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CAPITOLO PRIMO, 261

oramai sparso nelle minori classi di riscattarsi dalla abbiezione nella quale erano tenute: in terzo luogo i privilegi goduti a discapito della suprema potestà dalle classi più elevate. A ciò aggiungi l'ostinazione, nella quale erano entrate alcune città, di non voler dipendere da altri che da se stesse. Per ultimo, i medesimi mali erano causa ed effetto di altri mali; perlocchè con disperata sequela di sciagure la fame, le pestilenze, le stragi e le invasioni si avvicendavano ai tumulti ed ai saccheggi. In questa dissoluzione d'ogni ordine sociale, la città di Parigi fu presa dai Borgognoni, la regina ne venne rapita a forza, il conte d'Armagnach fu smembrato a furore di popolo, tre delfini successivamente perirono per violento modo, e il duca di Borgogna, contro la fede giurata, sotto gli occhi del proprio nipote venne barbaramente trucidato. Insomma a tale si giunse, che il nuovo delfino osò levar bandiera di ribellione contro il padre e re suo, e questi per vendicarsi assegnò in testamento il proprio Stato al re d'Inghilterra Enrico v.

In capo a due anni entrambi i re, Carlo ed En- A. 422

rico, morirono; e la Francia cadde in preda di infiniti condottieri, i quali sotto una propria loro insegna, o sotto quella del re d'Inghilterra o di Francia, o sotto lo stendardo del duca di Borgogna, oppure del duca di Orleans, o del Berrì, o della Brettagna, scorrevano le campagne, espugnavano i luoghi abitati, taglieggiavano, martoriavano, e quando ogni mobile sacro e profano era distrutto, le nude mura, le piante, i fruttiferi arbusti in una rovina consumavano. Invano la nobiltà francese raccolse l'estremo delle sue forze per salvare la patria, e combattè con

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262 PARTE QUINTA.

tro lo straniero nei campi di Crevant, di Verneuil e
delle Aringhe: nuove sconfitte addoppiarono lutto a
lutto, ed umiliazione ad umiliazione: e quindi niuna
parte del regno fu più in salvo dal furore delle com-
pagnie. Dopo avere sorpreso la città di Rue, i ven-
turieri sparsersi nel Ponthieu, nell'Artois, nel Bo-
lognese col nome di scorticatori: nè le ghiacciate vette
delle Alpi furono sufficiente schermo all'Italia dai

loro insulti (1).
Datanta profondità di miserie, alle quali nessun ter-
mine, come nessun aumento, appariva quasi possibile,
sorse una giovinetta di umile nascita, di semplice co-
stume e di ardente facondia. Credè che una celeste
potenza l'avesse eletta a risvegliare la Francia dal suo
indegno sopore, a liberarla dal giogo straniero, ed a
ricomporla sotto il vero re Carlo VII, cui essa sopra
ogni umana cosa riveriva. Alle sicure esortazioni,
all'angelico costume di Giovanna d'Orleans si riscosse
la Corte del re di Francia; si corse all'armi, si stan-
ziarono spontanei aiuti di denaro: l'esempio di una
povera vergine partorì meraviglie. Il re medesimo,
tostochè intravvide un barlume di buona fortuna, si
A 439 sciolse dalla usata pigrizia, convocò gli stati generali,
impose alcun ordine alle finanze, e colla pecunia
ricavata dai popoli parte dei venturieri disciplinò e
A. 1444 ritenne seco, parte sotto il delfino mandò in soccorso

i (1) Fra cotesta compagnia degli Scorticatori si trovarono un Tebaldo Valperga, un Bornio Cacchiere e un Luchino Rusca, Italiani, che mandati nel 1423 con 1500 uomini d'arme dal duca - di Milano in aiuto del delfino, si fermarono in Francia a vivervi di ventura. Sismondi, Hist des Franc. t. XIII. p. 28. i 179. 248.

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l i - - --- o us CAPITOLO PRIMO, 265 | l it di Federigo III imperatore contro gli Svizzeri, i quali o o l assediavano la città di Zurigo (1). | a V. l l Asprissime rupi, d'onde l'acqua ribalza spumeggiante tra perpetui ghiacci e solinghe praterie, per i raccogliersi qua e là in laghi di bellezza meravigliosi, - | avevano nodrito uomini di cuore e di costume pro- i l porzionati alla fierezza di quella natura. Divisi in l piccoli territorii, l'uno dall'altro indipendenti, ma o tutti sottoposti alla giurisdizione dell'impero, gli Stati, i ti a dei quali ora si compone la Svizzera, già tempo an- i davano compresi sotto il nome di Alta Alemagna: i l Zurigo, Soletta, Basilea, Berna e Sciaffusa erano o i i città imperiali; Zug e Friburgo obbedivano ai conti i d'Absburgo, Lucerna all'abate di Murbach, Glaris e Appenzello ai monasteri di Seckingen e di s. Gallo: i i per ultimo Ury, Schweitz e Underwalden sotto forma | o di libertà ricevevano governatori imperiali. Nume- i rosi e potenti feudi e ricche abazie limitavano da i i ogni parte i dominii di codeste città: particolari con- l l i federazioni le guarentivano dalle oppressioni dei vi- i l cini, cautela molto usata allora nell'impero germa- | i ! nico, in cui gli interregni e gli scismi aprivano il campo - | a giornaliere violenze. Così stette la contrada piut- | | tosto obbliata che in pace; finchè i soprusi messi in opera dai conti di Absburgo affine di riunirla tutta | | | sotto la propria obbedienza, condussero Ury, Schweitz i i e Underwalden ad espellere i vicarii imperiali e giu- rare di vivere libere o morire. Una vittoria con me- A. 1315 l i (1) Sismondi, Hist. des Français, t. XIII. 355. s l l | i | - - i ! l l

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264 PARTE QUINTA.

morando ardire e fortuna riportata a Morgarten sug-
gellò il generoso proposito: il comune pericolo e bi-
sogno accrebbe il numero dei fautori e degli alleati.
Sorse così come una lega di Stati, ciascuno di per se
stesso indipendente, ma unito agli altri mediante certe
condizioni. Il Cantone di Schweitz le prestò il nome;
portentose virtù e stupende vittorie le procacciarono
consistenza e gloria perenne.
Però costretti dalla povertà nativa ad opporsi a
piè, con poche armi da difesa incontro le squadre a
cavallo dei gentiluomini armati a piastra e a maglia,
avevano gli Svizzeri con successo pari all'audacia im-
maginato un nuovo genere di milizia. Conciossiachè,
ristringendosi a piedi nell'ordinanza non d'altro
muniti che di un petto di ferro o di cuoio e di una
grande spada pendente sulle schiene, piantavano
contro ai cavalli quasi uno steccato di picche lunghe
18 piedi; delle quali le prime, venendo da quelle
dietro sostenute, rendevano impossibile non meno il
romperle per subitaneo impeto, che il respingerle a
viva forza. Pochi cuoprivano di maglia il dorso e le
braccia, nessuno il capo; quei pochi, in cambio delle
picche, maneggiavano labarde, lunghe tre braccia e
col ferro in punta acuto, e più in giù rivolto in forma
di scure: costoro, tostochè vedevano i proprii pic-
chieri alle prese coi picchieri nemici, speditamente
si intromettevano fra gli uni e gli altri, ed o col
taglio delle labarde segavano le aste ostili, oppure
colla forcatura le conficcavano a terra (1).

(1) Adriano, Disciplina milit. l. II. p. 211 (Venezia, 1566) – De Zur-Lauben, Hist. milit. des Suisses, t. I. p. 34. segg. –

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Monti e laghi poi con pericolosissimi esercizii di caccia e di pesca addestravano all'arme siffatta gente; e vela educavano i magistrati, sia preponendo premii alle uccisioni degli orsi e dei cinghiali, sia obbligando tutti a trattare le armi. A tale effetto essi le somministravano ai più poveri, e tratto tratto rassegnavano ed esercitavano gli uomini di ciascun villaggio atti alla guerra. Avresti perciò veduto non senza meraviglia i ragazzetti delle terre un po' grosse maneggiare ottimamente le bombarde, e nella occasione di alcun matrimonio gli adolescenti in ordinanza militare, coi vessilli spiegati, al suono dei tamburi, cogli archi e colle lancie accompagnare gli sposi, e festeggiarne l'arrivo collo sparo delle artiglierie e degli schioppetti.

Machiav. Art. guerr. II. 355 e Ritratti delle cose della Magna.
«Un battaglione di Svizzeri, se fosse composto di mille file,
«(intendi righe) non ne può adoperare se non quattro o al
«più cinque, perchè le picche sono lunghe nove braccia; uno
«braccio e mezzo è occupato dalle mani: donde alla prima fila
« resta libero sette braccia e mezzo di picca. La seconda fila,
« oltre a quello ch'ella occupa con mano, ne consuma un
«braccio e mezzo nello spazio che resta tra l'una fila e l'altra,
« di modo che non resta di picca utile se non sei braccia. Alla
«terza fila, per queste medesime ragioni ne resta quattro e
« mezzo: alla quarta tre, alla quinta un braccio e mezzo. Le
«altre file per ferire sono inutili; ma servono ad instaurare
« queste prime file, come abbiamo detto, ed a fare come un
«barbacane a quelle cinque». Art. guerr. III. 376.
«Fanno gli Svizzeri ancora molte forme di battaglie, intrale
« quali ne fanno una a modo di croce, perchè negli spazii, che
« sono tra i vani di quella, tengono securi dall'urto de'nemici
«i loro scoppiettieri». Art. guerr. II. 366.
Camminando poi (secondo l'Adriano) portavano le picche
quasi piane sulle spalle, a differenza delle fanterie italiane,
che le portavano diritte ed alte qualche palmo da terra.

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