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21,6 PARTE QUINTA.
fante fiorini tre; ma da tal somma si deduceva un
soldo per lira a titolo di caposoldo, e cinque soldi
per ogni volta che il capitano surrogava qualche
uomo o cavallo.
Nelle cause civili l'officiale deputato alla condotta
delle genti da guerra, nelle criminali il magistrato
detto di guardia e custodia rendeva in Faenza ra-
gione, sia agli stipendiarii, sia alle meretrici loro. In
tutti i luoghi di guarnigione era un banco di con-
dotta, dove tenevasi il registro esatto tanto dei sol-
dati, quanto dei loro dipendenti e cavalli, e spedi-
vansi le bollette mensuali delle paghe pel tesoriere.
Certa piccola somma, levata non meno da esse paghe,
che dai debiti delle soldatesche e dal riscatto dei
prigionieri di guerra, nutriva i notai, gli officiali di
guardia e custodia, i maliscalchi e il banditore loro.
Queste erano le condizioni, che sulla fine del se-
colo xv i principi d'Italia concedevano ai venturieri
assoldati a parte a parte.
Ben altri vantaggi erano largiti ai capitani di
guerra, signori di castella e contrade: assoluta po-
testà giudiziale sopra i loro dipendenti; paga di
aspetto in tempo di pace; altissimo soldo in tempo
di guerra; privilegio d'inalberare stendardo proprio;
diritto di disporre a loro arbitrio dei prigionieri di
guerra, tranne il caso che questi fossero principi
ovvero capitani generali. Oltre a ciò venivano essi
non di rado dispensati dal consegnare e passare in
mostra le soldatesche, e l'anno computavasi loro di
dieci mesi, e gli Stati e le persone loro venivano dal
principe ricevuti in protezione o raccomandigia. Così

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il contratto di assoldamento rassomigliava a un trattato di alleanza (1).

Del resto fino alla calata del re Carlo viii piccole mutazioni aveva, almeno in Italia, prodotto nella struttura degli eserciti la invenzione degli strumenti da scoppio. Rade volte e sempre con esigui successi, eransi adoperate le grosse bombarde in aperta battaglia: e la pace sopraggiunta dipoi aveva reso pressochè sterile l'esempio dato nella giornata della Molinella dell'uso delle spingarde. I fanti, ma ancora più i cavalli, anzichè cercare scampo dai colpi delle grosse e delle minute artiglierie nella maggiore prestezza, nella esatta disciplina, nelle opportune mosse, nella savia distribuzione del terreno, proseguivano a cercarlo in armature, le quali ad ogni anno si andavano accrescendo di peso: sicchè « queste (narra « l'elegante scrittore della congiura de'baroni) scon« ciamente grosse e sode, i cavalli bardati, coperti « di cuoi doppii e cotti, appena li facevano abili a « maneggiarsi: anzi i soldati, per potere lo smisurato « peso sostenere, procacciavansi cavalli alti e corpu« lenti, e conseguentemente grevi e neghittosi, inetti « a tollerare lunghe fatiche, e nella penuria degli « eserciti malagevoli a nutrire: tali finalmente, che - nel menare le mani ogni sdrucciolo, ogni fuscello - di paglia che a loro piedi s'avvolgeva, potevano o - il cavallo o il cavaliere rendere inabile o impedire.

(1) V. le note XVII. XX. XXIII, e i contratti del 1450 e

del 1466, nel Dumont (Corps diplomat. Doc. 128. 151. t. III. part. I).

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248 PARTE QUINTA.

« Di qui nasceva che le guerre grosse e corte si fa-
« cevano. Non si campeggiava terra di verno: anzi
« i popoli ai possessori delle campagne si facevano
« incontro, e con impunità le porte aprivano. Sì mal
a condizionati uomini d'arme distinguevansi in isqua-
« dre. ... Comprendeva ciascuna di esse cento ca-
« valli, quaranta balestrieri, e gli altri per riserbo,
« se morti o feriti fossero quei che cavalcavano. I
« balestrieri per non avere a combattere il nemico
« da presso, armavano più alla leggiera: ma per or-
« namento di armi, per bontà di cavalli e per virtù
« di animo in poco dagli uomini d'arme erano dif-
« ferenti » (1).
I patenti difetti di cosiffatta milizia conciliarono
riputazione a un nuovo genere di cavalleria, che i
Veneziani con molto loro profitto introdussero nelle
guerre di Lombardia. Le giornaliere scorrerie dei
Turchi nella Grecia avevano per necessità rivolto i
costei abitatori al maneggio delle armi; sicchè, con-
formemente alla natura del paese rotto, selvaggio e
spoglio di grosse città e di fortezze, ne era sorta una
fortissima specie di cavalleria leggiera. Accennare
vogliamo agli Stradiotti o Cappelletti o Albanesi, co-
mecchè li chiamassero. Costoro trasportati di colà in
Italia dai Veneziani, diedero ottimo esempio d'uomini
a cavallo avvezzi a combattere alla spicciolata, a
speculare, a vegliare il nemico e le congiunture, e
compiere una vittoria o assicurare una ritratta. Di
essi sovra tutti quei della Morea, e sovra quelli della
Morea i nativi di Napoli tenevano il vanto. Frena-

(1) Porzio, Congiura de'baroni, l. II.

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vano cavalli leggerissimi al corso; tenevano indosso sopravvesti corte e senza maniche con leggieri imbottiti, per rintuzzare la forza dei colpi ostili: taluno aveva anche maniche e guanti di ferro: portavano in mano una zagaglia ferrata agli estremi, lunga dove dieci, dove dodici piedi, in capo un bacinetto di ferro, al braccio un piccolo scudo, allato una larga spada ed all'arcione una mazza d'arme. Una banderuola sventolata sulla punta di un'asta li rannodava o scioglieva: ed eglino non stanchi mai, non sazii di assaltare, di saccheggiare, d'inseguire, di ardere, di uccidere, chè anzi ritrovando sempre nella preda e nel combattimento nuovi stimoli e nuove forze, montarono in breve a tal fama, che non solo in Italia, ma in Francia e altrove con buone condizioni vennero richiesti a soldo. Aggiungevano a queste buone qualità quella di essere divotissimi verso la signoria di Venezia, che era stata la prima a valersi dell'opera loro, e sola li aveva sostenuti nelle accanite loro contese contro i Musulmani: se non che bruttava tutte codeste doti una orrenda ferocia e ingordigia, che favorita dalla repubblica coll'assegno di uno scudo per ogni testa di nemico che era tronca, li sospinse talora a confondere nella strage amici e nemici, purchè l'avaro premio asseguissero (1). Abbiamo notato gli inconvenienti, che verso il 1494 erano proprii della cavalleria gravemente armata : molto peggiori erano le condizioni della fanteria. Infatti « de soldati a piè (narra l'autore della vita di

(1) Daniel, Hist. de la milice française l. V. c. III. l. IV. c. IV. – Grassi, Dizion. milit. – Comines, Mémoir. l. VIII. ch. VII. – B. Corio, part. VII. p. 944.

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250 PARTE QUINTA.

« Antonio Giacomini) in un esercito ben grande era
- poco il numero e molto meno l'uso. Portavano poche
« arme da difendere, e per offendere lancie molto
« lunghe e sottili, con le quali, sebbene ferivano il
« nemico da lontano, non potevano però sostenere
« l'impeto della cavalleria; e perciò poco si mescola-
« vano nei fatti d'arme, se non con gran loro van-
«taggio, e in luoghi montuosi e difficili: sicchè così
« fatte lancie erano anche meno utili che le sarisse de'
« Macedoni, perchè gli Italiani non avevano la perizia
« di quelle ordinanze chiamate falangi, le quali poi
« messero in uso in Italia con le loro picche gli oltre-
« montani e principalmente gli Svizzeri. Portavansi
« appresso i nostri le rotelle e certe partigiane piccole
« da lanciare, le quali nelle scaramuccie lanciavano
« l'uno all'altro, e ripigliavano e rilanciavano quindi
« a vicenda: e le più spaventevoli e mortifere armi
« che si usavano, erano le balestre, e anco adope-
« rate da genti tra gli altri soldati manco apprez-
« zate. Non portavano bandiere nè insegne nelle com-
« pagnie, e nelle rassegne e mostre che facevano,
« camminavano quasi trottando e continuamente gri-
« dando il nome del principe, dal quale erano con-
« dotti: e così andavano festevolmente saltellando
« dietro un suono d'un tamburino col zuffoletto, piut-
tosto a guisa di giuocatori, che di soldati messi in
« ordinanza e ben disciplinati: e così fatti soldati ed
eserciti videro i più antichi della età nostra nella
guerra di Serezzana (1), che fu l'ultima che facesse
la nostra città avanti alla ribellione di Pisa; sì che

(1) Cioè Sarzana, dell'A. 1487.

li

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