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e poscia di stabilir seco tutti i capi a fin di caminare con piè sicuro. I cesarei, altre volte sì frettolosi alla proposizion delle loro richieste, ora non avean titolo d'accusar l'altrui dilazione, ma ben carestia di scuse per quella che frapponevasi dalla lor parte. Già eran trascorsi non solo i dieci, ma sedici giorni dalla partenza del corriere a Ferdinando vacui di risposta (1), il che cagionava loro gran pena. Tanto che scrissero ad esso, come d'ogni intorno udivano risonar sì fatti lamenti: che da principi s'impediva il processo e la libertà del concilio: che essi volevano la residenza, ma insieme non voleano che fosser tolti i maggiori ostacoli alla residenza: strignevano a riformare ogni qualità d'ecclesiastici, ma ricusavano che si riformasse in se ciò che principalmente avviliva e turbava tutto l'ordine ecclesiastico. E che, quantunque in questi rimbrotti non s'udisse specificato alcun principe con la bocca, ben essi intendevano a chi fossero indirizzati dal cuore. Soggiugnevano, che i padri, non

(1) Tutto sta nella suddetta lettera degli oratori a Cesare,

contenutisi nelle parole, eran passati all'opere, negando di profferir le sentenze sopra gli altri capi, se quello non vedevasi ritornato. A stento essersi poi contentati della solenne promessione a lor fatta da presidenti di riporlo fra tre giorni, come già era convenuto di mandare in effetto: sì che da patriarchi che esercitavano le prime voci, e che però avevano parlato dentro i tre giorni, erasi protestato nell'adunanza d'aver per non detto ciò che dicessero nel rimanente, dove i Legati non adempiessero la promessa. Onde gli ambasciadori supplicavano a sua maestà di troncare insieme e la dilazione della risposta, e il suggetto della querela. Così scrissero: e molto giovava, che essendo in due di loro congiunta alla persona d'oratore la dignità di vescovo, i rispetti dell'una e dell'altra si rattemperavano vicendevolmente, sì che una tal mistura nella condizione cagionava sincerità nella cognizione. Ma la mattina susseguente alla mession della lettera, che fu la mattina di quel medesimo giorno in cui la sessione prorogossi, ritornò a Trento il corriere portando loro le risposte di Ferdinando (1) e sopra le prime lettere per le quali gli s'erano fatti veder gli articoli rimutati, e sopra le seconde con cui l'avevano informato di ciò che era intervenuto co' presidenti intorno al ritardare il capo strignente i principi secolari. Quanto apparteneva alle prime, dimostravasi che generalmente le mutazioni gli fossero piaciute. Osservavansi nondimeno varie cose, delle quali porransi in veduta le più riguardevoli. Torsi a ciascuno l'immunità nel secondo dal convenire ne' sinodi metropolitani, ma con eccettuar coloro che soggiacevano a generali capitoli de'regolari: e della loro franchezza parlarsi ancora nel capo ventottesimo: una tal piena esenzione poter per avventura aver luogo in altri paesi: ma che in Germania, dove provavasi negligenza grave de visitatori generali, specialmente per la molta distanza de'monasterii, e spesso per la diversità del linguaggio, il far esenti quei monasterii dalla visitazione de vescovi sarebbe

(1) Lettere di Cesare agli oratori da Possovia a 4 ea 5 di settembre, giunte la mattina del 15 di settembre 1565.

stato nocevolissimo. Per tanto volersi ordinare, che sottostessero in questa parte, salvi i loro privilegii nel rimanente. Nel terzo vietarsi a padroni delle chiese l'intromettersi di quello che apparteneva alla fabrica, ed alla sagrestia. Ma questa cura che essi in Germania se ne prendevano, riuscire ad assai profitto contro alla trascuraggine de'rettori. Porsi nel capo decimoquarto, che all'indigenza de vescovi necessitosi fosse provveduto in varii modi, ma non de'beni posseduti da quel monasterii ne'quali stesse in verde la regolare osservanza, o i quali soggiacessero a capitoli generali, o a certi visitatori. Creder egli, questo intendersi eziandio del vescovadi da fondarsi di nuovo. Or tutto ciò essere dirittamente opposto alla sua intenzione: imperò che essendo i monasterii della Germania cotanto scemati non solo di disciplina, ma di persone, senza speranza di migliorare, non veder lui quali altri beni potessero più acconciamente applicarsi a varii bisogni pii, e specialmente al ristoro o alla dotazione del vescovadi: ed essersi egli posto in cuore di fondarne con ciò de'nuo

vi, sì veramente che prima ne richiedesse il consentimento apostolico. Nel capo decimonono, là ove rendevansi necessarie e gravità di cagione, e cognizione di causa per dispensare, essersi levata una particella che era nella precedente forma, cioè: che si dispensasse di rado. Desiderar lui, che ciò vi tornasse. Rispondeva appresso l'imperadore ad altre lettere scrittegli: che intorno al collegio de'cardinali gli sarebbe paruto buono limitarlo a ventiquattro ordinarii, e a due sopra numero. Della Bolla riformatrice del conclave rimaner lui contento, e solo più avanti desiderarvi ciò di che gli avea data speranza in Ispruch il Legato Morone, che ella si promulgasse, approvante il sacro concilio, affinchè se le aggiugnesse ferImeZZa» E perchè gli oratori l'avevano domandato della sua volontà intorno a procurare l'uso del calice, e 'l matrimonio dei sacerdoti, significava loro: essersi da lui chiamati a Vienna i consiglieri degli elettori e de'principi, e dopo maturo discorso

avere inclinato a richieder l'uno e l'altro T. XI. 26

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