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i 256 PARTE QUINTA. CAPITO - delle artiglierie o cilindro, a cono, a ellissi, a Cam- ontata, sgue o pana, a sfera: v'ha chi dietro a false ipotesi inCastra o le bastavano due trombe ad angolo retto, o nel bronzo di una sola o il munirn bombarda ricava parecchie anime per moltiplicare i contrafforti - - in un sol colpo la strage: nè vi manca chi invita la i ghiaia. M l

i coda del mortaio adangolo retto coll'asse della tromba, a: o o e chi conficca il mortaio stesso sopra un ceppo stabile, si o e chi lo pianta quasi verticalmente nel terreno, accioc- i si i chè questo gli serva di coda, e chi gli apre l'anima a e si - - - - - - - - oneva di f cilindro, e chi a cono, e chi a tromba. Tra sì fatti ina i confusi e strani esperimenti travedevasi già il van- otito " d | taggio del tiro di rimbalzo; di già le palle artificiate parape preludevano alle bombe; e di già Giovanni Mariano, soldatescl - Paolo Santini, Francesco di Giorgio e Leonardo da o Alfines Vinci aveano proposto e disegnato le mine ; ma il o astiere propagarne efficacemente i pensieri era riserbato al ousini, C seguente secolo (1). bug, Contro cotesti inordinati sforzi dell'assalitore non "si, Alti l i meno inordinati e incerti sforzi opponeva frattanto piene di il l'assediato. Ogni giorno gli faceva scoprire qualche asi ti o i inconveniente, ogni giorno gli faceva trovare alcun "a strad rimedio, ma, come si addice ad arte bambina, par- Sotila a V( a i ziale ed imperfetto. L'architettura moderna militare Tall " ripullulava sopra l'antica, come sopra fracido tronco, ossi, della - non germogliava ancora per propria virtù. Tuttavia, su delle to i innanzi che il Xv secolo tramontasse, già molto si era o non b fatto e tentato e mutato. Cadute oramai in desue- si i i tudine le bastie, i battifolli e le bertesche, insieme o tale si Stab i colle torri e colle alte macchine oppugnatorie, prima del l i a ripararsi, come prima a venire percossa fu la cor- "

- - - - - - si oppa tri

(1) Promis cit, Diss. V. t. II. p. 149.
o tit. l),
Fl III obs

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tina, alta, merlata, sguernita di terrapieno, ad atterrar la quale bastavano pochi colpi di bombarda. Cominciossi dal munirne il piede di una scarpa allo infuori, e di contrafforti circolari al di dentro, pieni di terra e di ghiaia. Ma la scarpa parve che agevolasse la scalata ; perciò ecco che se ne diminuisce l'altezza, e quindi la si corona di un grosso cordone. Nel medesimo tempo s'ingrossavano i merli e il parapetto: si proponeva di fabbricare i primi a forma di cubo e l'altro a prova del cannone: si pensava a costrurre dietro al parapetto una banchina, sulla quale montassero le soldatesche per prolungare con sicuri colpi la difesa. Al fine si levano del tutto i merli, si allargano le balestriere, si recinge il fosso di uno

spalto e di una strada coperta; e vi è chi, per rad- i a doppiarne il vantaggio, lo bipartisce per lo lungo, col mezzo di un rialzo. Altri munisce il medesimo fosso di carbonaie piene di polvere, altri lo rafforza con | | | casematte, o con torri tronche, alle quali si comunica

cortina, ed è fatta a volta e coperta a triangolo con
muri a scarpa (1). Taluno stacca o fa sporgere cotesti
edifizii dal muro della piazza; taluno ne guernisce
la piattaforma delle torri.
Pur tutto ciò non basta ancora ad impedire la fa-
cile rovina del fronte di fortificazione, perpendicolar-
mente al quale si stabiliscono le batterie. Rinfiancasi
allora il piede del muro di un barbacane, che pro-
segue da un torrione all'altro; una banchina sta dietro
ad esso, una cappa triangolare, che copre i difensori

per mezzo di una strada che parte dal centro della

(1) Promis cit., Diss. III. p. 230. 235. 253. Mol. III. 17

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2S8 PARTE QUINTA.

dai colpi ostili, lo corona. Bentosto sorge chi costruisce avanti a questa ed a quella cortina un ri- vellino triangolare con un lieve principio di fianchi e un breve distacco parallelo alla gola, affine di facilitare la gettata di un ponte verso la campagna: altri per ricevere i fuochi obliquamente, e scemare l'effetto dei proietti, unisce il rivellino alla cortina, oppure le applica un puntone triangolare; altri ne munisce invece il torrione circolare, che congiunge quella cortina alla consecutiva.

i Cominciossi a rimediare alla troppa distanza delle torri sia con altre torri sporgenti dal centro della cortina, sia con rialzi o cavalieri eretti nell'interno della piazza (1). Riparossi la superficie verticale delle torri ora con pietre sporgenti alternatamente, ora con incamiciature di travi, o di lane, o di panconi. Con ciò il nerbo della loro resistenza si ridusse nella piattaforma superiore, che venne terrapienata, gueri nita di artiglierie, e munita al piede di un capannato. - Rimasero dentro la torre parecchie feritoie; e da esse si trasse con piccole artiglierie manesche e da cavalletto, non si potendo, attesa la ristrettezza del luogo e - la rinculata e l'intronamento, usarvi pezzi più grossi. Alfine la torre istessa venne staccata dall'angolo | della piazza per mezzo di una gola; se ne diminui l'altezza, le si diede una forma circolare o poligona, e si abbassarono e si terrapienarono le cortine late

rali. Da ultimo uscì chi propose di costruire la torre a foggia di pentagono, ed ecco la prima idea del baa stione. E già i puntoni avevano somministrata quella

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- - -
(1) Promis cit., Diss. III, p. 222.257.274.

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CAPITOLO PRIMO, 259

dei forti a stella, ed erasi intraveduto il vantaggio di
una doppia strada coperta, e dei rivellini doppi; nè
era mancato chi avesse già rivolto l'animo alle con-
trammine.
Col bastione, pensiero del Xv, opera del xvi se-
colo, l'architettura militare moderna ebbe i principii
suoi. Pensossi dipoi alle opere esterne, che allonta-
nando il nemico dal corpo della piazza, ne prolungas-
sero la difesa: pensossi a concordare in un solo uf-
fizio le linee del muro, del fosso, dei bastioni e delle
opere esterne: sprofondaronsi i fossi, s'abbassò il ci-
glio della scarpa, la si coperse di terra, acciocchè
le palle, sfiorando il muro, non ne levassero mortali
scaglie; distribuironsi i rivellini sopra tutte le fronti,
e se ne premunirono le porte, e l'opera delle mine
e delle contrammine infervorò: sicchè, mentre il ne-
mico con obblique trinciere va avvicinandosi al fosso,
formasi sotto il suolo come un'altra guerra, nella
quale assediati e assediatori si cercano e si combat-
tono in sanguinosi scontri colle esplosioni, col ferro,
col fumo e colle acque (1).

IV.

Mentre a questo modo la balistica e l'architettura militare andava mano mano avanzandosi da rozza arte a scienza, in Francia apparivano i primi segni di una milizia perpetua nazionale, e nella Germania, nella Svizzera e in Ispagna formavansi quelle terribili fanterie che dovevano rapire agli uomini d'arme l'onore delle battaglie.

(1) Allent, Hist du génie, p. 2.

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260 PARTE QUINTA.

Posciachè la partenza delle compagnie bianche e la tregua accordata cogli Inglesi (1) ebbero liberata la Francia dalle insolenze degli amici e dagli assalti dei nemici, riposò essa alquanto; finchè, essendo morto il re Carlo v, la minorità e poscia la follia del suo successore, Carlo vi, non tornò a piombarla in un mare di miserie. L'ambizione di governare lo Stato accese lite tra li zii del re; i duchi di Berrì e d'Orleans da una parte, quel di Borgogna dall'altra si fecero capi di partito: le private passioni dei vassalli somministrarono esca alla guerra civile. Al duca di Borgogna si aderi la minuta plebe e più ribalda di Parigi; a quel di Orleans si accostò Giovanni conte di Armagnach, con una immensa turba di seguaci famelici e ferocissimi. Erano costoro esciti dalle terre comprese tra la Garonna e la Loira; una banda di tela bianca passata sulla destra spalla li distingueva: e in breve il nome degli Armagnacchi suonò terribilmente sotto le mura medesime di Parigi. Bentosto ai mali interni aggiunse gli esterni il re Enrico v

A 115 d'Inghilterra: alla battaglia d'Azincourt il fiore della

nobiltà francese rimase morto o preso; talchè, men-
tre l'ignavia del duca di Borgogna lascia cadere ogni
cosa alla mercè degli Armagnacchi, e i principi del
sangue mercanteggiano coll'Inglese il loro tradi-
mento, i capitani di ventura seminano per tutto il
regno lo spavento e la strage.
Molte cose prestavano fomento a tanta confusione:
in primo luogo lo scisma della Chiesa che da 40 anni
infelicemente durava; in secondo luogo il desiderio

(1) V. sopra, p. II. cap. V

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