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druccio, e commettevasi a'Legati che assai il prezzassero, e se ne confidassero. Questa però non era sì splendida nè sì larga come la prima. Non così approvò il papa che da parte del sinodo si mandasse in Ispagna un messaggio (1): ma ordinò che si tenesser uniti i prelati dell'altre nazioni, e principalmente ben appagati i Franzesi. E soggiunse, che quantunque egli desiderasse impazientemente di ve dere, e d'abbracciare il cardinal di Loreno, pur considerava qual momento potea recare alla somma degli affari la sua presenza sin alla futura sessione: per tanto, quando i. Legati la giudicassero ne cessaria, gliel ponessero davanti, sì veramente ch'egli vedesse, non muoversi loro se non per l'estimazione, e per la fiducia del suo aiuto, e che si lasciasse ad arbitrio di lui l'elezione. Anzi il pontefice passò a fargliene scrivere dal cardinal Borromeo (2), e a scrivergli poi egli di propria

(1) Varie lettere del cardinal Borromeo a Legati, e al Morone de 4, e de 7 d'agosto 1565.

(2) Appare da una del cardinal Borromeo a Legati de 7 d'agosto, e da due de'Legati al cardinal Borromeo de 16, e de 19 d'agosto 1565.

mano (1), ringraziandolo affettuosamente delle sue ottime operazioni, e proponendogli di non si muovere finchè non avesse dato compimento al concilio. Ma il cardinale, benchè gradisse il titolo di tal proposta, nondimeno mostrò di voler andare almen dopo la vicina sessione: maggiormente avendo egli già risposte della reina che approvavano quell'andata. E come in cifera scrisse il cardinal Morone al Borromeo (2), era egli frettoloso di ricondursi in Francia. Ma tornando alle commessioni del pontefice: ove gli altri vescovi (diceva egli) concorressero al processo e al finimento, o gli Spagnuoli riceverebbon lume da Dio per convenire nella sentenza comune, o almeno sentirebbon vergogna di mostrar contrarietà, veggendo che sarebbono condannati dal giudicio universale del mondo. Però comandava che si avanzasse, non avendo rispetto a veruno, e si procurasse d'accelerare il termine della sessione, come il cardinal di Loreno dava speranza, e di por fine alle materie prima che tornassero le risposte di Spagna: però che, quantunque si dovessero aspettar buone, e tutti i ministri regii dimoranti in Roma vi avessero cooperato con le lor penne, nondimeno anche il contrario poteva occorrere: il che avvenendo, avrebbe il conte impugnata la conclusione con più caldezza che allora, mentre non lo accendeva il real comandamento, e lo intiepidiva l'incertitudine della futura approvazione. Qualcuno nè affatto autorevole nè affatto dispregevole aver significato (e mandavasi a'Legati la lettera acciò che la ponderassero) non piacere all'imperadore il fine del sinodo: che, se ciò fosse vero, gli sareb-be stato agevole il trarre nel medesimo senso il re suo nipote: che ove pur Cesare ne volesse la sospensione, da poi che 'l pontefice avesse consumate tutte le diligenze per terminarlo, si piegherebbe ad essa per uscire di quel travaglio. Ma in piè di questa lettera, scritta a nome del cardinal Borromeo, il papa, quasi ripentito dell'ultima conclusione, soggiunse di suo carattere ciò che segue: Benchè il fi

.(1) Lettera del papa al cardinal di Loreno, mandata a Legati il dì 14 d'agosto. (2) Appare da una risposta del cardinal Borro

meo al Morone de' 17 d'agosto 1565.
T, XI, 48

nirlo è più onorevole e più servizio della cristianità: al che si ha da attendere, e non guardare in faccia a nissuno, e troncar tutte le dilazioni, acciò non intervenghi impedimento alcuno o intoppo, come differendo facilmente interverrà, considerato che tutte le dilazioni ne hanno sempre portato pregiudicio: però fate presto. E circa la riforma, noi riportiamo in tutto e per tutto le cose a voi, e ve le rimettemo pienamente, acciò che per questo non abbiate a restar di fare una buona, e fruttuosa, e presta risoluzione di questo concilio a laude e onor di Dio e di sua santa Chiesa. Siamo stati per mandare un uomo a posta, ma pensiamo che questa basterà. E avemo voluto scriver questo di nostra mano, ancora che il resto fosse in nome di nostro nipote monsignor Borromeo. Aveva anche il papa fatto significare (1) al Morone, che ove convenisse cedere al conte in esaminare con lungo modo la materia dell'indulgenze, si lasciasse che ciascuno, così teologo come prelato, dicesse ciò che gli era a talento delle crociate, pur che in questo non apparisse nè opera

(1) Cifera del cardinal Borromeo al Morone nel dì ultimo di luglio 1563.

nè fomentazione o de'Legati o di Roma. E perchè il conte avea scritto in purgazion di se, ma in notabile aggravamento de'Legati sì al pontefice, sì all'Avila, da cui erasi comunicata la lettera a Pio, mandaronsi (1) amendue quell'epistole ai Legati, ed un Breve pontificio in risposta pel conte, affinchè gliel rendessero, e con tale opportunità usassero seco i proporzionati ragionamenti. Sopra il rinforzarli d'altri prelati (2), credere il papa di poterne trasmettere insin a venti: ma non esser lui per farlo se non ammonito della necessità, e giustificato per essa. Intorno ad alcuni capi della già detta instruzione le risposte non si giudicarono per quel tempo necessarie: sì come non fu necessaria risposta particolare agli avvertimenti del cardinal di Loreno. Dalla contenenza di simiglianti instruzioni e consigli che io spesso vò regi

(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati dei 4 d'agosto, e risposta de'Legati al Borromeo de 12, e de 16 d'agosto 1565.

(2) Lettera del cardinal Borromeo al Morone de 4 d'agosto.

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