeno vi paiono più sommesse, perchè ubbidiscono quivi alla loro reina, ch'è la cura della dominazione. Finito il nuovo ed estrinseco litigio, rimanevano ancora gli antichi ed intestini. Il modello de'canoni e della dottrina mandato al pontefice da'Legati gli die fin dapprima sospetto, come egli poi feriscrivere(1) dal cardinal Borromeo, che i Francesi ed alcuni Spagnuoli volessero con quelle parole generali e caziose innuire, che la giurisdizione venga immediate da Cristo, e attaccare poi sopra di ciò qualche conseguenza che a lor piacesse. E già il cardinal Seripando, un giorno che diede ragione ai padri (2) dell'aver egli tralasciato quel canone sopra l'instituzion de vescovi divisato in tempo di Giulio, recò fra l'altre questa, dell'equivoca significazione, la quale averebbe renduti perplessi i fedeli con poc'onore del sinodo. Il papa dunque aveva risposto a Legati, più assai piacer(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati dei 6 di luglio 1565. (2) Sta fra le memorie del Seripando.

gli (1) il tralasciar tali quistioni, che il diffinirle senza finirle, anzi con far principio di nuove liti. Ed a ciò parimente gli confortò Ferdinando pe'suoi oratori. Fin dal suscitanento della contesa intorno a quelle parole, rettor della Chiesa universale, aveva il nunzio Delfino messo in opera (2) ogni suo spirito e ingegno per muover l'imperadore a mostrarsi vero avvocato della Chiesa romana in sì giusta causa: ma senza molto indugio glien era venuta in iscritto risposta d'un'immobile ripugnanza al favore sì dell'una come dell'altra parte. E il Seldio a voce gli avea detto, che i Francesi non erano per consentirvi giammai: anzi, ove si fosse proceduto a questa dichiarazione, sarebbonsi avvisati di non poter aspettare da un tal concilio verun sollevamento, ma nuovo aumento de'lor travagli: e però avrebbon pensato di provvedere a se stessi con sinodo nazionale: di cui a guisa d'un ful

(1) Tutto appare da una de'Legati al cardinal Borromeo de 28 di giugno 1565.

(2) Lettera del Delfino a Legati il dì 15 di marzo 1565, la quale sta nella libreria lasciata dal duca d'Urbino.

mine cercavano indurre spavento con gli spessi tuoni delle loro minacce ne' contrasti col concilio e col papa. Onde l'imperador giudicava publica utilità il tener sè lungi da tali controversie, perchè ne'Franzesi non s'estinguesse la confidenza di lui intorno a quell'opera. Nè ancora lodava che i Legati, con imprender così fatta diffinizione, la quale non sarebbe mai riuscita d'accordo, e senza rottura del concilio, impedissero tant'altri beni che dal concorde procedimento potevano risultare. Sì che egli per lettere dello stesso Delfino avea sconsigliato (1) Pio di cercar quella dichiarazione della sua preminenza sopra il concilio, dove i padri non vi convenissero unanimamente: dando a vedere le orribili calamità imminenti al cristianesimo, se per disavventura quell'assemblea si fosse disciolta, il che poteva temersi dalla dissensione in articolo tanto grave. Su questi concetti erasi ogni dì maggiormente fermato l'imperadore, come quelli che s'adattavano alla sua cauta più che animosa natura: onde nuovamen

(1) Lettera del Delfino al cardinal Borromeo... di giugno col ritorno dell' Ormanetto.

te fe replicarli da suoi ambasciadori: i quali ad un'ora esposero d'aver da sua maestà commessione, che ove pur non si fosse potuta schifare quella contesa, gliel significassero tosto, non accostandosi a veruna parte senza prima intenderne la sua mente. Ed erasi l'imperadore infin lamentato (1), che i Legati a studio di lunghezza ponessero in mezzo disputaziomi superflue ed inestricabili: della qual imputazione tanto contraria, non che al vero, al manifesto, rimasero egualmente attristati e maravigliati. Ond'essi veggendo che una tal via alla quale il papa insieme e Cesare li confortava, era la più piana, la più sicura, la più breve, la più aperta, e finalmente la più onorevole, a quella volsero i passi. Ma vi occorse loro grande arduità per canto degli Spagnuoli, i quali voleano inflessibilmente, che si dicesse, i vescovi esser nella Chiesa per instituzione di Cristo. A che l'arcivescovo d'Otranto s'ingegnò di trovar (2) com

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo degli 8 di luglio 1563.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 15 di luglio 1565.

penso quanto bastava per decisione del certo, ponendo, che il grado de vescovi nella gerarchia della Chiesa non è per arbitraria volontà del pontefice. Onde fu sua invenzione che nel sesto canone in luogo delle parole richieste dagli Spagnuoli, per instituzione di Cristo, si mettesse, per ordinazione divina: lasciando indiffinito l'incerto, cioè, se tale ordinazione fosse recata ad effetto da Dio immediatamente, o con mezzo del suo vicario. Dalla qual buona opera particolare i Legati preser materia di commendarlo ancora generalmente e largamente scrivendo a Roma. E gliene facea mestiero, imperò che le lettere di qualche ministro inferiore e per avventura mal informato dagli emuli, non andarono in quel tempo così propizie (1) all'arcivescovo. Con tutto questo gli Spagnuoli non s'appagavano ancora: e v'ebbe qualche susurro, che fossero in ciò scaldeggiati dal conte di Luna. Il che ascrivevasi ad un particolar senso (2), che, se

(1) Varie scritture specialmente col segno dei 9 di luglio del Visconti.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei giorni 8, e de 12 di luglio 1563, ed Atti del vescovo

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