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ma dagli altri assai detestata. E cotal dinunzia posta in esecuzione necessitò il Pedralias ad assentarsi. Parve alla moltitudine, la qual misura le forze dalla ragione, che fosse debito de'Legati l'opporsi, e 'l mantenere quel franco stato del concilio che i principi richiedevano con la bocca, e violavano con la mano. Ma essi, non ignorando, che quantunque sia sempre illecito il fare i mali, non è illecito, anzi laudevole talora il permetterli per non impedire i beni maggiori, non vollero che un accidente corrompesse la sustanza, e giustificaronsi appresso alla gente più materiale con una scusa parimente materiale, dicendo: che di tal violenza nulla appariva negli atti: che niuno era ricorso a loro per la giustizia, onde non avevano obligazion di procedere. Nè per tutto ciò mancarono di farne richiamo col conte, il quale scusossi col preciso comandamento del re, e col non esser la faccenda più intera. Onde a loro parve di non poter altro che significare il tutto al pontefice, senza la cui volontà espressa non giudicavano convenevole di venire a pericoloso risentimento.

In questo mezzo attendendo all'opera principale (1), e veggendo ite a vote lo premostrate diligenze per celebrar la sessione il giorno prescritto de sedici, nel precedente de'quindici il cardinal Morone ragionò a padri congregati in questa sentenza. Aver fatto i Legati ogni loro sforzo per tener la sessione il dì prenunziato, conoscendo che tanto ciò sarebbe stato d'onore, quanto l'indugio di vergogna: ma l'effetto rendersi impossibile come la cosa per se stessa dimostrava, rimanendo ancora fra padri gravi differenze intorno al matrimonio, e non essendosi potuti ben maturare i capi della riformazione. Avvisarsi i Legati che si dovesse trasportarla funzione alla festa di san Martino: perciò che fra tanto sarebbesi anche discusso il rimanente de'dogmi, come delle immagini, del purgatorio, dell'indulgenze, e de voti monacali. Rispondessero dunque i padri ciò che lor ne pareva. Il cardinal di Loreno disse: molto pe sargli così fatta prolungazione: nondimeno racconsolarsi in pensare che 'l tempo

(1) Atti a 15 di settembre 1565.

sarebbesi speso con sommo frutto, uscendo al fin dal concilio una riformazione vera e perfetta. Volersi lei cominciare da lor medesimi, acciò che più francamente potessero poi riformare gli altri: per tanto doversi correggere i cardinali, i vescovi, i parrocchiani, i regolari, torre i mali usi del matrimonio, e delle commende, e fatto ciò, discendere a principi secolari. Anche gli altri abbracciarono la proposta, levatine trenta. Non mancarono in questo fatto le solite mormorazioni (1) de'poco informati contra i soprastanti: non trovandosi nei fatti de grandi i più animosi giudici che coloro a quali è ignoto tutto il processo. Aver voluto i Legati, e massimamente il Morone, soddisfare a principi bramosi della lunghezza, e confinare i padri a Trento nel verno: sì che poi gli oltramontani non potessero volger la mente al viaggio, e per tanto alla conclusion del sinodo, avanti alla primavera. Essersi dovuta ce lebrar la sessione, e farvi decreti almen sopra le materie già esaminate del matri

(1) Tutto è negli Atti del Paleotto.

monio, intorno alle quali se alcuno avesse voluto contraddire alla maggior parte, non sarebbe convenuto di farne stima. S'insegnerebbe agli ambasciadori de'principi con quest'esempio di fievolezza il resistere ad ogni deliberazione spiacente ad essi quantunque approvata da più, sol che un drappello notabile, il qual mai non sarebbe ad essi mancato, stesse per loro. Ma l'opera andava del tutto diversamente; però che niuno o degli oratori o degli oltramontani avrebbe mai consentito alla diffinizione de'dogmi, se non accompagnata dalle riformazioni, secondo il decreto e l'uso perpetuo di quel concilio, per sospetto che, speditisi degli uni, si licenziasse l'assemblea senza l'altre. Sì che di fatto gli ambasciadori cesarei (1), intendendo che per alcuni proponevasi un tal partito di celebrar la sessione, aveano conspirato con tutti gli altri oratori per impedirlo. E posto che a ciò pure si fosse potuto ritrovar compenso decretando insieme alcune delle leggi più esaminate e più accettate, gli stessi articoli del matri

(1) Lettera degli oratori a Cesare de 14 di settembre 1565.

monio non si potevano determinare, poichè in ispecie due Legati, l'Osio e 'l Simonetta, e con loro il cardinal Madruccio, ripugnavano sì agramente all'annullare il clandestino, non ostante il più comun giudicio per la contraria parte, che avevano dinunziato a molti padri di volere appellarne al papa, ove si venisse al decreto senza prima quietarli con le ragioni. Onde per distornar questi inconvenienti ed insieme quello della prorogazione, erasi tenuta la già detta celebre conferenza di teologi a fin di concordia: benchè ciò non senza (1) querela degli oratori bramosi di quel decreto, quasi con tal nuovo esperimento si pregiudicasse al parere tre volte dato già dal più del prelati. Or convenendo prorogare, non potea ciò farsi a più breve termine: però che, volendo il cardinal di Loreno andare fra tanto a Roma, era mestiero d'aspettarne il ritorno, e la conclusione de' suoi trattati col papa, a che bisognava almen lo spazio d'un mese, tempo da lui stesso a ciò domandato (2),

(1) Lettera allegata degli oratori a Cesare. (2) Sta nella lettera allegata degli oratori all'imperadore.

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