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agli undici di novembre. - Canoni e decreti del matrimonio. - Contrarietà di sentenze intorno al clandestino. - Lunghezza della funzione: e cose mutate ivi da ciò che s'era apparecchiato e proposto, e specialmente intorno alla sottoposizione de vescovi agli arcivescovi. - Nuova sessione dinunziata pel nono di decembre.

Non andò molto che in quel mare, benchè sempre ritenuto dalla divina provvidenza fra i lidi, sollevossi un'altra tempesta. Aveano gli oratori franzesi mandate al re le apparecchiate riformazioni, e fra esse il decreto sopra la podestà laicale nella prima forma più rigida, e non nella seconda mollificata. E sì come il consiglio regio era pieno d'uomini mal affetti alla giurisdizione ecclesiastica, incominciarono ad interpretar quei capi quasi orditi per vantaggio di essa in diminuzion dell'autorità reale: al che dieron fomentazione ancora varii falsi rapporti di ciò che in Trento si macchinasse. Onde fu scritto (1) per nome del re agli oratori, e al cardinal di Loreno: tutt'altro essersi

(1) Lettera del re da san Silvano a'28 d'agosto 1565, nel prodotto libro francese.

aspettato dal concilio, che quanto vedevasi nelle leggi disegnate, ove, in cambio di riformare gli ecclesiastici, si allungavan loro le unghie, e si tagliavano a principi. Sapersi più avanti, che quivi si pensava a dichiarar per non valevole il matrimonio del re morto di Navarra con la reina Giovanna, e 'l figliuolo Enrico per bastardo e incapace di successione; il che altro non sarebbe stato che lasciare altrui quel reame in preda. Non essere il re di Francia giammai per tollerare sì enormi pregiudicii. Vi si opponessero i suoi oratori con ogni nervo di ragioni, spirito di parole, e solennità di protesti: e quando l'opposizione riuscisse a nulla, così essi, come i prelati francesi, quindi s'assentassero per non dare autorità, non che coll'assenso, nè pur con la presenza loro a quegli ingiusti decreti. Arrivarono queste lettere quando il cardinale stava in punto di partirsi: onde il dì avanti al viaggio rispose (1) maravigliarsi lui, che sua maestà desse fede a (1) Lettera del cardinal di Loreno al re il dì tali novelle intorno ad un'assemblea così santa, dove intervenivano tanti suoi servidori, dove egli, zelantissimo ed obliga

17 di settembre, nel suddetto libro francese ristampato coll'aggiunta l'anno 1564.

tissimo verso il servigio della maestà sua, era partecipe di tutti i consigli, e non avrebbe tardato un'ora ad avvisarla di questi nocivi trattati, e dove, se non altro, i ministri di Cesare, del re Filippo, e di tutti i principi sarebbonsi opposti ad ogni cenno di pregiudicio contra le successioni, e le prerogative reali. Nè pur esser mai venuta nella fantasia di quegli ottimi padri una tal macchinazione. Solo non aver potuto negare i Legati alle fervidissime instanze di molti vescovi il porre tra le riformazioni certi capi contra gli aggravamenti che in alcuni reami, non in quello della maestà sua, riceveva la libertà della Chiesa, e la dignità del vescovado. Supplicar lui per tanto a sua maestà che non prestasse mai più fede a simili ciance. Voler egli andare a Roma,

giovandosi di questo tempo, mentre fra i padri si disputassero alcune materie da stabilirsi nella sessione ultimamente prorogata per due mesi, a fine di rimaner poscia disoccupato da quell'ufficio di osse

quio verso il pontefice, e di poter, tantosto che avesse fine il concilio, ritornare a servir la maestà sua. Ciò rispose il cardinale. Ma non così agli oratori, ricevute le commessioni regie, calse di riscrivere disingannando la corte, benchè sapessero e che mai non era venuto nel cuor de'padri il dar nota di inlegittimo al fanciullo Arrigo, e che 'l decreto generale intorno a principi s'era molto addolcito, e che i presidenti s'offerivano anche a nuova mitigazione. Andarono però essia Legati, e celando il proponimento perchè non fosse loro impedito, prima argomentaronsi di rimuovere dalla corte regia ogni colpa intorno alla fresca partenza di alcuni vescovi francesi: testificando (1) che era avvenuta contra voler della reina, la quale, tosto che l'intendesse, credevasi che ne ordinerebbe il ritorno. Dipoi riferirono, molto esser piaciuto al re il risapere che quivi si trattasse d'una buona riformazione. Aver sua maestà comandato loro che facessero alcune petizioni al concilio da sua parte. I Legati domandarono, che pe

(1) Lettera de' Legati al cardinal Borromeo de'20 e del 23 di settembre 1565.

tizioni elle fossero: a che rispondendo i Francesi generalmente, che erano cose leggiere, essi, per non infiammare con la loro ritrosia il contrasto sopra la particella tanto disputata, proponenti i Legati, senza più vi condescesero. Ma essendo il Ferier ammesso a parlare nel dì ventesimo secondo di settembre, il ragionamento venne diversissimo dall'espettazione (1). Aveva egli uno stile tutto spiritoso, e ricamato di concetti, ma con ricamo aspro, e pungente. Ufficio dell'istoria è il riferire ciò che informi l'intelletto de' sinceri, non ciò che diletichi la passion de'malevoli. Disse egli: esser più di cento cinquant'anni (2) da che la Francia domandava riformazione della scaduta disciplina ecclesiastica, sì come testificavano primieramente il dottissimo Gersone cancellier parigino nel sinodo gostanzese, e dapoi tante orazioni fattesi udire nel tridentino. Per

(1) L'orazione è nel prenominato libro francese, e negli Atti di castel S. Angelo.

(2) L'orazione stampata dice così. Le memorie di chi udilla riferiscono 140, e in molte altre cose affermano che da essa fosse diversa la recitata,

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