Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia

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Feltrinelli Editore - 272 pagine
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“Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l’anno di mezzo tra il ‘68 e l’89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica – gli ideali e il sangue – e il suo nulla.” Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano torna su quell’istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della Dc fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l’inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni. La ricostruzione della sua strategia e della sua umanità, strappata all’immagine di prigioniero delle Brigate rosse e restituita al ruolo politico di chi aveva capito meglio di tutti l’Italia, “il paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili”, e la debolezza del potere. Dopo l’assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all’ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: “Io ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa”.

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Un libro davvero denso, ricchissimo di storie e di spunti. Rievocazione del 16 marzo 1978 visto da un bambino (Damilano). Ripercorrere i luoghi della tragedia, partendo da via Fani. Il parallelo con Pasolini e la rilettura di Sciascia, dei suoi libri L'affaire Moro e Todo Modo (le pagina dedicate a quest'ultimo sono le migliori del libro). E la riflessione sul crac della politica in Italia, completamente messa fuori causa dal prorompere dell'antipolitica, una tragedia che Moro, solitario e inascoltato aveva presentito (e qui c'è un parallelo, davvero ardito, con un altro controverso protagonista della Prima Repubblica, Bettino Craxi). Con questo libro Marco Damilano si conferma uno dei (pochi) autori italiani viventi da comprare a scatola chiusa. 

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Un viaggio nella memoria che racconta un pezzo importante di storia italiana: è questo il racconto che si dipana in “Un atomo di verità”,il bel libro di Damilano. Da quello istante, alle 9 del mattino del 16 marzo 1978 a quel tragico 9 maggio, fino all’ultima stagione della politica e alla fuga di Craxi, la vita di Aldo Moro ci riporta alle vicende di un “paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili”, e di un uomo capace di una visione della politica di un paese che oggi appare sbiadita.
Con forza e delicatezza, Damilano ricostruisce la figura pubblica e privata di Aldo Moro in un racconto che intreccia vibrazioni intime ad analisi storiche lucide.
Per ricostruire la figura di Moro, l’autore ha scavato fra le carte negli archivi, ha riletto gli appunti e le lettere di Aldo Moro, ha ascoltato i ricordi di chi lo ha conosciuto.
È un libro umano e terribile, in cui si muovono figure e personaggi, buoni e cattivi, potenti e innocenti; in cui riecheggiano voci forti e silenzi e ferite mai rimarginate, alla ricerca di una verità che sembra sfuggente.
“L’avvenire appartiene ai non disillusi”.
 

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