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scovi, e di teologi, fra quali ancora fu l'arcivescovo di Praga. Venne su quei giorni stessi chiamato a Trento da Legati, e di là spinto in Pollonia per ordine dato dal pontefice, e come suo nunzio, il Commendone (1), con instruzione formata dal cardinale Osio: il qual era stato autore al papa di mandarlo, ponendogli in mente che in una prossima generale dieta di quel reame la presenza d'un tal uomo sperimentato da se in Germania sarebbe valuta di gran sostegno alla religione, ed insieme di gran ristoro alla libertà ecclesiastica novellamente colà offesa. Un altro illustre prelato in quel medesimi giorni uscì di Trento per un'altra real nunziatura. Fu questi (2) il Visconti, destinato dal pontefice alla corte di Spagna, e perciò rivocato da lui a Roma, affinchè insieme gli recasse in opportuno tempo intera notizia intorno al preterito,

(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati nel dì 21 d'agosto, e de'Legati ad esso nell'ultimo di agosto, e ne'26 di settembre 1565.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo ai 19 di settembre 1565, e Atti del Paleotto.

e al presente stato del concilio, con che il papa fosse meglio preparato a futuri ragionamenti del cardinal di Loreno. Per tanto furon consegnate al Visconti due ampie informazioni: l'una, per così dir, legale, opera del Paleotto, nella quale si conteneva ciò che erasi fatto, e trattato sì nelle generali, sì nelle speciali adunanze, e la nota de'rispetti considerati sopra ciascun articolo della riformazione: l'altra, che potevasi chiamar politica, dettata dal cardinal Morone a nome suo, e dei colleghi (1) intorno al vario interesse dei principi, alla disposizione, e alla potenza degli oratori, agli affetti del prelati, e specialmente all'elezione de'futuri spedienti. Nel cui tenore si scorge quanto grande fosse in quel tempo il dubbio, che convenisse loro d'esser costretti a rompere, o vero a sospendere il concilio, e però a troncare prima del frutto una pianta irrigata per tanti anni con tanti sudori di tutto il mondo cattolico: e quanto si debba al travaglio inenarrabile di que coltivatori che la trassero a fruttificare con saluti

(1) A 19 di settembre fra le memorie del cardinal Morone.

fera, e perpetua fecondità in ristoro della Chiesa. Ma gli autori de massimi beni le più volte sono scarsamente rimunerati dalla fama, perchè ella non sa i massimi stenti perciò sofferti: là dove assai celebra i fortunati spanditori del sangue umano, perchè in lor soli l'arduità dell'opera è nota a pari dell'opera.

FINE DEL TOMO DECIMOPRIMIo

IMPRIMATVR Fr. D. Buttaoni O. P. S. P. A. M. IMPRIMATVR

Ioseph Canali Patr. Constant. Vicesg.

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