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tura, che'l cardinal di Loreno intrecciasse nuova difficultà perchè fra tanto nulla in concilio si conchiudesse: benchè alcuni nescii dell'interno, e volendo più tosto sognare il falso, che confessare a se stessi di non sapere il vero, ne immaginarono varie (1). Per quella proposizione il Gualtieri avea spinto (2) al cardinal Borromeo segretissimamente fin da quattro di giugno Cipriano Saracinelli orvietano suo segretario, uomo allor chiaro per fiorita letteratura. A fin di celare il midollo, la scorza fu di mandarlo a Bologna, e ch'indi poscia per accidente s'innoltrasse anche a Roma. Colà giunse, e fe sua proposta a punto in tempo che più torbide ogni di veniano le novelle di Trento: sì che il pontefice gli prestò volentieri orecchie, e fe rispondere al Gualtieri che proseguisse il trattato, senza però darne l'ultimo sì. Ma essendo scritta al Lorenese dal cardinal della Bordisiera, e da altri l'andata (3) a

(1) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo de 15 di giugno, ed un'altra de' 21 di luglio 1565.

(2) L'instruzione è fra le memorie del Gualtieri.

(5) Lettera del Gualtieri al cardinal Borromeo de 28 di giugno 1565.

Roma del segretario del Gualtieri per occulti negozii col papa, il che gli recava materia di suspicare, non parve al Ferier di potergli celar più a lungo, come il Gualtieri era quel mezzano fin allora taciuto, e come la messione del suo segretario non aveva altro intento che alzar la fabrica del loro disegno. Onde il Gualtieri, e 'l cardinale ne conferirono a faccia: e'l cardinale ne dichiarò sè contentissimo; dicea, non per ambizione del carico, ma per utilità della sede apostolica. In difesa della quale aveva parlato que giorni con gran vigore al vescovo di Metz, e ad altri prelati francesi che ne ragionavano sinistramente (1): ammonendoli, che se volevano impugnar la podestà del papa, rinunziasser prima i beneficii ricevuti dal papa: e che chiunque sentiva contro alla dignità pontificia, era sospetto a lui nella fede. Ed ancora nel trattar co'Legati avea permutato ogni nuvolo in sereno. Ma più di tutti godeva che l'inchiesta procedesse felicemente il Ferier, dicendo, esser desiderio suo che 'l re mandasse lui per uno

(1) Lettera del Gualtieri al cardinal Borromeo de'21 di giugno 1565, ed altre di que giorni.

dei delegati a quell'assemblea di vescovi in Francia, per aver opportunità di servire al pontefice. Il quale, sì come principe d'esperta, e canuta prudenza, sapendo che un sommo segreto leva al corso de'negozii due validissime ruote, l'altrui consiglio nella deliberazione, e l'altrui opera nell'esecuzione, non s'avvisò di poter escludere totalmente da sì grande affare del concilio la cognizione de'Legati. Onde significollo (1) nell'intimo della credenza al cardinal Morone: ed a fine di impedire ogni ruggine fra' Gualtieri e lui, notificògli distesamente le ragioni che avevano forzato l'altro al silenzio. Gl'impose ancora di confidarlo subito al cardinal Simonetta, sì veramente che questi ne dissimulasse la notizia con ciascuno: il Morone trattasse di ciò e col Gualtieri, e senza mezzo, ove l'affare il richiedesse, col Ferier, e col Lorenese, a cui prestasse l'assenso, ed insieme significasse, che l papa, riducendosi il pensiero ad opera, commetterebbe ad esso la legazion di Francia per quel negozio, deputando nell'altre

(1) Lettera del cardinal Borromeo al Morone de'26, e del 30 di giugno 1565.

regioni chi Dio gl'inspirasse: che agli altri presidenti non fosse aperto il trattato finchè non si prevedesse la prossimità della conclusione: che senza il consentimento de principi non potea ciò portarsi ad effetto, ma che promettendosi il cardinal di Loreno e de Francesi e di Cesare, il pontefice s'avvisava, simile potersi egli prometter del re Filippo: che quando le cose fossero in appresto, si proponesse ciò improvisamente al concilio, essendo all'opere grandi il maggior impedimento per farsi, il dirsi. Aggiunse, che però, tanto di miglior talento nella lettera comune a tutti i Legati approvava il consiglio preso, e significato da loro il giorno decimoterzo di giugno, che si tralasciassero del tutto nella diffinizione le due controversie, poichè il vedeva più adattato a questo segreto intendimento. E parea che a ciò conferisse mirabilmente (1) sì la destinata partenza di Cesare, che avrebbe renduto a lui appetibile il fin del concilio, sì la sua dichiarazione espressa al conte di Luna andato colà, che trattandosi dell'autorità

(1) Lettere del Gualtieri al cardinal Borromeo de 17, e del 28 di giugno 1565.

pontificia, era meglio il tacerne affatto, che l'usarne equivocose parole. Poco innanzi che 'l Morone ricevesse da Roma queste speranze di concordia, ebbe in Trento un'aspra battaglia, nella quale gli avvenne di contrastare non solo con gli stranieri ministri, ma di poi col pontefice: e sopra materia delle più ardue, e delle più combattute dal principio fin all'estremo di quest'ultima convocazione sotto Pio IV. Eran convenuti i Legati con gli altri due cardinali, e con molti oratori, che si prescrivesse per la sessione il decimoquinto giorno di luglio, quando fu ad essi il conte di Luna (1), comunicando lor la risposta renduta dal re cattolico al signore d'Oisel, e da noi recitata, per cui sopra modo si consolarono. Ma egualmente si contristarono, perchè egli loro significò, saper lui ch'essi avevano comandamento dal papa di far che si levassero, o si dichiarassero quelle parole: proponenti i Legati, di che aveva egli le precise commessioni del re narrate più volte. Pregarli dunque a indugiar per

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 14 di giugno 1565.

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