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tori e da maestri fosse insegnata per tutto il paese cristiano: e che però ne procurassero sollecitamente l'effetto. Secondo questa sua instruzione rispondessero a Legati, e indirizzassero le azioni: imponendo loro in fine, che di tutto ciò rendesser consapevole il conte di Luna. Come s'usa di fare altrui partecipe della notizia per allettarlo ad esser tale ancora nell'opera: sì perchè l'uomo è disposto a rimunerar con l'aiuto chi l'onora con la stima: sì perchè non meno gli animi che i luoghi vacui e non ancora occupati, sono d'agevol conquista. Prima che le recitate lettere di Ferdinando (1) non pur si ricevessero, ma si scrivessero, il modello delle riformazioni era stato sì composto che poco già i menzionati ammonimenti gli si adattavano. Imperò che tra per accortarle a fin di poterle smaltire prima del giorno destinato alla sessione, e per le difficultà conosciute in esaminandole, s'eran ridotte a quei soli capi ne'quali gli stessi cesarei conoscevano agevolezza e convenevolezza. Con

(1) Tutto appare dalla predetta dell'imperadore de'10 d'agosto, e da un'altra de'?9.

tutto ciò vi restavano i due articoli più gravi all'imperadore: l'uno de'principi secolari, ma in forma più temperata che non erasi a lui mandato, l'altro annullante i padronati di privilegio. Gli oratori notificarono le ricevute commessioni al conte di Luna: ed egli fu d'avviso che niente s'opponesse in particolare alla proposizione di que due capi, per non mostrar di turbare la libertà del concilio; ma che si rispondesse in genere, di non approvarli, e ove si fosse in su l'atto della determinazione, vi si resistesse con ogni più forte ed agro contrasto. Ma i cesarei non accettavano questo consiglio, come pregno di futuri tumulti. E perchè il vescovo delle cinque chiese, e 'l Ton giacevano infermi, l'arcivescovo di Praga solo andò (1) a Legati, ed espose loro la ripugnanza di Cesare alla proposizione d'ambedue que decreti. Di che mostrando tutti grave tristizia, rispose il cardinal Morone sì come capo: maravigliarsi lui che l'imperadore, il quale avea professato

(1) Tutto sta nelle menzionate lettere de 29 di agosto scritte a Cesare dagli oratori, e in due altre de Legati al cardinal Borromeo lo stesso giorno.

sempre così gran zelo della riformazion generale, allora ne volesse sottrarre i principi laici. Essersi davanti gridato quando i presidenti aveano voluto intendere innanzi alla proposizion degli affari la volontà del pontefice, non solo principe loro, ma della Chiesa: ed allora che 'l papa s'era quasi spogliato d'una tal preminenza, lasciando al concilio la podestà d'operare il tutto senza pur sua precedente notizia, voler sua maestà prescrivere che questo o quell'articolo non si trattasse. Prima che tollerare i Legati si grave indegnità, esser disposti di chieder permission di partire al papa: onde se i cesarei nella proposta opponessero i loro protesti, essi porrebbono in opera i loro Brevi, e licenzierebbono i padri. Benchè, quando anche volessero, non potrebbono indurre i ve scovi a giudicar sopra gli altri capi, lasciando quello ch'era il precipuo: miserabili essere i loro lamenti per le stranezze che sostenevano in varii regni, non già in quello di sua maestà cesarea, ma in altri: e nominolli. Dir essi che in vano s'era fatto il decreto severo della residenza, se non toglievansi gl'impedimenti al risedere posti da medesimi principi, essendo impossibile di risedere dov'era sì gran vilipensione del pastorale, che i vescovi da ogni picciol barone vedevansi trattati a foggia di servidori: se Cesare fosse di ciò informato, inciterebbe, non ritrarrebbe il concilio da sì necessario provvedimento. Sapersi che questo non era spontaneo senso dell'ottimo imperadore, ma suggestione di tali che intendevano a voler solamente la sede apostolica riformata, rimanendo tutto il resto deformato. Con tali ragioni contese all'instanza degli oratori il primo presidente: e dopo molta disputazione egli e i colleghi conchiusero, non potersi quell'articolo cancellare. Allora l'arcivescovo ripigliò: non aver esso sperata mai da loro questa determinazione: esser palese con qual modestia si fosse portato Cesare fin a quel giorno, rimettendosi del tutto a Legati eziandio sopra ciò che avrebbe potuto riscuotere per suo diritto: là dove altri aveano dette a lor cose, le quali egli non credea che gli fosse lecito pur di ridire per maniera di racconto senza sceleraggine: e con tutto ciò non essersi a costoro sì rigidamente risposto. Doversi per ogni ragione attender sopra que due articoli riformati la deliberazion di Cesare, il quale meglio d'ogni altro intendeva ciò che si confacesse al bene spiritual dell'Imperio. Di nuovo i Legati: che ove all'imperador con lo stesso corriere si fossero rimandati que due capitoli così com'erano corretti (e si offersero anche pronti a correggerli da capo, sol che del tutto non si ommettessero), confidavansi certamente che gli approverebbe. Accettò l'arcivescovo di far ciò, ma non consentendo che si proponesser fra tanto. E così terminossi il ragionamento, nel quale il Legato Osio col fervore del suo zelo, e col candor della sua natura mostrò sopra tutti i colleghi di riputar necessaria la riformazion delle podestà laicali anche in Alemagna di cui era pratico, assai più approvando lo stile della Pollonia di cui era natio. Gli oratori stavan fermi di non preterir le commessioni di Ferdinando sopra il contraddire alla proposta: nel che gli riscrissero che sarebbe con loro il conte di Luna: de Francesi nulla promettersi,

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