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CAPITOLO SECONDO

Valta mori» di Gian Galeazzo Visconti a aneli» «lei re laudisi»».

Facino Cane Ottobuon Terzo Primordi!
Di Braccio E Sforza.

I. Differenze tra le Compagnie italiane e le straniere. Quelle
hanno più durata, più disciplina e più agio a perfe-
zionarsi. — Diverse specie di condotte. I raccoman-
dati.— Le compagnie italiane sono per essere, com-
parativamente colle straniere, di maggiore pericolo ai
principi.
II. I condottieri si dividono il dominio di Gian Galeazzo Vi-
sconti.— Facino Cane. — Ottobuon Terzo.—Carlo e
Pandolfo Malatesta. — Iacopo del Verme.— Loro ca-
rattere e imprese. Nobiltà d'animo di Iacopo del Verme,
che si ritira da Milano e muore. — Progressi, somma
potenza e morte di Facino Cane.

III. I primi fatti di Sforza Attendolo. Sua amicizia con Braccio

nel campo del Barbiano. Sue emulazioni col Tartaglia. Sforza sotto Pisa. Uccide Ottobuon Terzo.

IV. Prime vicende e gesta di Braccio da Montone. Tramo

contro di lui. Piglia soldo presso il re Ladislao. Si tramano nuove insidie per ucciderlo. Braccio va agli stipendii della Lega. V. Guerra di Braccio contro Perugia. Imprese di lui, dello Sforza e dell'Orsini nella guerra di Napoli e di Roma. Braccio assediato in Todi. Nimistà di Sforza e delUOr(ini. Presa di costui. Morte del re Ladislao.

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CAPITOLO SECONDO

Dalla morte ili Gian Galeazzo Visconti a quella del Re I.nilislno.

Facino Cane Ottobuon Terzo Primordi!
Di Braccio E Sforza.

I.

La compagnia della Rosa fu per avventura l'ultima in Italia, che avesse proprio nome. Oramai tutte pigliavanlo dal loro condottiere, ed alla differenza nel nome era venuta a corrispondere una non minore differenza nella sostanza medesima della instituzione.

Infatti, al tempo delle compagnie straniere solitamente era il caso che metteva insieme i varii elementi, che da molte cagioni erano stali prodotti o ravvivati. Quando un bando di pace od un ammutinamento suscitava nelle soldatesche il proposito di riunirsi in una compagnia, esse eleggevansi bensì un capitano supremo, ma siccome i guadagni e le imprese erano comuni, così non gli concedevano la facoltà di dare il nome alla compagnia. Questa perciò prendeva il suo titolo vuoi da qualche accidente, vuoi dal Santo patrono, o dal capriccio, o dalle divise portate. Per lo stesso motivo le risoluzioni del capitano dipendevano da un consiglio nominato dal voto universale delle schiere; sicché la compagnia rendeva in certa guisa similitudine a una ragione di commercio, dove ognuno ha la sua parte di pericoli e di vantaggi. Del resto, siccome l'esistenza di siffatti consorzii non era assicurata dal possedimento di veruna terra o provincia, così era mestieri che durasse solo, quanto la propria fortuna o la dappocaggine altrui: pochi villani alle Scalelle, la vista di un esercito al campo delle Mosche sbandavano la gran compagnia: un freddissimo verno, un poco più di pace e di concordia bastavano a risolverne altre parecchie.

Molto più saldo era il potere esercitato dai condottieri italiani. E primamente, non il caso, non un improvviso furore formava, generalmente parlando, le loro compagnie; ma, secondo l'opportunità, eglino stessi a poco a poco le radunavano, prima raccogliendo in una piccola squadra i proprii amici e congiunti (1); poscia colla fortuna accrescendola a poco a poco. Per conseguenza il capo della compagnia non era eletto dai soldati, ma bensi era egli medesimo, che riuniva e sceglieva loro. Quanto ne dovesse rimanere avvantaggiata la disciplina, ognun ben vede. Diventavano poi capi di compagnia od i signori feudatari! d'ampie castella e tenute, ad esempio dell'Ubaldini, de' conti da Barbiano e de' Malatesta, oppure famosi guerrieri, cui la propria bravura aveva

(1) Di questa fatta era la squadra de'Tolomei di 20 lancie da tre cavalli ciascuna, che nel 1395 venne assoldata dal Comune di Firenze. « Ita quod sint et esse debeant Stepli de « Tolomeis praed. cum tribus lanceis et uno piacto, Raynerius «praed. cum 3 lanceis, Petrus Bindini de Tolomeis cum 2 >ilanceis minus uno piacto, Meus Petri de Tolomeis cum 2 «lanceis et uno piacto, Andreas Pelri de Tolomeis cum 2 lane. « minus uno piacto, Gcorgius D. Jacobi de Tolomeis ecc. » — {Archivio delle Riformazioni, ci. XIII. dist. II. N. 15. f. 5. terg).

sollevato per gradi al punto da poter ragunare una compagnia. INel primo caso la schiera componevasi particolarmente di vasgalli, di dipendenti e d'uomini di masnada: nel secondo caso veniva essa constituita di antichi camerati, o di divoti allievi: in entrambi l'obbedienza del soldato era rafforzata da profondi sensi di affetto e riverenza. Aggiungevasi a tutto ciò che il capitano trattava egli a suo arbitrio con i principi, e pagava ed armava col proprio denaro le sue soldatesche. Quindi sia le imprese, sia i guadagni erano suoi proprii (1). Aggiungevasi che, tranne i balestrieri e qualche nerbo di fanteria eletta, restava esclusa dalle compagnie italiane la turbolenta moltitudine a pié, solita già prima a mettersi alla coda delle compagnie straniere per crescere colla seconda e svanire coll'avversa fortuna. Aggiungevasi infine la perpetuità, che i condottieri italiani avevano oramai saputo procacciare alla propria potenza, sia mediante il possedimento certo di terre e contrade, sia mediante le varie forme di condotta introdotte nel loro servizio. Erano esse comunemente di tre sorta. Dicevasi che un condottiero serviva o soldo disteso, quando questi con un determinato numero di cavalli e di fanti militava attivamente sotto il comando del capitano generale: era condotto a mezzo soldo, quando senz'obbligo di passare la mostra, e in forma di compagnia guerreggiava a suo bell'agio le terre, sovra

(1) Nel 1387 i Fiorentini richiesero Panciollei Malatesta che smettesse dal depredare colla sua compagnia il Perugino.Questi rispose loro « d'avere speso più di 30,000 fiorini a mettere u insieme le genti, e che non poteva stare senza fare le scor« rcric». Ammirato, XV. 790.

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