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cea cortamente, portar egli tale stima del cardinale, che avrebbe riputato per buono spediente a pro della Francia qualunque il vedesse da lui pigliarsi, o in avvenimento che 'l concilio si continuasse, o che s'interrompesse. Di tutte queste risposte mandò copia a'suoi oratori (1); significando loro, aver sè inteso che'l papa volea la precipitazione, e'l re cattolico la prolungazione. E senza dubbio fu provvidenza di Dio che Cesare s'opponesse a quella maniera frettolosa di licenziare più veramente che di finire il concilio; alla quale il papa si lasciava condurre per tema di peggior caso, ed anche per non far alienare da se il cardinal di Loreno, e'l Ferier. Onde poi avvenne che'l cardinale appagato del papa, e provandone altronde l'impedimento, cooperò allo spedito fine in modo più degno: benchè 'l Ferier, inimicando, nocesse forte. Le prefate lettere, giunte in mano degli oratori cesarei (2), furono da essi consegnate a cui erano scritte. Il cardinal di

(1) Nell'allegata lettera del 1 d'agosto. (2) Appare da una degli oratori a Cesare de 10 d'agosto 1565. - - -

Loreno come ebbe veduta la contenenza della sua, così dimostrossi agli stessi cesarei assai raffreddato nel consiglio di terminare in maniera non ordinaria il concilio, e di prender la legazione di Francia. Per tanto disse loro (1): che, per non far interrompere il trattato delle riformazioni, voleva indugiar l'andata a Roma, nonostante la promessa fattane al papa, finchè fosse celebrata la sessione. Che egli si avrebbe cura acciò che l'aria romana non l'alterasse. Che l'unico suo negozio quivi sarebbe il bendella religione, e della Francia; ed in breve, il procurare sì l'uso del calice per attrarre i deviati al grembo della Chiesa, sì l'alienazione d'alcune entrate ecclesiastiche coll'assenso del clero per sollevare da'debiti la corona. Che quantunque gli fosse offerta spontaneamente la legazione del regno, non l'avrebbe accettata, per fare ammutire le calunnie de malevoli, e le accuse degli eretici: e nulla voler egli ordinare in Francia, nè pur con autorità pontificia, senza il consentimento degli altri prelati.

(1) Lettera degli oratori a Cesare de 20 di agosto 1565. :

Ma troppo era diverso ciò che'l cardinale aveva scritto al papa due (1) giorni avanti a questo suo ragionamento con gl'imperiali. Aver egli fatte significazioni di tal valore alla reina, mediante il signor di Lansac ritornato in Francia, che ne aspettava favorevoli risposte intorno al partito trattatosi con sua beatitudine: che ciò anche a Cesare egli intendeva non dispiacere, ma che più certa contezza glie ne avrebbe riportata un gentiluomo da se mandato a sua maestà per quell'affare: che tosto dopo la sessione riputava buono d'essere a piedi della santità sua. E infine, gli rinovava amplissime offerte, i Non pur la speranza surta a'Legati di finir prestamente il concilio, ma quella di tener pacificamente la preparata sessione, cominciò ad annebbiarsi. Avevano fin da principio gli oratori imperiali (2) mandati a Cesare gli esempi delle riformazioni disposte da presidenti; ed appresso delle note fattevi da se, e date a medesimi, e

- il . - - (1) Lettera del Lorenese al pontefice de 16 di agosto 1563, nel prodotto libro francese. (2) Appare da una lettera degli oratori a Cesare de' 10 d'agosto 1565. i -

di quelle che eransi apparecchiate dagli ambasciadori francesi, ma non dal conte di Luna, però che non le avea loro comunicate. E per la gravità dell'affare Cesare tardò alquanti di la risposta (1); e poi la die loro in una sua lettera segnata a ventitre d'agosto, portata da Vienna con tanta celerità, che fu renduta a mezza notte dopo il giorno (2) de ventisei. Era cinto Ferdinando di molti consiglieri malamente af fetti, come professavano essi, alla corte romana, ma in verità alla religione romana: i quali non trascuravano mai opportunità d'instillargli nell'animo sinistre opinioni del pontefice, e de'suoi prelati: ed egli, a guisa di lana candida, apprendeva di leggieri tutti i colori. Pertanto gli fu posto in cuore, ciò ch'egli espresse in primo luogo di quella sua lettera agli oratori: abborrirsi tanto dal clero, e dalla corte di Roma la riformazione, ch'ella erasi artificiosamente in quelli a se comunicati decreti ordita in maniera onde a principi si mostrasse intollerabile; sì che, rifiutan

(1) Tutto appare da una di Cesare agli oratori de'23 d'agosto 1563. (2) Appare dalla risposta renduta il dì 29.

dola essi, ne cadesse sopra loro l'infamia, e 'l clero e la corte, addossandone altrui la colpa, rimanesse nell'antica larghezza. Scendendo a particolari, diceva, contenersi quivi molte cose inverso l'ordine ecclesiastico, le quali egli riputava per sante: nondimeno, che a fin d'intendere come si potessero ridurre in uso nell'Imperio, avrebbe desiderato che v'intervenissero i vescovi di Germania, o almeno i loro procuratori: nè dubitar lui che, essendo ciò loro fatto assapere, non fossero per corrispondere all'ufficio di buoni prelati. Ma che nel capitolo ventesimo nono dicevasi di cassare e annullare tutte le prammatiche ed altre constituzioni de'principi contra l'immunità e l'esenzione delle persone ecclesiastiche e de'lor beni. Esser cosi fatto decreto incomportabile a se, e per avventura ad ogni principe. Non aver egli mai oppressa, anzi sempre difesa la libertà ecclesiastica: ma doversi por mente, che, oltre alle leggi comuni, qualunque regno si governava con le sue proprie, e con le antichissime consuetudini: senza che, eviandio secondo la ragion comune l'immunità degli ecclesiastici aveva le sue T. XL, 24

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