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provamento, ma solo avea loro voluta spiegare la semplice tela del fatto. Averlo costretto all'accordo il non poter egli ogni cosa: ond'era degno di compassione, e non di nuova afflizione, con attribuire a difetto di sincera volontà quel ch'era stato effetto di violenta necessità. E con questa digressione finì di dare il parere senza dare il parere. Seguendo il cardinal Madruccio, parlò molto ambiguamente, e conchiuse con la cautela solita a punto nelle maggiori ambiguità: che se la risposta piacesse alla maggior parte, anche a lui sarebbe piaciuta. I patriarchi di Gerusalem e di Vinezia, e con essi molti de vescovi, domandaron copia della risposta, ed agio a considerarla. Altri voleano l'esempio degli articoli stabiliti eziandio nella pace, di che alcuni Francesi forte si lamentarono: altri della lettera regia e dell'orazione profferita dal Birago: altri altramente sentirono. In sì gran varietà fra Marco Laureo domenicano vescovo di Campagna, il quale nell'infermità del Massarello suppliva come segretario, per trarre al netto le sentenze, cominciò dal Lore

nese, addimandandolo precisamente della sua. Ed egli disse, la risposta divisata non piacergli. Il cardinal Morone maravigliato di ciò, prima che l'adunanza si licenziasse, “narrò publicamente che quella risposta era stata innanzi veduta ed approvata dal cardinal di Loreno, senza che ei sapesse negarlo. Ben seppe il Morone rattemperarsi di non venire a quest'atto allora che l'altro s'oppose, nè mentre fervea la contesa, nel qual tempo gli sarebbe ciò stato di più aspro rinfacciamento, ma dapoichè la dissensione era quietata, e gli spiriti tranquillati. La discordanza fu ridotta a concordia per questa via. Mentre ch'era il romore più strepitoso, e però più noioso a medesimi autori, il Bobba, vescovo di Agosta ed ambasciador del duca di Savoia, propose all'assemblea, che per uscire da quella confusione si rimettesse liberamente la contenenza della risposta a Legati, i quali, col consiglio di chi lor fosse a grado, la stabilissero: a che applaudendo l'arcivescovo di Lanciano, di poi, come suol farsi nelle contese dove molta è la stanchezza, e poca la gara, tutti ad una voce assentirono. Lo stesso giorno dunque il primo Legato ragunò nella sua casa oltre a'colleghi i due cardinali, i vescovi rappresentatori de'principi, ed alcuni pochi riguardevoli prelati: e da capo fece udir loro un'altra più breve apparecchiata risposta, affinchè ognuno significasse ciò che vi avesse desiderato. Il cardinal di Loreno disse, a lui piaceressa molto: ma essergli spiaciuta quell'insolita maniera di proposta fattasi dal primo Legato: però che là dove si costumava che, lettesi nell'adunanza tali scritture, si chiedesse il parere semplicemente a ciascuno, in quel caso con offerirne la copia, e lo spazio a deliberare, s'era svegliato il pensiero di sottilizzarvi, di contraddirle, e di trarre in sinistro quest'azione del re: in difesa della quale tornò egli a parlar vivamente, non lagnandosi però d'alcun principe, ma scusandoli. La buona intenzione di sua maestà comprovarsi da quest'atto medesimo in render ragione del fatto per suoi messaggi al papa, al concilio, ed a signori cattolici, e ciò con solenne dichiarazione di voler perseverare nella religione antica, e nell'ubbidienza della sede romana. Non lodar già lui, che dalla reina si fossero premesse queste legazioni all'attuale adempimento della pace dal canto degli ugonotti, i quali non avevano ancora restituite le terre al re, nè rimandate in Germania le milizie indi tratte. Il cardinal Morone ripigliò, ciò che avea detto nella congregazion generale: che la forma consueta del rispondere alle significazioni regie dal concilio, per le speciali circustanze del caso, erasi fin da principio alterata col parere del medesimo Lorenese: onde non doveva sembrargli strano se tra per ciò, e per qualche preceduto bisbiglio intorno al voler de'padri, anche la seconda volta s'era uscito del solito: e che in argomento di tal gelosia e gravità non sarebbesi egli mai arrogato di chiedere che tanti valorosi prelati consentissero ad uno scritto da se portato, senza ch'essi vi fermassero pur un guardo. Ben essersi potuto sperare che per loro cortesia spontanea esercitassero verso di lui questa fiducia, contenti della recitazione: ma che la cagion de'romori, fosse detto con sua licenza, era stato il medesimo cardinal di Loreno, il quale se avesse risposto

con la semplice parola, piace, secondo il suo preceduto giudicio, avrebbe dato esempio agli altri di far lo stesso, e vi sarebbe intervenuta o niuna, o sol picciola contraddizione: là dove facendovi egli tanti discorsi, e tante obbiezioni, aveva eccitati gli altri ad imitarlo. Il Lorenese, da cui era stata forse prodotta quella ragione per iscusarsi della volubilità, mostrossi di leggieri appagato: e sol nella più corta risposta formatasi la seconda volta da padri deputati, richiese una breve aggiunta che inanimasse più la reina al favor della religione. Anche il cardinal Madruccio recò scusa per qualche mostra di sua incostanza, affermando che l'opposizione del Lorenese l'avea mosso ad avvisarsi, che non fosse stato questi partecipe della risposta, il che in affare di Francia non sarebbe paruto dicevole. Ed in breve, tutti la comprovarono coll'aggiunta, secondo il consiglio del cardinal di Loreno, e con qualche altra leggiera mutazioncella, come suol farsi nella diligente esaminazione di ogni scrittura. Il senso dell'accordata risposta fu qual era nel primo scritto, ma con ridurlo quasi in compendio, e con

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