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condo le relazioni del nunzio Crivello, era ne principali ministri della corte di Spagna, tornar a bene l'allungamento del concilio, durante il quale tra per tema, e per espettazione gli eretici sarebbono rimasti quieti: là dove il sospenderlo, il romperlo, il terminarlo gli avrebbe ugualmente o eccitati o sfrenati a nuovo furore. Or questo discorso della corte spagnuola notificato a presidenti gli afflisse fuor di misura, facendogli quasi disperar di buon fine per quanto s'affaticassero, mentre in contrario i prelati del re, molti per numero, e grandi per autorità, studiassero ad arte d'intrecciar sempre novelli nodi, de'quali non mancavano mai atte fila in materie di lor natura tanto intrigate. Perciò e scrissero al nunzio molte ragioni a fin di rimuovere i ministri reali da quel pensiero, e pregarono il papa a spendervi tutto il calore de' suoi conforti, mostrando a sua maestà il gran danno di tante chiese per la diuturna assenza de vescovi, onde il sinodo, convocato per ristorar la disciplina, veniva a distruggerla, lo scandalo de'cattolici, e 'l trionfo degli eretici per le dissensioni de'padri, a che l'unico rimedio era il farne tosto vedere al mondo la concordia: e sopra ogni cosa il pericolo che tali dissensioni non partorissero qualche mostro di scisma. Il papa, non tralasciando i predetti ufficii, faceva tra tanto studiar con somma cura sopra la forma comunicatagli da'Legati. Perciò che, quantunque più gli piacesse che si ommettessero quelle importune controversie, non voleva però trascurar le diligenze per quando pur si fosse voluto procedere alle diffinizioni, e mostrarsi scioperato e difettuoso nel suo dovere. Ma la gravità della materia con la moltitudine (1) de'consigliatori non permise quella prestezza che s'era sperata in Roma, e che richiedeva l'affare in Trento. Alla fine, per operare con maggior dignità, il giorno quarto di luglio convocò (2) dinanzi a se i cardinali deputati, e volle intendere il parer di ciascheduno, e poi mandò il tutto a Legati per un corriere.

di Salamanca, ne'quali si raccontano molte delle cose da narrarsi fino alla sessione.

(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati dei 30 di giugno, e de'5 di luglio 1563. (2) Appare nel libro stampato dal Vargas.

Avea chiamato il papa in quel parlamento ancora Francesco Vargas oratore spagnuolo, del quale per lunga stagione s'era ei dichiarato mal contento e disconfidente. E fin avanti all'aprizione del sinodo, mandando egli al re Filippo il conte Broccardo per molti gravissimi affari, in piè dell'instruzione gli avea commesso (1), che instantissimamente chiedesse la mutazion dell'ambasciadore. Ma il Vargas altrettanto s'era ingegnato sempre di guadagnarsi il pontefice: onde Pio, di ciò accortosi, fu d'avviso, che 'l Vargas, preso allora da un tanto segno di confidenza e di stima, non avrebbe lasciata fuggir l'opportunità di farsene conoscer degno per altri futuri avvenimenti, e che col suo parere sarebbesi da lui potuto aggiugner gran peso alla causa della sede apostolica presso i prelati spagnuoli. E nel rimanente era conosciuto egli ben capace d'intervenire in quel consiglio, come colui che, asceso a sì nobil grado più per eminenza di letteratura che di famiglia, mostrava ancor zelo non inferiore alla sua dottrina

(1) L'instruzione sta nella nominata libreria del duca d'Urbino.

e alla pietà del suo principe. Ed in corrispondenza di queste doti recò il Vargas uno scritto non meno erudito che pio a favor dell'autorità pontificia: il quale fu poscia da lui consegnato alle stampe. E non avendo permesso la lunghezza del dettato il mandarne con quel corriere più che un sommario, volle il papa sospignere il dì appresso un novello corriere non ad altra opera che a portarne l'intero, sì affin di rendergli gratitudine con questa onorificenza, sì affin di ritrarne in tempo il profitto sperato appo i vescovi spagnuoli. Ma come tutto quel che dianzi erasi divisato da Pio in riparo de'tumulti sopra la gara degli oratori non riuscì a verun effetto, perchè già erasi prima l'affare conciato in Trento che posto a consiglio in Roma: così tutte queste scritte disputazioni trovarono già concordate (1) le differenze nella dottrina.

Avevano i presidenti continuate sempre l'industrie (2) per terminar le conten

(1) Appare da una de'Legati al cardinal Borromeo de 12 di luglio 1565.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 5 di luglio 1563.

zioni senza decisioni, sì perchè in approvar ciò concorreva, oltre al papa e agl'imperiali, anche il cardinal di Loreno, sì perchè l'uomo, tenendo l'origine dal nulla, suole aver non so che più d'agevolezza a quella sorte d'operazione che più s'approssima al nulla. Onde raccolta a sette di luglio una speciale adunanza coll'intervenimento de due cardinali (1) e di trenta prelati del più riguardevoli fra tutte le nazioni, al fine dopo cinque ore d'esaminamento misto, come suol avvenire, di varii contrasti, fu statuito il decreto della residenza (2), non quello formato dal Lorenese, ma l'apparecchiato già dal cardinal di Mantova con leggiere emendazioni, ed insieme tutta la materia dell'Ordine. Questo giorno settimo si mostrò critico felicemente del nono: imperò che essendosi poi tenuta a nove di luglio la congregazion (3) generale, vi riuscì di rac

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo il dì 8 di luglio 1565.

(2) Appare dalle lettere del Visconti de 9, e dei 12 di luglio 1563.

(5) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 12 di luglio, e Diario a 9 di luglio 1565.

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