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seco affari di molto beneficio publico. Mostrò speranza che 'l sinodo fosse per caminar con felici passi alla meta: e significò la sua ferma volontà, che per una santa, e severa riformazione si soddisfacesse al bisogno e al desiderio universale delle nazioni e de'principi. Quindi prese destro di far qualche tacita scusa presso al collegio d'aver rimessa al concilio la special riformazione de'cardinali, da poich'ella s'era lungamente discussa in Roma per alcuni di loro da se deputati. Ma quello che a ciò in suo cuore l'aveva mosso, era (1) stato, perchè, veggendone egli il disegno formato da essi, eragli paruto che i formatori non fossero riformatori de'difetti, ma più aumentatori de privilegii in quell'ordine. E ciò egli poi fenoto per cifera al cardinal Morone, quando questi volle da Roma il prenominato disegno: ammonendolo che nol tenesse in verun conto, e facendo scrivergli dal cardinal Borromeo le seguenti parole: Dovrà attendere a fare circa questa riforma quel che a lei ed agli altri parerà onesto, e che possa

(1) Tutto sta in una cifera del cardinal Borromeo al Morone de' 25 d'agosto 1565.

essere di soddisfazione alla sinodo, e di beneficio a tutta la cristianità, senza aver mira ad alcun rispetto mondano. Che in ciò si farà cosa gratissima a sua santità. Ma però che una tal cagione, se fosse stata esposta nel concistoro, avrebbe esasperati più che appagati gli animi di quegli uditori, continuò il pontefice a dire, volersi egli il primo sottoporre alla riformazione che si facesse nel sinodo. Con tal esempio non dover ella parer grave nè a cardinali nè agli altri principi: aver esso lasciate le redine libere di quell'affare nelle mani del presidenti: se ciò ad alcuno portasse incomodità, convenir tollerare di buon talento il danno privato per l'utilità comune: essersi lui posto in cuore altre volte di stabilirne per se stesso quella parte che riguardasse i cardinali; ma richiedendo i principi, e consigliando i Legati che questa ancora si commettesse al concilio, avervi consentito: e per avventura con più vantaggio de'medesimi cardinali doversi ciò statuire in Trento che in Roma: il decreto che gli legava alla residenza, riuscire a loro favore, quando li dichiarava capaci di vescovadi: nel rimanente ben esser degno, che chi possiede l'entrata e la podestà di vescovo, sostenga insieme l'obligazioni di vescovo. Tali furono i sentimenti e le dimostrazioni del papa dopo la novella della sessione. In questo mezzo erasi anche imposto a Legati (1), che ne desser grazie a prelati francesi: e con parole d'ornatissima commendazione avea corrisposto il cardinal Borromeo a ciò ch'essi Legati gli aveano significato a vantaggio dell'arcivescovo d'Otranto. Ma uditi gli andamenti del conte di Luna, funne il papa tutto maravigliato. Nè minor maraviglia di lui ne mostrarono i due ambasciadori spagnuoli co'quali egli ne fe lamento: ed affermarono che ciò non poteva essere per volontà del re: e ne scrissero al conte di vive note, dando l'esempio della lettera al papa: il quale comunicolla a Legati, e loro significò: che, non ostante l'informazione venuta dal nunzio Crivello, avea più ferme testimonianze della mente regia dal nunzio speziale Odescalco: e che senza fallo quel principe non avrebbe arrestato il corso,

(1) Lettere del cardinal Borromeo a Legati, e al Morone de 17, de'28 e dell'ultimo di luglio 1565.

mentre vedeva già inclinati alla conclusione Cesare e 'l re di Francia, in piacer de'quali, e non per disposizion del suo animo, potea forse aver dati quegli ordini tendenti a prolungazione. Ch'egli nondimeno volea farne udir le doglienze a sua maestà, non per maniera di mostrar dubbio del suo volere, ma di far querela del suo ministro. Cresceva tuttavia ne'Legati il sospetto intorno all'intenzione del re, per esser ito il conte la sera del ventisei di luglio dal cardinal Morone a lagnarsi (1), che nella sessione passata si fossero ommesse le maniere debite e solite, d'esaminar prima ogni cosa coll'opera de'minori teologi, e per aver soggiunto, che nel tempo a venire non si pensasse di far lo stesso, non procedendo ma trascorrendo, però che ciò sarebbe contrario alla libertà del concilio, ed egli non avrebbe potuto lasciare di porvi ostacolo, e richieder che ogni atomo si pesasse squisitamente nel saggiuolo: e che sì come il cardinal di Loreno ragunava in casa sua speciali con

(1) Poscritta de Legati al cardinal Borromeo de 26 di luglio 1565.

gregazioni del prelati francesi, così egli intendea ragunarle degli spagnuoli. A che il Morone francamente rispose: niuna accusa potergli giugnere meno aspettata contra la preceduta sessione, che il difetto della maturità o anche della libertà: da che dopo così lunghe discussioni s'era decretato con tanta uniformità di sentenze. Il modo tenuto in quella essere stato legittimo e canonico: lo stesso volersi tener nell'altre: e maravigliarsi lui, che verun cattolico in quel tempo non fosse desideroso di presto fine al concilio. Non appagato di ciò il conte, praticava con gli oratori di tutti i principi oltramontani (1) perchè domandassero unitamente, che i capi della disciplina si stabilissero da una scelta di pari numero per qualunque nazione: recando innanzi che altramente l'italiana, come sì piena e gagliarda, prevarrebbe per modo, che tanto si farebbe quanto piacesse a lei, con offesa della libertà e del ben comune. I Legati si posero con ogni sollecitudine a frastornar questa lega: e fin dapprima

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 29 di luglio 1565.

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