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eresse a favore di esso conte il Ciablese in ducato; e gli donò Rivoli come già spettante alla vetusta' contea di Torino , sebbene quel luogo fosse allora tenuto dal vescovo: confermò a questa città i privilegi che le erano siati conceduti dai cesari suoi antecessori; e l'atto, di tale conferma fu rinvenuto fra le scritture della badia di Pinerolo, a cui l'Imperatore in quell'occasione fu sommamente liberale di molte cose. Nei giorni in cui egli si soffermò in Torino la repubblica di Chieri addimandò a questo Imperatore che la volesse accogliere sotto il di lui patrocinio, esponendogli che i suoi prepotenti vicini macchinavano di farla soggiacere alla loro dominazione , ed ottenne da lui d'essere dichiarata camera imperiale , di avere un nunzio o capitano stipendiato dallo stesso Federico: inoltre il comune di Cbieri conseguì la conferma delle sue franchigie e dei suoi statnti relativi alle multe ed alle pene; ebbe la certezza dell'imperiale assistenza in ogni uopo; e ciò che più rileva f fu prosciolta non solo da ogni dominio altrui, ma persino da ogni società, convenzione, o giuramento , con cui per ('addietro si fosse vincolato. Per queste prepotenti disposizioni di Federico II, il comune di Chieri pare che si rinvigorisse, massime per la facoltà che con diploma emanato in Torino il 18 di marzo di quell'anno, l'Imperatore gli diede di coniare monete coli'impronta sua. ..... . «

Federico trovandosi in questa capitale volle anche occuparsi a vantaggio di alcune corporazioni religiose, e gli piacque di confermare i temporali diritti agli abiti di Borgo s. Dalmazzo, di Pinerolo e di Staffarda. 1 Torinesi frattanto per la conferma dei loro privilegi mostraronsi riconoscenti all'Imperatore; e furono anche ben lieti d'esser cresciutidi giurisdizione; perocchè nell'anno 1239, un Federico Folgari di Piossasco, col consenso di Guido, e di Oberto Folgari, e di Ludovico De-Feis, donò al comune di Torino la terra,, il castello e la giurisdizione di Beinasco , nelle persone di Giacomo Cagnazzo, Uberto Porcello, Guglielmo Cagnazzo, e Gioanni Valle, amministratori, e chiavari di questa città, la 'quale ricevuta ch'ebbe questa terra dai predetti signori di .Piossasco, donò loro la medesima in feudo, e se li fece vassalli , come si legge in istromento del 22 giugno del predetto anno,

Federico II, mentre diede a Chieri un capitano stipendiato da lui, volle eziandio deputare a governar Torino un Filippo de Citro contestabile di Capua , il quale assunse il titolo di capitano di Torino e di Moncalieri. Ad esso succedette nella stessa carica , ma con maggiore autorità , cioè con quella di legato imperiale un Gionata de Luco; il quale già esercitava il suo ufficio in Torino nel 1239 , quando Federico Folgari di Piossasco e suoi consorti diedero al co* mune di Torino la terra , il castello e la giurisdizione di fieinasco , come s'è detto poc'anzi , e promisero di non ricevere in abitatore di Eeinasco alcun uomo di Collegno, di Grugliasco , e Torino; di mantenere la strada, e di impedirne il tragitto ai mercatanti , che volessero passarvi per evitare la dogana di Torino; si obbligarono eziandio a dar ricovero in tempo di guerra ai Torinesi, e a non levare su quelli per merci o bestie, pedaggio e tolta ; promisero finalmente di voler sempre appartenere al comune di Torino, e di non associarsi ad alcuna delle sette di questa città , nella quale pur troppo, come in altri cospicui luoghi del Piemonte , gli ospizii dei nobili si adoperavano con ogni mezzo per ottenere i primarii impieghi, e di escluderne i popolani, i quali perciò indispettiti abborrivano la nobiltà; sicchè sotto il nome di guelfi e di ghibellini , s'infierirono due fazioni l'una contro dell'altra per modo , che si venne infine a sanguinosi conflitti , ed i guelfi avendo il sopravvento, costrinsero i ghibellini ad allontanarsi dalla loro 'patria.

Quando l'Imperatore si diparti da Torino vollero accompagnarlo nella sua gita a Pavia i marchesi di Monferrato e di Saluzzo, il marchese di Romagnano Berengario o Balangerio, come anche Arrigo, Guido e Bertolotto conti di Valperga , in presenza de' quali confermò a Guido conte di Biandrate tutte le terre che gli erano state concedute da Ottone IV.

Abbiam detto che Federico nell'ira sua volle che Pietro Tiepolo figliuolo del doge di Venezia , podestà di Milano , caduto prigioniero degl'Imperiali nella giornata di Cortenova, fosse pubblicamente decollato dal carnefice; ma egli ebbe presto a pen tirsi di questa crudele ed imprudente esecuzione, perocchè .la repubblica veneta per vendicarsene entrò nella lega lombarda; e vi entrò eziandio la repubblica di Genova.; il perchè i Milanesi ripigliarono coraggio; ed i Bresciani assediati fecero una tale resistenza, che dopo sessant'otto giorni d'inutili assalti l'Imperatore dovette ritirarsi a Cremona. Gregorio IX, che ancor reggeva la chiesa, occultò in questa occasione per breve tempo l'inclinazione sua; ma entrò poi aneli egli apertamente in lega co' veneziani, colle città confederate di Lombardia, e co' Genovesi; e siccome le armi più consuete dei Papi erano le scomuniche, così questo pontefice, dopo avere con replicate lettere ed ammonizioni invano sollecitato l'Imperatore ad emen» darsi , fulminò contro lui la scomunica con una solenne bolla, e (utto si diede a diffamarlo, e a renderlo odioso: lo dichiarò scaduto dall'imperio , assolvè i sudditi dal giuramento , e si maneggiò con sommo calore da tutte le parti a fine di suscitargli qualche potente rivale , che al terrore delle scomuniche unisse le forze più efficaci dell'anni per !sbalzarlo dal trono. Federico dal canto suo non omise alcuna cosa per giustificarsi, spargendo per tutte le corti dei principi europei uno scritto che fece stendere dal suo famoso Pier delle Vigne: quando poi seppe che il monferrino marchese Bonifacio 11 abbandonò la causa di lui , e collegossi col Papa , coi comuni di Milano e di Genova , ritornossene con molte schiere in Piemonte , e desolò questo paese, fintantochè il suo ne potè che ne portava il nome, ed eragli avverso, lo sconfisse coll'esercito della lega nei din- • torni di Torino. Con tutto ciò, in Lombardia il partito eie forze di Federico potevano ancora tenere in rispetto quelle de'suoi nemici; perciocchè egli vi aveva alcuni fervidi aderenti , come Ezzelino despota di Verona e di Padova. Tra le città libere alcune gli erano amiche , altre apertamente avverse, e non poche, fra le quali Torino, stavano ondeggiando fra l'uno e l'altro partito. Nella Toscana , dove si condusse Federico , la fazione ghibellina pe' suoi maneggi acquistò vantaggio e superiorità sopra i guelfi. Quello che parve assai strano , nella Romagna, peggio vi stava la parte ecclesiastica, che l'imperiale o ghibellina, perchè i Romani ribelli al Papa se la intendevano con Federico; e Viterbo,

protetta sino allora dai Pontefici, ribellossi pure alla chiesa, » tal clic Gregorio IX già vedevasi assediato in Roma dallo truppe di Federico; il quale per altro voltatosi altrove, pose l'assedio a Faenza , che dopo molti mesi si arrendette a vantaggiose condizioni. Questa perdita di Faenza fu accompagnata da un'altra sciagura del partito pontificio. Gregorio IX avea intimato un generale concilio da tenersi in Roma, e già molti cardinali, ed altri prelati da varii paesi d'oltremonti venuti a Genova, ed imbarcatisi sopra le galee di quella repubblica , facean vela verso Civitavecchia ; quando la squadra che li conduceva , per bestialità dell'ammiraglio ubbriaco azzuffatasi con quella de' Pisani e Siciliani che d'ordine dell'Imperatore l'aspettavano, furono tutti presi e condotti nel regno in dure carceri. Federico intanto credendo di aver giusto titolo d'operare a forza aperta contro il Papa, gli occupò in pochi giorni parecchie città, fra cui quelle dì Marni e Terni. Nel tempo stesso un cardinal Colonna, personaggio d'alto affare in Roma , si ribellò al Pontefice , e con gran seguito de' suoi dipendenti passò nel partito di Federico. La qual ribellione trafisse talmente l'animo di Gregorio , che unitosi questo agli altri suoi dolori , finì di vivere.

Nè la morte £ questo Pontefice punto giovò a terminare le dissensioni tra la chiesa e l'imperio, e a sedar le guerre d'Italia. Celestino IV , patrizio milanese, che da Federico potea essere sospetto di parzialità, venne eletto addì 20 del mese d'ottobre del 1241, cioè poco dopo la morte di Gregorio; ma non potendo questi per la sua decrepitezza salire sul trono , prima di essere consecrato , mancò di vita: or prima che si potessero riunire i cardinali per l'elezione di un altro, passò più d'un anno; perocchè ne' sacri comizii sorsero gravi dispareri; e gli uni dei cardinali per rispetto all'impero , gli altri per la ragion della chiesa , tennero i voti sospesi, sicchè Roma fu senza pontefice tutto l'anno 1242. L'Imperatore Iacea molte istanze ai cardinali, acciocchè più non volessero lasciar senza capo la chiesa romana; anzi loro protestava , ch'ei per colpa loro pativa detrimento appresso i popoli, che non sapendo la cagione di così lungo indugio, a lui l'attribuivano. Finalmente vedendo andar la cosa più oltre, montato in collera portossi a cinger Roma d'assedio per castigar gli autori delle discordie; laonde i Romani scaricando la colpa sopra i cardinali , Federico invase le loro possessioni , ed assalite le città della chiesa, vi fece gravi danni, specialmente in Albano. I cardinali allora, paventando maggiori mali, si congregarono in Anagni, e crearono sommo Pontefice Sinibaldo Fiesco, nobile genovese, che assunse il nome di Innocenzo IV. L'allegrezza che ne mostrò Federico , le lettere che scrisse al nuovo Papa, le espressioni di congratulazione che in nome suo gli fecero gli ambasciatori a ciò destinati, rasserenarono gli animi di tutti i Principi d'Italia , e specialmente quello del nostro conte Amedeo IV: tutti i popoli italiani sperarono di vedere in breve rappattumate le cose, ed ogni dissensione sedata , perocchè tutti sapevano , che Innocenzo essendo cardinale, molto era propenso a favorire Federico; ma nessuno seppe meglio di Federico ciò che ne sarebbe avvenuto; e lo storico Villani ricorda un bel detto dell'Imperatore, che passò poi quasi in proverbio, cioè che il già amico cardinale gli sarebbe riuscito nemicissimo Papa. In fatti non tardò guari il novello pontefice Innocenzo IV a seguitar l'esempio dei passati Papi , dacchè vide Federico star fermo ne' primi disegni di restituire antichi diritti all'imperio.

XXX.

Innocenzo IV teme le insidie di Federico; viene a Genova; ed indi per le alpi taurine passa in Francia. Gregorio di Monte-Lungo legato pontifìcio elegge Gioanni Arborio a vescovo di Torino. Il capitolo torinese ostinatamente ricusa di riconoscere quest'elezione sinchè noh è colpito dalla scomunica. Gioanni Aiborio, appena riconosciuto, s'allontana dalla sua sede, impugna la spada, va a combattere nelle vicinanze di Parma, ove cade,prigione, ed è assai tempo sostenuto in carcere.

L'opinione comune che la lunga vacanza della santa Sede fosse nata non già per colpa de' cardinali , ma per le male opere di Federico , aveva contribuito non poco a ritrarre dalla sua amicizia molte città e molti principi di Lombardia.

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