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stituito vescovo alcun degli apostoli. Parlossi d'aggiugnere al canone sopra l'autorità de'papi le parole, universali pastori della Chiesa, tratte dal concilio di Lione, e però più autorevoli presso i Francesi, massimamente leggendosi tal concilio allegato in quello di Basilea: ed in luogo della particella, pecorelle di Cristo, pensossi ad un vocabolo collettivo, cioè gregge del Signore (1), come, secondo il parlar d'Innocenzo IV, avea divisato il papa scrivendo a'Legati: e d'esprimere, che Pietro ebbe da Cristo la pienezza della podestà. I prelati francesi avevano data un'altra forma, nella quale volevano assolutamente che s'approvassero per legittimi i vescovi instituiti con autorità della sede apostolica, senza ristrignersi agli approvati coll'autorità del romano pontefice. E specialmente ne assegnavano in ragione, esser questo un dir più proprio: avvenendo talora che il papa muoia, là dove la sede apostolica sempre vive. Aggiugnevano che il nominar la sola autorità del romano pontefice, pareva escludere dalla condizione di veri

(1) Gregem Domini.

vescovi Tito e Timoteo creati da Paolo, e Policarpo da Giovanni, ed ora tanti vescovi della Grecia. Non ricusavano però, che si diffinisse ancora, esser veri vescovi gli assunti dal romano pontefice. E quanto era alla persona di esso, volevano chiamarlo rettore, non della Chiesa universale, ma Ecclesiae catholicae: la qual voce, benchè paresse equivalente, era nondimeno da più rifiutata come dubbiosa, quando il nome di cattolico è atto ad importare ancora, fedele: onde ogni vescovo di fedeli può dirsi ad un certo modo vescovo di Chiesa cattolica: e in latino per difetto dell'ar. ticolo usato nella lingua italiana, quella particella, Ecclesiae catholicae, tanto si poteva dichiarar così, della Chiesa cattolica, il che dimostrasse ch'ella fosse una sola, quanto così, di Chiesa cattolica, il che non significava, che oltre a quella Chiesa cattolica di cui era vescovo il papa, non ce ne avesse altre. Nè questo senso di tal vocabolo ne concilii era nuovo: però che nel sinodo quinto generale alla collazione quinta, riferendosi alcuni luoghi tratti dall'opere di s. Agostino, da ciò ch'ei disse in un concilio cartaginese, trasportansi quindi le parole seguenti: Augustinus episcopus Ecclesiae catholicae diait. In confermazione di che notarono, che si legge in san Cipriano com'egli ricevendo al grembo della Chiesa alcuni ch'erano stati eretici, non solo faceva lor confessare, che Cornelio era pastore ecclesiae catholicae, ma non contento di questo, volea che aggiugnessero, idest universalis: ond' ei s'avvisava che 'l secondo vocabolo togliesse via qualche dubbiezza del primo. E perciò vedersi attribuito l'epiteto d'universale al papa nel mentovato sinodo di Lione. Che se il significato, come i Francesi dicevano, era lo stesso, perchè non accettavan ciascuno di que'due nomi ugualmente? Nondimeno intendevano che a ciò si potesse trovar compenso, dicendo, totius Ecclesiae catholicae: e eziandio senza più molti consigliavano di accettar quella parola, come tale che sta nel Simbolo, e che oltre a ciò si usa da papi nelle loro soscrizioni: onde il non appagarsi di quella era quasi un confessar d'essersi pregiudicati in queste. Ma ripigliavasi in contrario, che più di chiarezza abbisogna, dapoichè le nuove eresie si sono ingegnate d'oscurar con sinistre interpretazioni gli antichi vocaboli della Scrittura e della Chiesa: e quindi esser nata la necessità non solo di far nuove diffinizioni ne'concilii, ma talora d'aggiugner parole al Simbolo. Sopra la particella: assunti con autorità delle sede apostolica: proponevasi questa giunta: la qual autorità risiede nel romano pontefice. E ambedue tali alterazioni riputava il Foscarario per non impossibili ad ottenersi dalla parte de' Francesi. Mentre si poneva ogni studio per esprimer la proposta idea con parole accettevoli a tutti, venne (1) a Legati improvisamente un'ambasciata del cardinal di Loreno, che gli distolse da quel lavoro. Essersi da lui comunicata a vescovi franzesi quella sua forma: e dove s'era fidato che generalmente vi consentissero, averne incontrata ne'più una insuperabile ripugnanza. Star egli pronto di soscriverla per se stesso, ma disperarne dal sinodo l'approvamento. Ne'Legati a questa significazione dileguossi ogni speranza, la qual anche per addietro era stata in loro assai

(1) Lettera de Legati al cardinal Borromeo dei 13 di giugno 1565.

tenue, di trovar maniere che soddisfacessero a tutte le parti nelle mentovate quistioni sopra l'autorità del papa, e de'vescovi: onde nella ristretta loro congrega, cambiato il tema del consiglio, si ragionò di prendere qualche nuovo spediente: e convennero in questo parere: che si formassero canoni più succinti, ne'quali si tralasciasse quanto apparteneva a suddetti due litigati articoli, sì che nulla v'apparisse a veruno da ricusare, ma solo da desiderare. In tal modo ne speravano l'universal comprovazione de'padri: i quali dopo tanto lunga contesa, senza che nè gli uni, nè gli altri si confidassero più o di guadagnare, o di superare i contraddittori, non vorrebbono che il dubbioso impedisse il chiaro. A questo medesimo fine parve lor buono che dovesse stabilirsi quella materia innanzi di ragionare intorno al decreto della residenza: e che spirando fra due giorni il tempo constituito per dinunziar la sessione, se ne prescrivesse il giorno nulla più lontano d'un mese, amando meglio di decretare il poco una volta e in breve, che, per voglia di partorire un gigante, rimanere in perpe

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