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da essi. Dunque spregiando ogni fatica (1) non sol di mente ma di corpo, il qual suol essere strumento più infievolito delle menti più avvalorate, in disporre le cose all'effetto, il giorno decimoquarto di luglio convocarono la generale assemblea per dar l'ultimo appresto alla crastina solennità. E benchè gli Spagnuoli avessero sparso, che, ove non si dichiarasse quel dogma, o protesterebbono, o farebbono una comparigione nella sessione per loro discarico; nondimeno i Legati andarono con gran fidanza, posta la concordia degli altri: vincendo il numero assai maggiore, nel campo spesso, nel tribunale sempre. In profferendo le sentenze, gli Spagnuoli stettero immobili, toltone Antonio Agostini, il qual disse, che accettava il sesto canone per consentire al più delle voci, e per non contrariare al buon procedimento del simodo, quantunque verso di se non gli andasse a grado. Sei vescovi di chiese fuori di Spagna sentirono con gli Spagnuoli, Giacomo Giberto Noguera di nazione spa

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 15 di luglio 1565.

gnuolo, vescovo d'Aliffe, il vescovo di Verdun francese, e degl'italiani Carlo Bovio vescovo d'Ostuni in regno, Giannandrea Bellonio vescovo di quella Massa propinqua a Napoli, che latinamente chiamasi Massalubra, Fabio Mitro napoletano vescovo di Caiazzo, che andò poi nunzio in Francia, quando il Boncompagno col nome di Gregorio XIII resse la Chiesa universale, Gabriele del Monte vescovo di Iesi. Non erano contenti i Legati, benchè prevedessero certamente la riuscita della sessione: poichè parea loro che i dissenso di nazione sì riguardevole per grandezza, per pietà, e per dottrina, torrebbe assai d'onore al sinodo, e a quei decreti; avvenendo in queste vittorie al contrario delle militari, che tanto vi sia più di gloria, quanto men di pugna. Onde specialmente il cardinal Morone usò (1) nella congrega publica, e indi ne privati colloquii i più studiosi ufficii col conte, affinchè egli adoperasse tutte le diligenze per acquistare al concilio, e a se mede

(1) Lettere prenominate de Legati, e del Visconti.

simo la corona della concordia. Nè i conforti andarono in fallo. Il conte, ch'era buon cavaliere sì per natura, come per religione, vide quanto ciò conferisse al pro della Chiesa: e tanto ripregò i suoi vescovi, che piegolli. Onde allor che i Legati stavano in punto di procacciare la quiete al corpo, il qual però mal trovala nelle piume quando l'animo che 'l vivifica riman fra le spine, ricevettero da lui questa gioconda novella, che fu per loro quasi il nepente Omerico al breve sonno di quella notte: finchè l'alba gli chiamò alla funzione, parto di sì diuturne ed universali fatiche, oggetto di sì varie or accese, or rattiepidite, ed or gelate speranze. Celebrò (1) quella mattina un francese, che fu il vescovo di Parigi, ed orò uno spagnuolo, che fu il vescovo d'Aliffe. Del quale si dolsero poscia co'Legati i Francesi (2) e i Veneti, facendo instanza che l'orazione non fosse registrata negli

(1) Tutto sta nel Diario a 15 di luglio 1563, negli Atti del Paleotto, e di Castello, e in una lettera segnata a 15 di luglio dell'arcivescovo di Zara.

(2) Scrittura del Visconti al cardinal Borromeo de 16 di luglio 1563.

atti, perchè aveva nominato il re di Spagna prima che quel di Francia, e 'l duca di Savoia prima che la signoria di Vinezia. Ma sì come sapevasi, il dicitore non aver ciò adoperato nè per nome nè per comandamento publico, quel lamento bastò di risentimento. Scusò segretario il vescovo di Castellaneta per la durante infermità del Massarello, come aveva fatto altre volte. Egli lesse i Brevi del pontefice in elezione de'novelli due Legati, i poteri degli ambasciadori, e altre lettere di principi venute al concilio dopo l'ultima sessione, guardando nell'ordine alla sola antichità della giunta. Non però furono recitate quelle che portava l'orator di Malta, per non essersi ancora bene accordato co patriarchi il suo luogo. La prima dunque fu del re di Pollonia, e la seconda del duca di Savoia per l'ambascerie de'vescovi di Premisilia e d'Agosta, la terza della reina di Scozia, la quarta del re di Spagna per la legazione del conte di Luna: il quale, e i Francesi intervennero (1) quietamente, continuandosi quel che s'era

(1) Sta nella lettera de Legati al cardinal Borromeo del dì 15 di luglio 1565.

osservato nella festa di s. Pietro. Appresso a ciò il vescovo celebrante ascese in pulpito, e fece udir la dottrina e i canoni apparecchiati nella materia dell'Ordine: la cui sustanza fu tale. Il sacrificio le sacerdozio (1)essersi congiunti per ordinazion divina, che amendue furono in ogni legge. Avendo però nel nuovo testamento la Chiesa ricevuto per instituzion del Signore il sacrificio visibile dell'Eucaristia, convenir confessare, che in lei è un nuovo visibile ed esterior sacerdozio, nel quale il vecchio è traslato. Insegnarla Scrittura, e la perpetua tradizione, che questo sacerdozio fu instituito da Cristo, e che agli apostoli, e a lor successori nel sacerdozio fu donata podestà di consecrare, d'offerire, e di ministrare il corpo e 'l sangue, di rimettere, e di ritenere i peccati, Essendo il ministerio (2) d'untanto sacerdozio cosa divina, essere stato convenevole affinchè più degnamente, e con maggior ve nerazione si potesse esercitare, che nella Chiesa con ordinatissima disposizione ci avesse più, e diversi ordini di ministri, i quali (1) Capo primo. (2) Capo secondo.

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