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186 PARTE QUARTA.

tieri napoletani sempre più gradito agli occhi di Carlo il Temerario ; nè la bravura e l'accortezza loro tardò ad acquistare a ciascuno di essi uno splendido luogo in quella corte, divenuta il ritrovo dei più famosi venturieri d'Europa. Furono però molto diverse le estreme loro vicende. Giacomo seguitò fedelmente nella buona e nell'avversa fortuna il suo signore. Morto che questi fu, prese partito col re di Francia, e nell'atto di procurargli colla propria

A. 1488 schiera la vittoria di S. Aubin du Cormier, fu uc

ciso gloriosamente (1). Più rumorose venture ebbe il
Campobasso.
Già era egli pervenuto ai primi gradi della milizia
presso Carlo il Temerario, quando un dì, essendosi
con troppo calore opposto a certa di lui opinione, ri-
portonme uno schiaffo. Il duca, come d'ingiuria fatta
a un uomo privato e suo dipendente, non ne fece
caso e smenticolla; il conte compresse l'alto sdegno
nel petto, e ravvivandolo tuttodì con nuova ira e con
nuovi disegni di vendetta, riunì tutta la sua vita per
venirne a capo. Però insieme colla vendetta intendeva
al proprio utile ed incremento. Presa occasione di
andare in Italia per assoldarvi mille lancie in servigio
del duca, in Lione con un Mastro Simone da Pavia,
che vi esercitava la medicina, in Piemonte coll'am-
basciatore del re di Francia trattò di dargli morto o
preso il signor suo, oppure nel fervore della prima
battaglia che succedesse, abbandonarlo con una gran
parte dell'esercito. Il re di Francia, non solo di-
sprezzò come false o vane codeste proposizioni, ma

(1) Sismondi, cit. t. XV. p. 55.

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CAPITOLO QUINTO. 187 tentò di farsene un merito presso il duca col manifestargliele. Il duca anzi che farne caso, trasse motivo dalle accuse del re di sempre più amare e favorire il Campobasso. Poco stante Carlo il Temerario era disfatto dagli Svizzeri a Grandson ed a Morat, e cogli estrenui sforzi del suo Stato poneva l'assedio alla città di Nancy. In queste estremità Niccolò di Campobasso non si scordava dei suoi propositi di vendetta; e mediante molti artificii mandava in lungo l'oppugna

zione, ed incitava sottomano gli Svizzeri ed il re di A. 1477

Francia contro il duca di Borgogna, ned era appena sopraggiunto al soccorso della piazza il duca di Lorena con un eletto esercito di Svizzeri e di Tedeschi, ch'egli ritornava alle pratiche da traditore. Propose al nemico di dargli preso o morto il duca di Borgogna a piacimento, e il suo esercito in rotta: domandò per sè una condotta di lis)0 lancie, una provvigione di centomila ducati, quanta ne aveva allora, ventimila scudi in dono e una contea. Mancò poco che il ne. gozio, dopo essere stato lungamente maneggiato, non venisse scoperto per opera di un prigioniero, che prima di andare al supplizio voleva palesarlo al duca. Per la qual cosa Niccolò, rotti gli indugi, esci dal campo con 160 compagni, e con carri e carrette rubate ai contadini trincerossi a Condè presso la Mosella in aspettativa degli avvenimenti. Ma nel partire dagli alloggiamenti del suo principe, vi aveva ben egli lasciato uomini fidatissimi col segreto incarico di trarre in fuga le schiere, tostochè fosse ingaggiata la zuffa, e di uccidere il duca. Qual esito abbia avuto la battaglia, ognuno il sa: di Carlo il Temerario non

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i l o si CAPITOLO SESTO f i l . - o i io i i i Dalla partenza del duca Giovanni d'Angiò l | l alla calata del re Carlo VIII. i i o i A. 1464 – 1 494, i - o , | i | | | , , IACOPO PICCININO – BARTOLOMEO COLLEONI – FEDERICO D'URBINO – ROBERTO DA SANSEVERINO. l | i l I. Ultime azioni e morte di Iacopo Piccinino. i - o II. Morte di Tiberto Brandolini e di Francesco Sforza: e i loro qualità. i i i i III. Bartolomeo Colleoni nel castello di Malpaga. Va a Vene- a i , ; i zia a ricevere il bastone di capitano generale. Accetta i ! l'impresa propostagli dai fuorusciti contro Firenze. r , i Battaglia alla Molinella, dove si adoprano le spingarde. l | | | i Ultimi giorni di Bartolomeo. Sue qualità, suo testa- ; i | mento: sue opere di beneficenza. I IV. Vana impresa di Carlo da Montone e ultimi suoi casi. – ! ! ! Gian Iacopo Triulzio è mandato in aiuto dei Fiorentini. a i Sue prime gesta. Torna a Milano. Tumulti quivi su- s scitati dai fratelli Sforza e dal Sanseverino. Questi , fugge, poi ritorna, poi fugge di nuovo, sostiene assedio i in Castelnuovo di Scrivia, salvasi in Toscana, va gene

rale dei Veneziani. – Guerra di Lombardia e Romagna, Vittoria e morte di Roberto Malatesta. V. Imprese, morte e qualità di Federico da Montefeltro, duca

di Urbino.

VI. Guerra di Ferrara. Pace di Bagnolo. Tumulto dei saccomanni. – Congiura de'baroni nel regno di Napoli. Roberto Sanseverino accorre a soccorrerli: abbandonato dal Pontefice e inseguito dal duca di Calabria, congeda le sue genti e si mette in salvo. I baroni napoletani vengono sterminati. Il Sanseverino muore combattendo contro i Tedeschi.

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