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celebrazion delle feste: confortando il popolo all'ubbidienza verso i suoi soprastanti. Gli altri eran tali: Perchè il sinodo nella seconda sessione avea deputati alcuni padri per l'indice de'libri rei o sospetti, e da que padri erasi finito il lavoro, ma il concilio non avea spazio di rivederlo, ordinavasi ch'ei fosse mandato al pontefice, il quale vi prendesse l'opportuna deliberazione. E lo stesso dicevasi del catechismo, del messale, e del breviario. Che per cagion di luogo assegnato agli oratori così ecclesiastici come secolari, non s'intendesse acquistato, o scemato diritto a t)0rtino, Veniva appresso un decreto composto di parole pensate, e pesate con molto studio da due cardinali non Legati, e da due vescovi dottissimi, Antonio Agostini di Lerida, e Diego Covarruvia di Città Rodrigo sopra l'esecuzion del concilio: e parlava così. Tanta essere stata la malizia degli eretici moderni, che niun articolo era chiaro, il qual essi non avessero posto in contesa. Aver dannati il concilio gli errori più segnalati. Ora la necessità delle chiese non poter soffrire più diuturna assenza de vescovi convocati colà da tutte le provincie cristiane. Niuna speranza averci di convertir gli eretici, indarno invitati con amplissime fide, e aspettati con lunghissima dimora. Rimaner a padri d'ammonire i principi nel Signore, che non permettessero alla contumacia di coloro il violare i decreti del sinodo, ma gli facessero osservare e da essi, e da tutti i loro soggetti. Che se nel ricevimento di tali decreti, o nella loro interpretazione nascesse alcuna difficultà, il che non credevasi, o alcun bisogno di nuova diffinizione, si confidavano che, oltre agli altri spedienti dal concilio instituiti, il papa avrebbe provveduto ed alla necessità delle provincie, ed alla tranquillità della Chiesa, o con chiamare onde convenisse le persone opportune, o con celebrare, se facesse mestiero, nuovi sinodi generali, o con altro modo. La qual ultima particella fu messa per instanza dell'oratore spagnuolo, ritroso di consentire a una conclusione che non lasciasse qualche filo di novello concilio. A tutti questi decreti fu dato concordevole assenso, eccetto che a quello delle indulgenze per cagion delle parole rimos

sene a petizione del conte; il ritorno delle quali chiesero venti vescovi il più spagnuoli a cui spiaceva l'uso delle crociate. Ma questi contraddittori erano picciola parte in rispetto agli approvatori. Indi fu proposto l'ordinamento, che si leggessero tutti i decreti stabiliti nel pontificato sì di Paolo, sì di Giulio, tanto sopra i dogmi, quanto sopra la disciplina: e ciò piacque universalmente a padri, e fu messo in effetto. Finalmente furon richiesti i padri: s'era lor volontà che si terminasse il concilio; e che i Legati a nome di esso domandassero al papa la confermazione di tutti i decreti. Il segretario co'notai, secondo il costume, fe l'interrogazione delle sentenze: e sol uno ripugnò al chiedimento della confermazione, cioè l'arcivescovo di Granata, il qual rispose: piace che si finisca il concilio, ma non chieggo la confermazione. Il che disse per avventura, stimando che 'l concilio fosse confermato quanto bastava coll' autorità de Legati mandativi dal pontefice, e con l'instruzioni date loro sopra le materie poi statuite. E avendo tutti gli altri risposto al decreto semplicemente, piace, tre dissero in opposizione del Granatese: chieggo la confermazione come necessaria: e tutti e tre di sua gente: questi furono il celebre Antonio Agostini vescovo di Lerida, Bartolomeo Sebastiani vescovo di Patti, e Pier Consalvo di Mendozza, vescovo di Salamanca. L'allegrezza, e la tenerezza di ciascuno per la conclusione del sinodo superò di gran lunga l'espettazione, sì che si videro in ogn'intorno i volti bagnati di lagrime; ed alcuni, i quali durante il sinodo aveano mostrata tra di loro qualche ruggine, allora, quasi soldati d'un medesimo esercito che si riconciliino nella vittoria, abbracciavansi con amorevolezza fraterna. Consideravano finita dopo diciott'anni un'opera spinosa per tanti travagli, ardua per tante difficultà, e ricca di tanto frutto, che non si possono concepere non che esplicare se non rileggendone la narrazione da capo: anzi nè pure in tal modo: perciocchè sì come nella dipintura, così nella scrittura quanto le cose tenui talora acquistano, tanto le massime sempre perdono. S'accrebbe il giubilo per le festive acclamazioni. Elle furono composte dal cardinal di Loreno a foggia degli antichi concilii, ed intonate dalla sua voce come dalla prima di quel senato: al quale rispondeva il coro di tutti i padri. In esse fu pregato Dio di conceder felicità a Pio IV, nominatovi dallo stesso cardinal di Loreno, pontefice della santa ed universale Chiesa: e per tanto parve che gli attribuisse quella maggioranza sopra la Chiesa universale, che da lui e da Francesi gli era stata contesa: indi, requie alle anime di Paolo III, di Giulio III, di Carlo V, e degli altri re defunti che l'avevano aiutato. Furono augurati molti anni al serenissimo imperador Ferdinando sempre augusto, ortodosso, e pacifico; e agli altri re, republiche, e principi i quali conservavano la retta fede: mentovandoli solo in genere per ischifar le mal avventurose gare del primo luogo, le quali oggidi recano difficultà di consorzio non solo tra le persone, ma tra le parole. Furono rendute grazie a Dio, e chieste dalla sua mano a presidenti, a reverendissimi cardinali, agl'illustrissimi ambasciadori. Appresso di ciò si fe prego a Dio, che a santissimi vescovi banditori della verità donasse lunga

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