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per ufficio servissero al sacerdozio: e fosser distribuiti per modo che i segnati con la tonsura chericale ascendessero per gli ordini minori a maggiori. Imperò che le sacre lettere, non solo del sacerdoti, ma de diaconi fanno aperta menzione, insegnando ciò che massimamente si debba attendere nell'ordinazione loro, e ritrovansi fin dal principio della Chiesa i nomi, e i ministeri degli ordini seguenti, cioé di suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ed ostiarii, quantunque non in grado eguale: perciò che il suddiaconato annoverasi tra maggiori ordini da padri, e da concilii, ne'qualifrequentissimamente parlasi ancora degli altri. Provarsi coll'autorità (1) dell'Apostolo nell'epistola seconda a Timoteo, che il sacerdozio infonde la grazia, ed è con verità e propriamente uno de sette sacramenti. Imprimersi (2)peresso il carattere impossibile a cancellarsi. E però dannare il concilio l'opinion di coloro, i quali dicono, che egli sia una podestà a tempo: e che il sacerdote possa tornar laico, se cessa ammini

(1) Capo terzo.
(2) Capo quarto,

strar la divina parola. Quelli che affermano, tutti i cristiani di pari esser sacerdoti, confonder la gerarchia ecclesiastica, come se contro a Paolo affermassero, tutti essere apostoli, tutti profeti, tutti vangelisti, tutti pastori, tutti dottori. Oltre agli altri gradi appartenere principalmente a questo ordine gerarchico i vescovi, i quai succedettero agli apostoli, e sono posti, come dice san Paolo, a reggere la Chiesa di Dio. Esser i vescovi superiori a preti, dar essi il sacramento della confermazione, ordinare i ministri della Chiesa, ed aver potestà di molte altre funzioni negate agli ordini inferiori. Non bisognare al valore di tali ordini o assenso, o autorità, o vocazione del popolo: anzi quelli che solo dal popolo, e dalla podestà secolare sono chiamati, e instituiti, o che per temerità lor propria vi ascendono, come non entrati per la porta, non doversi riputare ministri della Chiesa, ma furatori, e ladroni.

A questa dottrina venivano appresso otto canoni per dannar le opposte eresie: e oltre a ciò nel quinto si condannavano i disprezzatori della sacra unzione, e dell'altre cerimonie, quasi elle fossero o nocive, o superflue.

Il sesto, il settimo, e l'ultimo, sopra i quali tanto erasi litigato, furon acconci in questa forma. Scomunicarsi chi dicesse: Che nella Chiesa cattolica non ci abbia gerarchia instituita per ordinazione divina, la qual sia composta di vescovi, preti, e ministri. Che i vescovi non siano superiori a preti, o non abbiano podestà di confermare, e d'ordinare, o ella esser comune a preti: o gli ordini da loro dati senza il consentimento, o senza la vocazione del popolo, e della podestà secolare, esser nulli: o coloro che non sono secondo il rito ordinati, o mandati da ecclesiastica e canonica podestà, ma vengono altronde, esser ministri legittimi del verbo, e de sacramenti. Che i vescovi assunti dal romano pontefice non sieno vescovi, ma fizione umana. Con questi due ultimi canoni, per l'un lato s'erano esclusi dallo stuolo di veri vescovi non tutti quei che non sono creati dal papa, ma da ecclesiastica, e canonica podestà: per l'altro s'era approvata l'autorità nel papa di crear legittimi vescovi. A'recitati decreti risposero tutti con la schietta parola, piace, toltine sei, che aggiunsero alcuna cosa.

Fra questi l'Aiala vescovo di Segovia disse, piacergli il sesto, e l'ottavo canone sotto speranza di futura dichiarazione. Simile parlò quel di Guadix, desiderando fuor di ciò il titolo tante volte da lui richiesto: Concilio rappresentante la Chiesa universale. Il Bovio vescovo d'Ostuni consentì con isperanza di miglior dichiaramento nel canone sesto. D'altra parte il Facchenetti di Nicastro rispose, che quando si dichiarassero que due canoni, si dovesse dichiarare anche il quarto capo della dottrina: ov'esso intendea che dovesse esplicarsi l'autorità del sommo pontefice. Il Campeggio di Feltro affermò di non avere udito perfettamente, ed essergli paruto sentire nel settimo canone, e nella dottrina corrispondente a quello alcuni variamenti dopo l'ultima deliberazione: pe rò chieder egli tutto quel giorno di spazio a fin di rispondere con verità, e dignità. Anche Domenico Casablanca spagnuolo domenicano, vescovo di Vico nel reame di Napoli, approvò sotto speranza di futura dichiarazione.

Quindi passossi a proporre il decreto sopra la residenza, nel quale dicevasi: Ch’essendo ingiunto con divino comandamento a chi tien cura d'anime il conoscer le sue pecorelle, il sacrificare per loro, il pascerle con la predicazione, co sacramenti, e coll'esempio, l'aver paterna cura dei poveri, e dell'altre persone miserabili, e l'attendere ad altri uffici pastorali, i quali non possono adempiersi da chi al suo gregge non veglia ed assiste (sopra questa parola era stato lungo contrasto, parendo a suoi contraddittori ch'ella ivi importasse personal residenza imposta da Dio), ma l'abbandona a guisa di mercennario, il concilio gli ammoniva, e gli confortava, che, ricordevoli de comandamenti divini, in giudicio, e in verità pascessero, e reggessero il gregge. Ed affinchè i decreti fatti dal sinodo altre volte non si torcessero a sensi alieni dalla sua mente, quasi fosse lecito a vescovi star lontani dalle chiese per cinque mesi continui, insistendosi in quelli, si dichiarava: che tutti coloro, eziandio cardinali, i quali con qualunque nome erano preposti a chiese cattedrali, aveano obligazione di risedervi personalmente, potevano starne lungi, salvo

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