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posto in effetto a quell'ora, se la sessione si fosse dovuta celebrare il prescritto giorno. Del qual proponimento non sapendo egli la vera cagione, conghietturava che ciò avesse per fine il non approvare i decreti, e così non obligare il re a riscuoterne l'esecuzione coll'armi dagli eretici. Sentiva oltre a ciò, che 'l. Ferier, come persona sagace, s'argomentava di far sì strano separamento con onore del re, incagionandone l'altra parte: onde ne avverti con molto segreto il cardinal Morone, affinchè quanto più antivedevasi che quell'uomo cercherebbe apparenza di giusto sdegno, tanto più s'avesse guardia di non prestargliene qual si fosse tenue colore. Ma questa lettera (1) fu scritta lo stesso dì, che avvenne il principio del rompimento con la protestazione. Di essa poi avvisato il pontefice, benchè la chiamasse oltre modo inragionevole, maggiormente che 'l cardinal di Loreno lo certificava che gli ordini dati agli oratori dal re non erano (così scriveva) di mettere tanta carne a fuoco, nondimeno impose che

(1) Lettere a Legati, e cifere al cardinal Morone de 2 d'ottobre 1565 ed altre seguenti.

di ciò non si facesse altro moto, affinchè quando i Francesi avessero intento d'assentarsi, non se ne porgesse loro il titolo per agevolarne ed orpellarne l'esecuzione. E però informato successivamente delle forti parole che al Ferier avea dette il primo Legato, e della risposta fattagli dal vescovo Grassi, non dimostronne verun piacere. Solo feringraziare il Grassi della buona volontà, e scrisse a presidenti, che quando s'era proceduto a quel segno, non si passasse più oltra, perchè il Ferier era uomo che poteva fare e del bene e del male, e quivi e in Francia, e dal quale erasi ancora in tempo di sperare alcun servigio. E se a questi temperati sensi del papa fossero state conformi le antecedenti operazioni ide'Legati, miglior frutto per avventura sarebbe nato dal sinodo per la Francia: là dove con un risentimento di strepito senza colpo si provocarono le nuove offese, non si risarcirono le preterite. Ma i ministri, quantunque savissimi, sono timidi talora di non parer timidi, e che in essi la prudenza non sia creduta o calunniata da altri per innata paura d'animo, da altri per cura d'interesse. Questi ammonimenti dunque giunsero a Legati quando il Ferier già, seguitando il collega, era ito a Vinezia, e stava pieno di mal talento, considerando inaridite le private speranze, e sè rimaso in abborrimento universale dell'assemblea come non solo oltraggioso, ma inreligioso. Onde i Legati furon presaghi, che più non comparirebbe. Ed essi, a fine di non perdere un gran bene possibile per ostinata voglia d'un altro bene impossibile, destinarono d'acconciare il decreto de'principi sì fattamente, che per ciò il concilio non s'intoppasse: e si confidarono che 'l desiderio del fine dovesse render pieghevoli i padri a riserbare quel compimento di cristiana perfezione a tempi migliori, i quali nella misericordiosa ma inscrutabile provvidenza di Dio fossero destinati alla Chiesa. Scrissero (1) al papa questo loro consiglio: ma insieme non gli celarono, esser quivi argomento di biasimo alcune sue provvisioni per cui parea che i fatti di Roma andassero a ritroso in rispetto ai (1) Lettera de' Legati al cardinal Borromeo decreti di Trento. E (1) ciò davvantaggio attristava i padri, perchè v'avea cooperato il medesimo cardinal di Loreno, il qual prima s'era mostrato sì zelatore: imperò che a proposizione di esso nel concistoro s'era promosso (2) al vescovado di Ferrara Alfonso Rossetti davanti vescovo di Comacchio, riserbando tutte le rendite, salvo mille ducati, e la disposizione dei beneficii al cardinal Luigi da Este che allora ne deponea l'amministrazione: ed a lui constituito in età di venticinque anni erasi data lo stesso dì la chiesa d'Auch, la cui amministrazione avea rinunziata Ippolito cardinal di Ferrara suo zio, ritenendovi gli stessi diritti appunto che in

a 16 d'ottobre 1565. T, XII. 6

quella di Ferrara il nipote, ed insieme

ascendendo all'arcivescovado di Narbona, benchè in verità con obligazione di lasciare o questo, o quel di Lione il qual egli amministrava, fra lo spazio di quattro mesi. Or un tal deporre il carico della greggia, e mugnerla di tutto il latte, anzi l'avere il peso d'una solamente, e il latte di due ripugnava al severo animo di quei

(1) Atti del Paleotto.
(2) Atti concistoriali agli 8 d'ottobre 1565.

padri, e non meno il darvescovado a chi appena era negli anni del sacerdozio. Se ciò lamentavansi) allor si faceva su gli occhi del concilio vivo, e coll'autorità di quello stesso pontefice che era l'autore di esso, e col ministerio d'un suo personaggio sì precipuo, qual predizione dovea formarsi per quando al concilio fosser già chiusi gli occhi, e operassero coloro i quali non avessero speciale affezione, nè parte ne'suoi decreti? Non mancò per tutto questo il papa di (1) purgar quanto poteva quelle sue azioni, rispondendo: che il cardinal da Este già inverso dell'età si trovava renduto abile ad una chiesa qual era Ferrara da lui posseduta due anni prima: sì che in questa parte non avea ricevuta nuova dispensazione. Che quanto apparteneva al riservamento de'frutti nel rinunziarla, in concilio non erasi fermato sopra ciò fin a quell'ora verun decreto: e il cardinal di Loreno avea riferito che questo punto sarebbesi lasciato alla discrezione del papa. Anche col cardinal di Ferrara non essersi dispensato nuovamen(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati

de'23 d'ottobre 1563.

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